ARMANDO FETTOLINI | IMMERGERSI NEL CIELO

Dal 08.09.2018 al 14.10.2018

Ormai da qualche anno Armando Fettolini ha trovato il blu. E con il blu ha scelto di immergersi nel cielo. I suoi paesaggi, le sue Derive occasionali – già paesaggi dell’anima ma ancora ascrivibili a un genere pittorico figurativo – si sono mutati in campiture astratte, dove la materia gioca sempre un ruolo da protagonista, permeata, però, di un colore che ha finito con il predominare nella tavolozza dell’artista, il colore simbolico per eccellenza, grande protagonista dell’arte di tutti i tempi. Progressivamente i paesaggi di Fettolini hanno smarrito il confine tra terra e cielo, hanno perduto la linea dell’orizzonte, si sono fatti luoghi intangibili e infiniti, spazi in cui l’elemento paesistico è relegato ad alcuni cenni simbolici o si è nascosto in piccoli dettagli che schiacciano l’occhio alla produzione passata. Lo sguardo dell’artista è andato oltre l’orizzonte, si è perso tra Whistler e Rothko, annullando i confini di un genere pittorico senza cercarne altri, vagando liberamente in un gioco sottile e convincente di pennellate materiche, costruzioni geometriche e decostruzioni visive, senza darsi alcun limite se non il proprio istinto pittorico. Le campiture si sono fatte sempre più geometriche, fino alla destrutturazione della superficie pittorica in frammenti, in moduli composti e compositi, che donano all’opera un margine straordinario di libertà e possibilità di cambiamento. I paesaggi sono diventati cieli – o meglio, ipotesi di cielo – e spazi assoluti in cui perdersi con l’immaginazione. Sono opere fortemente immersive, avvolgenti e sospese, che paiono giocare con il vero, sfiorandolo per poi allontanarsene. Opere che raccontano una scelta: una scelta espressiva ma anche una scelta poetica, compiuta incamminandosi in un percorso che inizia, non a caso con l’immagine di una stella salente, una stella che simboleggia la volontà del cambiamento e del fare e non l’attesa passiva dell’avverarsi di un desiderio. La volontà e la scelta paiono, dunque, essere due parole cardine di questa nuova produzione, giunta dopo quarant’anni di ricerca coerente e personale, segnando di fatto una delle fasi più convincenti della produzione dell’artista.

Simona Bartolena