I ARTISTI

Alessandro Nidi – Gianluca Zuin

Gianluca Zuin (Padova, 1975) è un fotografo e video artista che lavora principalmente con polaroid, di cui conosce tutti i segreti e la meccanica.

Ha esposto in italia e in Germania.

Dalla fotografia è passato a girare piccoli video principalmente composti da una inquadratura fissa, lavorando esclusivamente sul particolare e sulla espressività.

I suoi video non sono realizzati con video camere ma sempre con la macchina fotografica, questa volta digitale.

Alessandro Nidi (Parma, 1985) ha sempre lavorato sul video, come documentarista e regista di videoclip musicali e per il teatro. In questa installazione si è un po’ scambiato di ruolo con Zuin.

Gianluca Zuin (Padova, 1975) è un fotografo e video artista che lavora principalmente con polaroid, di cui conosce tutti i segreti e la meccanica.

Ha esposto in italia e in Germania.

Dalla fotografia è passato a girare piccoli video principalmente composti da una inquadratura fissa, lavorando esclusivamente sul particolare e sulla espressività.

I suoi video non sono realizzati con video camere ma sempre con la macchina fotografica, questa volta digitale.

Alessandro Nidi (Parma, 1985) ha sempre lavorato sul video, come documentarista e regista di videoclip musicali e per il teatro. In questa installazione si è un po’ scambiato di ruolo con Zuin.

Alice Acerbi

Diploma Linguistico nel 1995. Ha conseguito il diploma all’Istituto Italiano di Fotografia di Milano nel 2003. Attualmente lavora come fotografa e grafica freelance. Dal 2003 collabora con lo studio fotografico da Cosa Nasce Cosa 2 di Piacenza. Ha partecipato alla realizzazione del festival di fotografia internazionale “FOTOSINTESI-Eventi di Fotografia a Piacenza” svoltasi dal 2004 al 2009. Ha partecipato a mostre collettive e personali tra Milano (Spazio Open Mind) (IIF) e Piacenza (Teatro la Filodrammatica) (Galleria Ricci Oddi) (Fotosintesi) (Galleria Rosso Tiziano) ed in spazi non convenzionali. Ha collaborato alla realizzazione di eventi culturali, occupandosi anche della parte grafica. Ha partecipato a workshop di fotografia di livello nazionale.

Accanto ai lavori su commissione porto avanti i miei lavori di ricerca utilizzando prevalentemente pellicole a colori e alternando foto di paesaggio a ritratti.

Fotografare è per me un bisogno; amo la fotografia silenziosa, per citare Barthes, non è una questione di “discrezione” ma di musica.

Alice Zanin

Alice Zanin nasce a Piacenza nel 1987. Vive e lavora a Podenzano (PC). Dopo il diploma classico con indirizzo linguistico, frequenta per qualche mese la scuola d’arte “Gazzola” a Piacenza, abbandonandola presto per proseguire il suo percorso artistico come autodidatta.

Attraverso gli anni l’artista si sperimenta sia nel campo della pittura che in quello della scultura. Il percorso pittorico costituisce una breve parentesi, e consta di una serie di dipinti ritraenti un’unica modella, calata in atmosfere eccentriche o surreali. Per quanto riguarda invece le opere tridimensionali, il suo interesse investe diversi materiali: terracotta, resina, carta e ferro-singolarmente o assemblati. Stilisticamente i lavori in terracotta e polimaterico rispondono ad un’idea di linearità e destrutturazione dei volumi pur rimanendo nell’ambito figurativo; le cromie smorzate o assenti contribuiscono ad una scultura della leggerezza.

Dagli inizi del 2012 l’artista, sfruttando le suggestioni volumetriche e il gusto per la rappresentazione di situazioni in bilico tra ragionevolezza e assurdità, sviluppate nel corso del suo percorso di ricerca, sceglie di concentrarsi pressoché esclusivamente sulla tecnica della cartapesta, dando vita alla serie “verba volant scripta…”, dove soggetti animali si muovono ironicamente attorno al valore tutto umano della parola.

Sue opere fanno parte di collezioni private in Italia, Austria e Venezuela.

