DIDOCENTRICO

Dido Fontana

Dal 27.03.2010 al 23.04.2010

"Mentre mi accingo a descrivere il lavoro di Dido Fontana - dico descrivere perche' spiegare (mi) sarebbe impossibile - mi rendo conto che e' più difficile di quanto abbia immaginato. Il suo stile e' stato definito grezzo - gonzo - fashion e antifashion - sexy - provocatorio - diretto - sensuale... tutte parole corrette, calzanti. Ma piu' ci penso e piu' sono convinta che troppe parole siano superflue e anzi quasi in contraddizione con la sua poetica dell'immediato. Le sue immagini non sono il frutto estetico di un'elaborazione concettuale, non ci sfidano a trovare un significato nascosto. Le sue immagini sono tutte da guardare. Basta lasciarsi cadere dentro. Guardare le sue foto puo' essere come andare sulle montagne russe con gli occhi chiusi, il vuoto che si crea nello stomaco la pelle d'oca che sale e a tratti ridi e a tratti hai paura della vertigine. Nato in Italia nei primi anni Settanta, Dido crebbe circondato dai lavori e dalle macchine fotografiche di sue padre, cimentandosi egli stesso nel fare arte con diversi media, leggendo i Grandi, sollevando pesi, ascoltando musica heavy -metal e hip-hop e guardando immagini di ogni tipo. Passando senza filtri dalla cultura cosiddetta alta alla cultura di strada. In questo modo continuo' ad incrementare nella sua mente una straordinariamente eterogenica pletora di immagini, che ritroviamo nelle sue foto - che non rappresentano solamente una figura e dove non c'e' un messaggio ma un mondo -. La sua anima e' barocca e il suo occhio e' dannatamente voyeuristico ma il suo stile, rozzo e sensuale, e' puro: l'artista lavora quasi esclusivamente con pellicole 35mm e polaroid, scegliendo queste tra le numerose alternative tecnologiche del digitale perche' interessato ad ottenere immagini che catturino i suoi soggetti in modo naturale e pulito, senza manipolazioni o abbellimenti. Dido segue personalmente la stampa fotografica (C-print chemical ), limitata ad un numero ristretto di esemplari. Dido lavora senza assistenti, senza un set, senza luci da studio, procede senza un vero progetto, seguendo cio' che viene e nasce da se', cio' che sente, soprattutto cio' che vede. Non ci sono pose, non ci sono regole: bisogna avere fiducia, lasciarsi andare. A volte ci vuole del tempo, a volte e' immediato ma ogni soggetto trova il suo stile, il suo modo di stare in camera e Dido lo cattura". (Dany Trentin)