NIENT'ALTRO CHE DEL BIANCO CUI BADARE

Alice Acerbi

Dal 19.12.2009 al 31.12.2009

In una lettera alla sua famiglia datata 1878, Arthur Rimbaud descrive la strada che sta percorrendo lungo il passo del San Gottardo: "...rien que du blanc à  songer, à  toucher, à  voir, ou ne pas voire". Non c'e' nient'altro che bianco a cui badare, in questo caso la neve che ricopre ogni cosa. Ed e' proprio in mezzo alla neve che si chiude il progetto fotografico di Alice Acerbi. Il lavoro di Alice inizia dal buio con una serie di scatti che rivelano la sua necessita'  di fotografare in primo luogo se stessa: "Quello che mi interessa e' riprodurre attraverso il mio corpo un diario della mia presenza". Per uscire dall'ombra, per rivedersi immersa in pensieri e paure, sceglie luoghi disabitati: il ciglio della strada di notte, claustrofobici ascensori, boschi dai colori autunnali, le pareti gialle dello studio in cui lavora, quelle azzurre della camera da letto. Alice si mette a nudo attraverso le sue fotografie, a volte nel vero senso della parola, si priva degli indumenti e si ritrae in momenti di necessaria solitudine. Nel tempo il lavoro perde la forma di diario e Alice diventa una sostituibile presenza nelle sue stesse immagini. Usa se stessa come modella diventando un tutt'uno con il contesto nel quale si trova, i colori prendono sempre piu' spazio: troviamo il verde rilassante degli esterni, la luce accecante e fredda della lampada uva, fino al bianco della neve, dove la fotografa si staglia come unica macchia di colore. La strada che percorre dal buio alla luce non e' fatta di passi successivi ma di corsi e ricorsi, di stati d'animo che vanno e vengono, di colori che ritornano a caratterizzare le scene.

La mostra

Questo portfolio ha inizio nel 2004 ed e' a tutt'oggi aperto. Le foto in mostra non sono disposte in ordine cronologico, bensi' cromatico. Lo spettatore segue un percorso attraverso le immagini che dall'ombra, dal buio passando attraverso i colori, rappresentazione di un preciso stato d'animo dell'autrice, lo conduce verso il bianco, come luogo mentale, di sospensione. Cosi', anche nel video realizzato dalla fotografa, la si vede sfogliare le pagine del suo "diario di immagini" e titolarne i capitoli con i colori che compongono lo spettro cromatico, fino a giungere a "nient'altro che del bianco cui badare", quasi inteso come pagina bianca da riempire. Alla fine del video le foto vengono tolte dal diario per poi ricomparire in mostra. Cosi' in un circolare ritorno alla luce, il video in un'altra sala viene proiettato con il montaggio al contrario, le scritte si scompongono rivelando le pagine bianche, le fotografie rientrano nel diario, e dal bianco si torna al buio come opposto e componente stesso della luce. Le fotografie esposte sono tutte realizzate in pellicola a colori 120 mm, e scattate con un vecchia biottica Yashica. Le stampe presenti in mostra sono di vari formati: 20x20 , 30x30 e 50x50 cm sono C print e sono stampe da negativo. Quelle 100x100 cm sono stampe digitali fine art gic a pigmenti, con scansione da negativo.