SEGNI DI GUERRA | L’ex libris europeo all’epoca del primo conflitto mondiale A cura di Claudio Stacchi | Luigi Bergomi | Giuseppe Cauti

IN CORSODal 18.12.2018 al 10.02.2019

In mostra negli spazi dell’Antico Nevaio una eccezionale collezione di 150 ex libris su temi ispirati al primo conflitto mondiale: un corpus esemplare di piccola grafica in cui, fatto rarissimo, il tema del foglietto travalica e prescinde dalla identità del titolare, dai suoi interessi e dalle sue passioni per imporsi come tema totalizzante, leit-motiv della vita di quegli anni cruciali. Negli ex libris eseguiti dall’inizio della prima guerra mondiale fino agli anni Venti, la guerra è interpretata ed evocata con stili estremamente diversi, a seconda del succedersi degli accadimenti: nel 1914 il sentire comune della società civile era disinteressato a individuare le responsabilità che avevano condotto al conflitto, ma piuttosto interessato ai possibili vantaggi che i singoli stati avrebbero potuto ottenere al termine delle ostilità: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”: ecco il concetto espresso da von Clausenwitz nel suo “Vom Kriege” che rende perfettamente l’idea della guerra come semplice strumento politico, uno fra i tanti, e come percorso glorioso e di breve durata. Purtroppo non fu così, e infatti con il passare degli anni il fardello delle atrocità sperimentate si farà sempre più pesante: scompare ogni retorica, e l’unica ambizione rimasta è quella di arrivare il prima possibile alla fine dell’atroce conflitto. Nascono i gioielli letterari di Ungaretti e di Rebora mentre cadaveri e scheletri cominciano a popolare veri e propri piccoli capolavori della incisione, quali gli ex libris di Willi Geiger, Arthur Paunzen e Mathilde Ade. Dopo il 1928, a pace raggiunta, la memoria della guerra diventa una cicatrice profonda, che rimarrà nell’animo dei sopravvissuti per tutti gli anni Venti.