Andreas Perlick

Lavora esclusivamente in bianco e nero e si colloca ancora nell’ antico mondo della fotografia analogica.
Esegue autonomamente tutte le fasi della creazione, stampa, montaggio e presentazione dell’ immagine
fotografica. Tutto ciò considera di vitale importanza per raggiungere quel sottile equilibrio tra luce e ombra
che è così fondamentale alla specifica atmosfera delle sue immagini ed al fine di accentuare il carattere
grafico dei soggetti ripresi. Da autodidatta il suo linguaggio dell’ immagine non è stato influenzato da scuole o
workshops ma si è formato lentamente nel corso del suo lungo lavoro con il mezzo fotografico. Di grande importanza per lui è stato ed è tuttora l’interesse nel lavoro di altri colleghi fotografi ed artisti.
Inappropriato sarebbe citare alcuni nomi ma grande influenza hanno avuto sul suo lavoro gli artisti della
fotografia della U.S. West Coast, il gruppo post II.a Guerra Mondiale FOTOFORM in Germania ed anche la
fotografia dell’ Europa dell’ Est. Nel 2011 presenta la sua prima personale in Italia, a Firenze, presso l’Hotel Savoy. Nel 2012 partecipa insieme ad artisti quali Candida Höfer, Vanessa Beecroft , Stefano Arienti, Cindy Sherman e David Lachapelle alla collettiva A meno di non ricorrere a una fotografia, a cura di Falminio Gualdoni, Galleria M&D Arte, Milano.
Vive con la moglie Brigitte, sua indispensabile collaboratrice, presso Norimberga in Germania, è coordinatore
scentifico della Facoltà di Biologia della Scienza all’ Università di Erlangen (Norimberga).

Anna Scaravella

Piacentina, tra i più noti paesaggisti italiani, autore di libri come «Geometrie e botanica» e «Creare un giardino» (Electa Mondadori), Anna Scaravella sta raccordando ormai da anni la straordinaria tradizione del giardino classico italiano con le sfide della contemporaneità. Che non è solo un nuovo rapporto tra verde e tutte le declinazioni del moderno (le architetture, le opere d’arte d’oggi da inserire nel paesaggio) ma soprattutto l’elaborazione di un nuovo «codice» di intervento dove la sensibilità ecologica, le esigenze della committenza (a Vigoleno, ad es. le giuste necessità di risparmio da parte di un ente pubblico), la riduzione delle spese di manutenzione fanno tutt’uno con il mantenimento della «mission» mai venuta meno in un giardino: la bellezza, il sogno, il mistero, il benessere che il verde, pubblico o privato che sia, sa donarci.

Arianna Arcari

Nasce a Monza il 25 Agosto 1984. Frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Monza dove si avvicina alla fotografia. Successivamente segue il corso di fotografia dell’Istituto Europeo di Design dove vince una borsa di studio per il Milwaukee Institute of Art and Design. Diplomatasi nel 2006, inizia a lavorare presso lo studio del fotografo Alex Majoli. Nel 2007 si divide fra lo studio del fotografo Franco Pagetti e lo studio di Alex Majoli dove nel 2008 collabora all’apertura del collettivo fotografico CESURALAB del quale fa parte tutt’ora. Vive e lavora fra Milano e Piacenza.

Tra le principali esposizioni: nel 2009 ‘Dimensione Massima 10×12’ al Festival Internazionale di fotografia di Roma, mostra/proiezione collettiva per l’inaugurazione di ‘Photographer’s Room’ a Milano,  ‘Sull’Amore’ , Fotografia Europea a Reggio Emilia e all’Associazione Nadir Pro spazio Villas di Trieste, CESURALAB lecture al Festival Internazionale di fotografia Fotosintesi a Piacenza, proiezione collettiva durante la ‘Nuit de L’Annee’ ad Arles, ‘The Family Album’ Reportage Atri festival ad Atri. Nel 2010 finalista al premio Riccardo Pezza 2010 con il lavoro PO/THE RIVER, esposto alla Triennale di Milano, Premio Canon giovani talenti categoria ‘Miglior Portfolio’ con il lavoro ‘Woodward Silence’, in mostra presso il Centro Forma di  Milano, selezionata per Young Blood 09, annual dei talenti italiani premiati nel mondo, mostra ‘Found photos in Detroit’ presso LEBAL, Parigi.

