GIUSEPPE MASCARINI (1877-1954) | LO SGUARDO VIGILE SUL REALE E IL RARO LUSSO DI "DIVAGARE NEL SOGNO"

IN CORSODal 04.05.2018 al 03.06.2018

A cura di Antonio D'Amico

 

Giuseppe Mascarini nasce diciannove anni dopo Giovanni Segantini e soltanto nove dopo Giuseppe Pellizza da Volpedo e il suo linguaggio figurativo viene dall’Ottocento lombardo, in quanto, come sottolinea il futurista Carlo Carrà, la sua pittura è autenticamente lombarda e ottimamente inquadrata in un disegno sobrio ed equilibrato. Dopo l’ultima esposizione personale tenutasi alla Permanente di Milano nel 1942, dopo oltre settantasei anni dunque, alla Galleria Biffi Arte si potranno ammirare da vicino una selezione di circa trenta opere che evidenziano l’affascinante parabola artistica di Giuseppe Mascarini che si è soffermato, “sovranamente appartato da ogni specie di cenacolo”, a dipingere superbe vedute paesaggistiche, rifugiandosi in Engadina tra i luoghi cari a Segantini, ma anche raffinatissimi ritratti della vita intima famigliare e della borghesia milanese. La pittura di Mascarini, che è stata oggetto di una sistematica catalogazione confluita nel volume pubblicato da Skira e curato da Antonio D’Amico con contributi di alcuni tra i massimi studiosi dell’arte lombarda tra cui Annie-Paule Quinsac, è strettamente ancorata all’intramontabile cultura figurativa tardo-ottocentesca, dalla quale il pittore milanese non si separerà lungo tutta la sua esperienza artistica, fervida di suggestioni antiche ma reinterpretate con originalità e freschezza. Su questa scia della sicura aderenza al dato reale, Mascarini rimane fedele a se stesso e ferma nel tempo le sue immagini con la consapevolezza, come egli stesso dichiara, che “la vita è movimento ed io invece sto fermo e dipingo”. Il suo atteggiamento è quello di chi ha esercitato per tutta la vita la bella pittura, vivendo con sereno distacco i nuovi fermenti del Novecento, senza lasciarsi influenzare dal futurismo o dalle avanguardie che acclamano la destrutturazione della forma, rimanendo nel chiuso del suo studio a dipingere gli affetti e gli sguardi della quotidianità a lui più prossima. Il suo linguaggio pittorico, come afferma Antonio D’Amico, “è leggiadro, decantato sui rivoli del reale, attento com’è al valore della vita e degli affetti famigliari che lo proteggono persino negli anni del secondo conflitto mondiale, immerso com’è nella sua torre d’avorio, fatta dalla gioia della nascita di una figlia e dalla presenza di una giovanissima seconda moglie. Questa serenità lo accompagnerà fino alla morte, generando opere, oggi nascoste in numerose collezioni, in cui i travagli del mondo moderno non trovano posto”. I suoi scenari infatti, sono delicati e placidi, come i ghiacciai che dipinge salendo nel silenzio dell’alta montagna, la pennellata che incornicia i volti è decantata con armonia, dimostrando che ad appagarlo è la bellezza che emana dalle piccole cose, fermando sulla tela il tempo e lo spazio. Laddove si accosta al simbolismo, come nella dolcissima e delicata Campanella, una tela databile intorno al 1924, Mascarini non manca di raccontare la semplicità dell’umano esistere e l’innocenza che solo gli animi gentili hanno la possibilità di cogliere e vivere. Nella sua arte, scrive Annie-Paule Quinsac, “preferì affidarsi al proprio intuito d’artista che, riletti e assimilati scapigliatura e divisionismo, lo portò a un equilibrato uso del chiaroscuro e a una pittura sciolta e ariosa, dove la pennellata non è fonte di espressione ma sorregge le forme in una sintonia di volumi e toni, in cui domina la sicurezza del tratto”. In mostra, si avrà la possibilità di ammirare la pittura di un artista, vissuto tra due secoli, che ha saputo mantenere lo sguardo vigile sul reale, concedendosi il raro lusso di "divagare nel sogno". In mostra anche numerosi prestiti provenienti da istituzioni pubbliche. Nell’ambito della mostra, due importanti conferenze dedicate alla tradizione pittorica lombardo-piemontese fra fine Ottocento e inizio Novecento: Venerdì 18 maggio ore 18 La ritrattistica fra fine Ottocento e inizio Novecento: i benefattori dell’Istituto dei Ciechi di Milano Conferenza di Melissa Tondi, Responsabile dei beni culturali dell’Istituto dei Ciechi di Milano Mercoledì 30 maggio ore 18 Il disagio di fronte alle avanguardie. Giacomo Balla, Vittore Grubicy de Dragon e quattro pittori della tradizione nell’ambito lombardo-piemontese della prima metà del Novecento: Giuseppe Mascarini, Carlo Fornara, Ambrogio Alciati e Clemente Pugliese Levi Conferenza di Annie-Paule Quinsac