La bellezza resta

Dal 13.05.2017 al 18.06.2017

a cura di Simona Bartolena

Il Progetto

È fuor di discussione: l’arte ha spesso preferito la sofferenza al sorriso, il pessimismo all’ottimismo. Forse dovremmo ripensare alle parole che Pierre Auguste Renoir ha lasciato in eredità a un giovane Henri Matisse: “Ricordati sempre: la sofferenza passa, la bellezza resta!”. A quei tempi Renoir risiede a Cagnes, nella splendida cornice della campagna nizzarda, costretto all’immobilità su una sedia a rotelle, per via di una forma gravissima di artrosi che lo sta progressivamente paralizzando. La condizione di estrema sofferenza fisica dell’artista rende ancor più eclatante la dimensione effimera e leggera della pittura di Renoir che, pur avendo da tempo abbandonato la via dell’impressionismo, continuerà fino all’ultimo dei suoi giorni a raccontare la gioia di vivere...il medesimo sentimento che darà poi il titolo a una delle opere giovanili più importanti di Matisse, che saprà far tesoro delle parole del maestro per elevarne il significato, donando a un concetto che rischia di essere superficiale una dimensione profonda e complessa, ricca di spunti di riflessione importanti sull’esistenza umana. E proprio da Renoir e Matisse siamo partiti per questo nostro viaggio nel pensiero positivo, inteso non come attitudine al chiudere gli occhi davanti ai problemi, ma come capacità di superare il dolore, la rabbia e la paura riconducendole al loro valore di passaggio verso qualcosa di migliore. La bellezza – e mi pare chiaro che non si sta parlando di bello esteriore – può cambiare il mondo: un concetto che, con epoche eccezioni, mette tutti d’accordo. Eppure l’arte ben raramente ha raccontato la felicità e quando lo ha fatto è spesso stata mal giudicata, guardata con sospetto, quasi che il tentativo di esprimere un sentimento positivo fosse inutile, complicato, imbarazzante, perfino risibile. Da dove arriva l’idea che l’artista o il letterato debbano comunque essere “eroi tragici” e descrivere scenari distruttivi? Un retaggio del concetto romantico di Sturm und drang? Un bisogno profondo dell’uomo che preferisce denunciare i propri sbagli e svelare i propri tormenti piuttosto che aprire il proprio cuore agli altri? E se provassimo a cambiare questa attitudine? Se parlassimo del bello della vita – magari un bello riconosciuto e reso ancor più prezioso proprio dal passaggio nella sofferenza – senza paura di apparire superficiali? Declamare La gioia di vivere, Matisse lo sapeva bene, non significa affatto chiudere gli occhi verso le brutture del mondo. Alzare gli occhi a un cielo stellato, come fece Joan Miró negli anni più tragici del conflitto mondiale e delle persecuzioni naziste, non significa assumere un atteggiamento passivo o incosciente. Significa provare a non aver paura del bello dell’esistenza e ricordarsi che sarà proprio quello a restare. Perché nonostante tutto, si può sempre provare a sorridere. La bellezza resta. è un progetto diffuso che prevede esposizioni d’arte, conferenze, incontri, spettacoli teatrali, concerti, performance, dibattiti.

Le Mostre

Abbiamo lanciato un appello agli artisti: una call a inviti che chiedeva loro di interpretare questo concetto con un’opera. Non abbiamo dato limiti di tecnica, di dimensioni, di linguaggio. Hanno risposto in tanti, tantissimi. Ora questi progetti sono stati valutati e selezionati e costituiscono un corpus importante di opere dedicate al tema. Sono firmate da artisti tra loro molto diversi: differenti per età, formazione, carattere, personalità…alcuni già avvezzi al tema, altri del tutto estranei a esso. Le proposte sono state spesso sorprendenti: quelle più convincenti, tra l’altro, sono arrivate proprio da chi di bellezza non ha mai voluto parlare, destinando nella consuetudine la propria attenzione alla descrizione del dolore o del disagio. Dalla sequenza di installazioni, dipinti, sculture, video, performance… – opere eterogenee e dal carattere autonomo e indipendente – è emerso il senso di questo progetto: un inno alla vita e alle sue meravigliose manifestazioni naturali, umane, artificiali. La mostra de La bellezza resta approda ora negli spazi espositivi di Biffi Arte, con una significativa selezione delle opere presenti nella prima e racconta, attraverso lavori di natura diversa e con linguaggi molto eterogenei, il concetto del progetto interpretato da artisti tra loro differenti come formazione, età e attitudine artistica. La mostra è un vero e proprio viaggio nella gioia di vivere, nella possibilità che anche un’esperienza dolorosa si trasformi in una riflessione sulla bellezza dell’esistenza. La bellezza resta segna un nuovo momento di collaborazione tra Biffi Arte e l’Associazione heart di Vimercate, dopo le esperienze molto positive delle mostre Ciboh? e AnimaLI. La bellezza resta è un progetto molto complesso che prevede un calendario di attività di vario genere, in vari ambiti culturali. Per conoscerne le iniziative consultate il sito www.labellezzaresta.com Gli artisti della sede di Piacenza: Piera Biffi, Raffaele Bonuomo, Ermenegildo Brambilla, Federico Casati, Simone Casetta, Silvana Castellucchio, Elisa Cella, Valeria Codara, Matilde Domestico, Giorgio Donders, Giuliano Gaigher, Nadia Galbiati, Kazumasa Mizokami, Alessio Larocchi, Carlo Mangolini, Annalisa Mitrano, Ettore Moschetti, Giacomo Nuzzo, Lorenzo Pacini, Luciano Pea, Dolores Previtali, Nicolò Quirico, Silvia Serenari, Giovanni Sesia, Elisabetta Erica Tagliabue, Arturo Vermi, Simona Uberto.