Armando Riva

Armando Riva, nato a San Fiorano, Lodi, nel 1947, opera dal 1965 nel campo delle arti visive sia come pittore che come scultore. Nel 1987, dopo aver esposto tra Milano e Venezia in numerose personali, si è dedicato alla fotografia per poi passare al cinema negli anni 80.
Alcune delle sue personali sono state ospitate alla Galleria Fondazione Europa di Milano e alla Galleria Rialto di Venezia (nel 1971), nel ’74 alla Galleria la Leonessa di Brescia, nel ’75 al Centro d’ Arte Internazionale di Milano a al Palazzo delle Prigioni ancora a Venezia.
Nel 1980 passa al cinema, girando 7 film tra finzione e animazione, partecipa ad alcuni Festival “Bergamo Film Meeting”, “Myfest” di Cattolica.
Nel 1989 in occasione della caduta del muro di Berlino, viene invitato al festival di Selb in Germania.
Chiusa la parentesi cinematografica va a vivere sul Lago d’ Iseo e lì si dedica interamente alla scultura.
Nel 1993 ha esposto a Rodengo Saiano nel chiostro dell’ abbazia Olivetana, l’anno seguente al Literaturtage di Moenchenglandbach, dov’ è stato ospitato anche nel 1995, nel 1997 ha tenuto un’ esposizione all’ Alberta di Gualtiero Marchesi dov’è tornato nel 1999.
Cavallo vincente, sua imponente opera raffigurante un cavallo in corsa, è stata presentata all’ ippodromo di S. Siro a Milano.

Battaglione Lombardo

Nel mese di maggio del 1915, nell’imminenza dell’entrata in guerra dell’Italia a Milano si forma il Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti, un’unità para-militare comandata dal capitano Carlo Monticelli, che si proponeva di preparare alla guerra i suoi “adepti”, addestrandoli alla marcia e al tiro col fucile per poi combattere al fronte contro gli austriaci.
I primi a farne parte furono il poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, Umberto Boccioni, Anselmo Bucci, Achille Funi, il giovane architetto Antonio Sant’Elia, Luigi Russolo, Ugo Piatti, Carlo Erba, Mario Sironi, tutti aderenti o simpatizzanti del movimento futurista che esaltava il dinamismo, la velocità, il progresso ma anche la guerra contro l’Austria e la Germania per la liberazione di Trento e Trieste.
Dopo un periodo di addestramento a Gallarate, il Battaglione Lombardo nel luglio 1915 attraversa le vie di Milano per raggiungere la zona di guerra sulla sponda orientale del Lago di Garda, nelle retrovie del fronte trentino. Dopo alcune settimane trascorse a Malcesine, a metà ottobre il Battaglione Lombardo si sposta nella zona del Monte Baldo e il 23 ottobre i futuristi partecipano alla battaglia decisiva per la presa di Dosso Casina, un’importante posizione nei pressi del Monte Altissimo. Gli austriaci cedettero quasi subito e gli italiani non subirono un pesante contrattacco come altrove.

Nel dicembre 1915 il Battaglione Lombardo fu sciolto e i volontari che lo componevano furono congedati ma molti di loro si arruolarono nell’esercito regolare. Sparsi in giro per i principali fronti di guerra, alcuni di loro pagarono con la vita il loro coraggio, altri furono gravemente feriti. Tra le fila del movimento futurista si ebbero oltre dieci morti, tra cui Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia e Carlo Erba.

Gli artisti futuristi già negli anni precedenti il primo conflitto mondiale avevano organizzato in tutto il Paese dimostrazione interventiste e serate futuriste per spingere il governo ad entrare in guerra contro l’Austria e la Germania.

Bruno Cassinari

Bruno Cassinari nasce a Gropparello, vicino Piacenza, il 29 ottobre 1912.

