Tre tempi

Fabrizio Parachini

Dal 11.09.2010 al 02.10.2010

Sabato 11 settembre alle ore 18, presso la galleria Biffi Arte Moderna e Contemporanea,in via Chiapponi a Piacenza, si inaugura Tre Tempi, la mostra personale di Fabrizio Parachini.

Fabrizio Parachini, oltre che pittore non-oggettivo, e' teorico, indagatore della percezione visiva, e curatore di mostre. Dalle prime ricerche artistiche nell’ambito neo-costruttivista e' approdato alla realizzazione di opere minimaliste (ma sarebbe meglio dire essenzialiste) che come e' stato precisato "non sfuggono alle sfumate implicazioni emotive e liriche di forte impatto contemplativo e di delicate declinazioni poetico-cromatiche".
Il suo lavoro, sviluppato usando colori e forme elementari e primarie, indaga e propone un’idea di spazio inteso come entità astratta che lo spettatore, "vedente" e non passivo, costruisce nella propria mente facendo dialogare le opere pittoriche con le pareti e i luoghi che le accolgono.
Nella mostra alla Galleria Biffi Arte Moderna e Contemporanea vengono presentate tre diverse tipologie di opere maturate in altrettanti momenti operativi: in tre tempi appunto.
Al primo gruppo appartengono i Trittici, i Dittici e gli Unici, opere costituite da tavole lignee monocromate di piccole dimensioni che articolano tra di loro colori fondamentali e primitivi come ocra rossa, nero, grigi o vari toni di giallo: esse assumono, sulle pareti, il ruolo di realtà installative e di punti focali entro cui affondare lo sguardo senza perdersi.

I Reticoli devono essere visti, in proiezione, come virtuali porzioni di muro assunti al ruolo di opere grazie al minimo intervento grafico sufficiente a differenziarli dal loro contesto: segni semplici e lineari, in lievissima scansione di tono dal fondo, intessuti in una maglia a scacchiera apparentemente irregolare.
Le Fughe prospettiche e le Pagine sono opere realizzate sia su tavola, quindi stabilmente collocate a parete, che su fogli sovrapposti lasciati fluttuare liberamente: le loro superfici sono percorse da sciami di linee verticali policrome (le linee e le loro ombre in un dialogo serrato) come si trattasse della rappresentazione di uno sguardo curioso, obliquo e mobile, ma soprattutto astratto (o capace di astrarre), sulle cose del mondo.