Camilian Demetrescu

La grafica astratta: storia di un passaggio

IN CORSODal 21.10.2017 al 26.11.2017

A cura di Susanna Gualazzini

 

In mostra, un corpus di serigrafie dalla cospicua produzione grafica di Camilian Demetrescu (Busteni, 1924 – Gallese, 2012), l’artista romeno che ha percorso il proprio tempo guidato dall’inesauribile volontà di dare voce ai grandi simboli esistenziali che sono al cuore del nostro essere nel mondo. Tutta la ricerca artistica di Demetrescu è stata una lezione di spiritualità, spesso in controtendenza con lo spirito del tempo, ma mai incerta, sostenuta da una profonda sapienza filosofica. Ne è nato un percorso artistico poliforme che approda, all’inizio degli anni Settanta, alla sintassi libera della grafica, in cui il complesso corpus simbolico dell’artista trasmigra in un sincretismo astratto di grande forza poetica. Astri, Impronte, Spazi, Conchiglie, Macchine per volare, sono forme nate da un’idea simbolico-naturale, forme impressive, chiamate a riflettere la realtà dello spirito di chi le contempla. E quando, a partire dagli anni Ottanta, l’artista approderà a un linguaggio più strettamente figurativo, soprattutto con le tempere e gli arazzi, recuperando i simboli della cristianità originaria e della tradizione ebraica, lo farà sempre guidato dalla consapevolezza per la quale l’uomo, esattamente come il Cosmo, è pluralità di dimensioni, e a questa complessità l’arte è chiamata a dare voce. La mostra intercetta la fase tradizionalmente definita “astratta” nella produzione di Demetrescu, un complesso momento d’ispirazione che si rintraccia anche nella produzione plastica dello stesso periodo. Sono opere che nella loro tramatura trattengono talvolta l’impronta di mitologie arcaiche, ma sempre cercano la trascendenza: quella “immobilità beata dello spirito”, come scrive l’artista con luminosa poesia, in uno spazio finalmente liberato dalle poetiche, dai linguaggi, dalla storia. Ed è questo, forse, il necessario passaggio grazie al quale la ricerca di Camilian Demetrescu rinascerà ancora una: con le Hierofanie e il coraggioso ritorno al figurativo, trattenendo, di quella delicata fase astratta, tutta la forza, la libertà, la luce.