Nel 1929 si trasferisce a Milano dove frequenta l’Umanitaria e l’Accademia di Brera diplomandosi nel 1938 con Aldo Carpi. Legatosi presto, pur senza condividerne gli accenti di forte polemica con la pittura metafisica e novecentista, al gruppo milanese di Corrente, partecipa a diverse collettive e tiene in seguito la sua prima personale a Milano alla Bottega degli artisti di Ernesto Treccani, presentato da Elio Vittorini. Dopo la guerra aderisce al gruppo della Nuova Secessione Artistica Italiana con Guttuso, Morlotti ed Emilio Vedova, ma se ne distacca prima della sua trasformazione nel Nuovo Fronte delle Arti, per aderire nel ’50, insieme a Morlotti, e sotto lo stimolo di Lionello Venturi, al Gruppo degli Otto in favore di un indirizzo artistico che lo stesso Venturi definì “astratto-concreto”.

Protagonista di molte edizioni della Biennale di Venezia, sempre presentato da critici prestigiosi, spesso invitato alla manifestazione Documenta di Kassel, Cassinari è stato in questo dopoguerra uno degli artisti italiani più conosciuti all’estero dove la sua opera ha sempre ricevuto l’apprezzamento dei maggiori critici ed artisti europei, fra cui Chagall, Paul Eluard e Picasso, che volle presentarne la mostra di Antibes.

La sua pittura, dove l’iniziale fauvismo ed espressionismo si è via via più combinato con un sostanziale cubismo, si è sempre distinta per il suo carattere di lenta, profonda e quasi mistica meditazione sulla tensione tra forma e colore, il che le conferisce un persistente fascino intellettuale.

Il colore, sia quando è squillante e luminoso, sia quando si inabissa in buie profondità, ha sempre in Cassinari una forte allusività lirica e ed evocativa. Proprio per questo l’artista ha rifiutato di considerare astratta la propria opera in cui si esprime, al contrario, una sensazione soggettiva molto concreta che in arte appunto, per Cassinari, è l’unica realtà che conta. Ed è in questa chiave di linguaggio “astratto-concreto” che va letta la particolare “visionarietà lirica” di Cassinari.
Bruno Cassinari è morto a Milano nel 1992.

Bruno Del Papa

Bruno Del Papa nasce il 25 aprile del 1915 a Piacenza, da genitori di origine marchigiana. La sua passione per la tecnica fotografica è precoce, come testimonia un diploma dell’Opera Nazione Dopolavoro ottenuto nel 1933; spirito curioso e portato alla sperimentazione, è assunto come chimico-fotografo dallo stabilimento Pertite della città emiliana, allora centro importantissimo della filiera militare nazionale.
Sono gli anni in cui vengono immessi sul mercato materiali sensibili all’infrarosso, e Del Papa studia con intelligenza e tenacia le possibilità che ciò apre alla lettura fotografica del reale, concependo innovazioni importanti, che gli varranno un’alta reputazione, un viaggio a Roma nelle più alte sedi e il dono di una Balilla a Tre Marce.
Del resto, già nel 1936 la sua ansia inventiva era sfociata in un prototipo di apparecchio per ottenere foto multiple: prototipo che gli aveva guadagnato l’interesse di Cinecittà e di una major americana. L’offerta di quest’ultima – economicamente assai allettante – era però perentoriamente legata all’acquisizione totale dei diritti industriali, e il giovane Del Papa, di caldi sentimenti nazionalistici, rifiuterà la cessione pur di non dover vedere stampigliato Made in USA sul frutto del proprio ingegno.
Durante alla guerra inizia a lavorare per lo Studio Luxardo di Milano, per il quale scatta nella primavera dle 1945 le foto dell’incontro tra il Cardinale Schuster e Mussolini, senza intendere appieno la portata storica di quella giornata all’estremo crepuscolo della Repubblica Sociale Italiana.
Nel 1948 gli viene rilasciata dalla Pubblica Sicurezza di Piacenza l’ambita licenza di ambulante, che gli permette di svolgere con slancio e pieno professionismo la sua attività di fotografo. Tra i tanti filoni da lui coltivati, rimarchevole è quello relativo ai protagonisti del teatro lirico e di prosa; numerosissimo, nel suo archivio, il lascito relativo ai coscritti.
Sempre attento alle innovazioni tecniche, è il primo fotografo a impiegare in città il flash elettronico – un congengno che allora pesava la bellezza di 14 chilogrammi – e il primo a seguire, nel 1956, un corso di fotografia a colori a 5 bagni.
Del Papa muore il 3 dicembre 1987 dopo lunga malattia sopportata con fermezza e senza abbandonare gli strumenti quotidiani del suo lavoro.

