Al Limite del Visibile Gregorio Botta, Paolo Meoni, Maria Morganti, Silvio Wolf

Dal 08.10.2016 al 06.11.2016

a cura di Gigliola Foschi

La rapida ed eccessiva produzione contemporanea di immagini superficiali e affermative sta trasformando l’esperienza visiva in un consumo accelerato privo di interrogazioni. Gli artisti che Biffi Arte è lieta di presentare sono in antitesi rispetto a tale frastuono visivo, e offrono una serie di opere che suggeriscono una condizione di rallentamento, di ascolto, di sospensione e stratificazione del tempo. Opere in cui il medium (fotografia, pittura, installazione, video) non viene usato per mostrare e rappresentare qualcosa di certo, né per veicolare un significato univoco, ma viene “reinventato” per trasformarsi in un dispositivo aperto all’interpretazione, ricco di risonanze che non si esauriscono nell’immediato. Tali opere, simili a presenze silenziose e intense, si presentano celando al proprio interno una sorta di segreto e di energia latente che, guardandoci, ci invita a guardarle diversamente: aprono spiragli e percorsi protesi al di là delle loro stesse apparenze, oltre il visibile. Spesso aniconiche, introducono nel discorso comunicativo un “meno” – uno spazio di silenzio, un’apertura – capace paradossalmente di renderle simili a un’eco vibrante che le fa sconfinare oltre se stesse.
Con Meditation Silvio Wolf espone una fotografia nera e retroilluminante. Metafora dell’esposizione della superficie fotosensibile a tutte le immagini del mondo, tale quadrato oscuro, ma circonfuso di luce, contiene una memoria che non racconta la propria storia ma presenta il suo mistero sotto l’aspetto di un volume nitido, specchiante, in cui lo spettatore si riflette come un’ombra. Protette da panni neri sono invece le immagini semiriflettenti della serie Shivah, che invitano chi guarda a scoprire e immaginare il loro segreto nascosto. Le opere di Silvio Wolf pongono l’osservatore davanti a se stesso, affinché l’immagine, guardata, lo ri-guardi. Sono soglie temporali, in cui il passato dello scatto si coniuga con il presente dell’esperienza del soggetto che intravede se stesso mentre osserva.
Giocate anch’esse su una doppia temporalità sono le opere fotografiche e il video di Paolo Meoni. Con Polaroid l’artista non mira a catturare la realtà, ma l’immagine fotografica stessa in uno stadio di latenza, prima della sua genesi definitiva. Soggetto del suo lavoro è il corpo chimico e materico della polaroid che, aperto ed esposto, si presenta come un dittico astratto, attraversato da segni e cromie capaci di contenere un passato in nuce e suggerire nuovi misteriosi paesaggi. Con Volumi, invece, Meoni parte da pellicole già usate e impressionate, le piega e le scannerizza fino a creare opere ready-made che suggeriscono nuove tridimensionalità e s’impongono quali immagini fotografiche “altre”, al limite del visibile e del visivo.
Maria Morganti crea quadri “quasi monocromi”, con stratificazioni di colori che emergono e si rivelano ai margini (come nelle serie Sedimentazioni e Impastamento). Nate da un reiterato e lento processo di metamorfosi, che pone la materia della pittura in dialogo con il suo corpo, le sue esperienze e il trascorrere del tempo, tali opere indicano qualcosa di nascosto e al contempo presente. Liberate dall’illusionismo della rappresentazione, simili a tracce di memoria che si sedimentano giorno dopo giorno (non a caso l’artista stende un colore al giorno, ottenuto aggiungendo altri toni a quello del giorno precedente), rimandano sottovoce a una profondità temporale che si fa presenza, strato, materia.
Aperte a un dialogo con il passato le opere su vetro di Gregorio Botta nascono da materiali antichi, come le terre colorate, la cera, il ferro, il vetro. I Larari stessi, già dal titolo, rimandano a un passato arcaico e al contempo a qualcosa di misterioso e sacro (i larari erano i piccoli sacrari, in forma di edicola, che nelle case degli antichi romani racchiudevano i sacra privata). I suoi accudenti e materici larari di gesso custodiscono l’inafferrabile: la traccia evanescente di una fiammella, lo scorrere dell’acqua, il soffio di un fumo... Simili ad apparizioni che affiorano dalla profondità del tempo, queste opere di Botta portano il visibile sulla soglia dell’invisibile, verso un altrove solo evocato. Tutto si trasforma in altro, trascolora in mistero, conduce verso una soglia tra luce e ombra, come in uno strano teatro metafisico da contemplare in silenzio.