Chiara Briganti, Michelle Jarvis, Brigitta Rossetti

Chiara Briganti (Montpellier, 1921), francese di origini, è sempre vissuta in Italia, dove si è occupata di storia dell’arte, di restauro pittorico, di architettura di interni e di design, curando anche il recupero del patrimonio artistico e degli arredi del Palazzo del Quirinale. Sono del 1978 i primi esperimenti di mise-en-boîtes, le scatolette incantate ospitate in numerose mostre sia personali che collettive, in Italia e all’estero, in Musei e Collezioni private.

Dal 1989 è Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres.

Michelle Jarvis (Sheffield, 1959), studia Moda e Tessile alla St.Martins’ School of Art di Londra e dopo numerose esperienze professionali a New York, approda a Milano dove lavora per diversi anni nel circuito della moda e del design. A partire dagli anni Novanta inizia una personale  ricerca artistica sperimentando con il feltro, la lana, la seta e creando un proprio linguaggio. Le sue opere sono state esposte in numerose Gallerie d’Arte milanesi e londinesi.

Brigitta Rossetti (Piacenza, 1975), laureata in Lettere Moderne e specializzata in Comunicazione Multimediale e Grafica Digitale, è poetessa in origine, e integra poesia, pittura e istallazione in un originale percorso di ricerca. Ha partecipato a numerosi workshop internazionali, tra i più importanti per la sua formazione, Painting is Liberty con i cinesi Zhou Brothers, Medien Arbeiten con la video artist polacca Anna Konik e Skulptur Warum? con la scultrice e performer tedesca Asta Gröting, tutti all’Internazionale Akademie fûr bildende Kunst di Salisburgo. Ha al suo attivo quattro cataloghi monografici e le sue opere sono presenti in alcuni Musei e Gallerie d’Arte; attualmente lavora fra Milano e Chicago dove ha uno studio personale e figura tra i 50 resident artists dello Zhou Brothers Art Center. Dal 2012 è parte della scuderia di Sergio Gomez, curatore della 33 Contemporary Art Gallery di Chicago.

Cinzia Castagna

Nasce a Piacenza nel 1960. Negli anni ottanta si trasferisce a Milano dove porta a termine gli studi di moda e costume allo IED. Dall’87 al ‘95 lavora come Art Buyer per produzioni televisive in Mediaset e produzioni pubblicitarie in Filmaster.

Grazie al padre, marketing manager in Kodak, frequenta l’ambiente fotografico internazionale approfondendo la conoscenza di fotografi come Maurizio Galimberti, Franco Fontana, Fabrizio Ferri, Luciene Clerque, Ferdinando Scianna.  Dopo parecchi viaggi in Oriente in qualita’ di Buyer, vive ora nelle campagne piacentine, dove si e’ appassionata alla progettazione di giardini. Dall’osservazione della natura viene la sua prima ispirazione, che si intreccia con il gusto per il design.

Con la fotografia riesco a trasmettere l’emozione e la sensualita’ di piante generalmente classificate come erbacce. L’obbiettivo e la luce ne svelano la loro forma piu’ attraente riuscendo ad aprire nuove prospettive alla nostra percezione. Il colore e’ messo in secondo piano per lasciare maggiore risalto ai dettagli grafici.

“…le raffinate curve dei fili d’erba, la miracolosa spudoratezza delle foglie di cardo o l’efebica giovinezza delle foglie in germoglio….” (August Endell 1871-1925)

Davide Corona

Davide Corona (Piacenza, 1981) s’è diplomato in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto l’edizione 2008 del Premio Parati.

Mostre Personali

2010 Antologia Privata, a cura di Gabriele Dadati, Castello di Belgioioso, Belgioioso (PV)

2007 Stanze, Centro culturale San Vitale, Cremona

2006 Venticinque, Casa dell’Arte al Teatro, Piacenza

2004 Le personali, Laboratorio delle Arti, Piacenza

Principali mostre collettive

2011 Premio Artivisive San Fedele, Galleria San Fedele, Milano

2010 Premio Maccagno, a cura di Claudio Rizzi, Civico museo Parisi-Valle

2009 Premio Morlotti, a cura di Domenico Montalto e Giorgio Seveso Palazzo della Permanente, Milano e Villa Subaglio, Merate (LC)

2009 Profilo Incontemporanea, Palazzo Mezzanotte, Milano

2008 Premio Emilio Rizzi 2008, Galleria Aref, Brescia

2008 Rinascita per Paolo, a cura di Gabriele Francesco Sassone, Palazzo della Permanete, Milano

2008 Elba Arte, Centro Arti visive Telemaco Signorini, Portoferraio (LI)

2007 95 anni di indipendenza albanese, Ambasciata albanese, Roma

2007 Stanze d’Artista, Casa dell’Arte al Teatro, Piacenza

2007 Premio Morlotti, a cura di Giorgio Seveso e Domenico Montalto, Mediateca Comunale, Imbersago (LC)

2007 Profilo d’Arte 2007, a cura di Chiara Gatti, Palazzo della Permanente, Milano

2006 Un lavoro fatto ad Arte, a cura di Veronica Pirola, Palazzo Te, Mantova

2005 Gaetano Morgese Onlus, a cura di Gregorio Sgarra, Chiostro delle Clarisse, Terlizzi (BA)

2005 15×15, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza

2004 Salon I, Palazzo della Permanente, Milano

De Pellegrin, De Santis, Dioli, Hasagawa, Olivieri

KIRA DE PELLEGRIN

Di questa artista italo-tedesca nata nel 1972 esponiamo i BIANCHI SU ACCIAIO, opere di enorme impatto prelogico nelle quali al gesto pittorico riesce – come ha scritto Alessandra Santin – di ribadire la relazione possibile tra mistero e realtà concreta.

GIUSTINO DE SANTIS

Nato in Abruzzo nel 1942 ma da tempo residente a Roma, l’artista ha raggiunto ragguardevoli risultati formali in una sintesi assai personale di vitalità e astrazione. In mostra sono proposti lavori di grande formato che danno piena evidenza alla verità delle parole usate da Duccio Trombadori: I suoi moduli formali sono pur sempre fattori visivi che danno sfogo al furore fantastico proiettato ad assumere esteticamente il principio originario della conoscenza.

FRANCA DIOLI

Di questa cultrice delle danze liberatorie e pittrice parca nell’espressione e non ostensiva, nata a Piacenza nel 1963, esponiamo due tele del periodo modenese e proiettiamo un video di inquietante drammaticità, in cui al corpo umano è consentita l’audacia di esprimere l’impossibilità di addivenire ad una forma definitiva.

AOI HASEGAWA

Nata a Lafayette nel 1974, Hasegawa è stata a lungo scenografa di importanti trasmissioni televisive giapponesi, per poi trasferirsi a Milano, dove svolge l’attività di docente. Appositamente per questa mostra ha allestito un GIARDINO INFINITO che realizza un compito difficilissimo nella postmodernità: quello di palesare il sacro nell’inconsistenza della realtà.

PIETRO OLIVIERI

Romano da una vita, ma nato a Sorrento nel 1967, l’artista ha fondato l’En-sablismo, un movimento pittorico che intende sottrarre la superficie del quadro alla sua piatta neutralità per conferirle un sostrato siliceo, attinto anche alle più remote latitudini, che sappia riecheggiare matericamente le origini del mondo. In mostra esponiamo suoi lavori appartenenti al filone più elegantemente vicino alla tradizione musiva romana.

Dido Fontana

Dido Fontana nasce in provincia di Trento nel 1971. Espone in gallerie d’arte contemporanea a livello internazionale, collabora con vari magazines e webzines. Nel 2007 vince a Firenze il primo premio fotografico Quest Of Fashion a Pitti Immagine. Si  muove tra Italia, Svizzera, New York e Los Angeles. Sue foto sono in permanenza nelle collezioni Fracheboud Carouge, World Trade Organization e Maus (LaCoste) di Ginevra e alla Simonetti di Venezia. Da anni nel circuito dell’Arte Contemporanea, utilizzando scultura, installazione e fotografia.

Dido Fontana fa parte dei 30 fotografi selezionati per il progetto FOTOBOOK 2010 (www.fotobook.biz)

Piu’ informazioni sul sito dell’artista

Eleonora Bagarotti

Eleonora Bagarotti è nata a Piacenza.
Ha compiuto studi musicali (arpa e composizione) e filosofici.
Ha iniziato la carriera di giornalista musicale seguendo i tour del gruppo inglese The Who, dal ’96 ad oggi; ha collaborato come reporter da Londra, New York, Los Angeles e Dublino con varie riviste (GQ, JAM, ARTNEWS, MUCCHIO SELVAGGIO, BUSCADERO).
E’ giornalista presso il quotidiano Libertà di Piacenza, per il quale si occupa di Cultura & Spettacoli.
Ha tradotto in italiano le commedie “The real thing” di Tom Stoppard e “Lifehouse” di Pete Townshend e composto alcuni brani per arpa, sinfonici e arrangiamenti.

Elenco dei libri scritti da Eleonora: 
“L’eredità del sogno” (Cortina Editore, 1997)
“La cosa vera” (Editori Riuniti, 2000)
“Magic Bus – diario di una rock girl” (Editori Riuniti, 2001)
con introduzione di Pete Townshend
“The Who” (Editori Riuniti, 2002)
“Le canzoni di Tom Waits” (Editori Riuniti, 2003)
“Ligabue, 1990-2004: in viaggio tra rock cinema e letteratura” (Editori Riuniti, 2005)
“Elvis Costello” (Editori Riuniti, 2006)

Elisabetta Casella, Lino Budano, Gruppo Fotografico Idea-Immagine

 

LINO BUDANO

Angels, Installazione: ali ingabbiate e video,
2013.

Gabbie, prigioni, limiti imposti, norme, regole, legacci, asfittici dettami spengono ogni ultimo barlume di creatività diffusa. Ingabbiate, le ali della fantasia decompongono l’angelo del male, che tra fumo – aria bruciata – e sfilacciar di corde, riesce solo, alfine, a ripiegare l’ala su se stesso, seppellendosi sotto il tarpato organo di volo.

Sogna la fine – scopriamo – l’artista, lambito, schiaffeggiato, richiamato al risveglio dalle pagine d’un vocabolario, denso d’inutili parole ormai prive di senso, quando si spegne, ingabbiata, ammutolita, addomesticata, sfibrata, la vitalità della creazione.

L’aria che spira fiammeggia d’Apocalisse, esala nell’acqua, s’affloscia dal palloncino che giace inanimato, deposto, accasciato come le ali d’uccello che coprono il silenzio perenne di pianoforti, che la musica facevano risuonare nell’aria anzitempo.

Ma ecco – nel sogno – un talamo nuziale, macchiato di consumato parto, di nuova vita appena abbozzata e s’accende, improvviso e rapido, un levitare lieve, eppure scoppiettante d’ascesa, di palloncini e colombe.

Si sveglia l’artista, dimentico ancora delle vuote parole, e insuffla aria dentro al palloncino, restituendolo all’aria intorno che sfiderà leggero.

E’ teso, inarrestabile, irreversibile il mutamento: il grigiore d’ombra del sogno si colora, la musica vira in gioiosa, e nella natura, che l’umano orgoglio riassorbe invitandolo all’umiltà e prospera di verde rigoglioso, che copre il cielo, ma arpeggia di fronde all’aria, aleggia il neonato angelo del bene, ancor giovane, putto, che si muove nel bosco lieve, senza peso, curioso, esplorante, quasi danzante.

ELISABETTA CASELLA

di rose e panneggi, sfere, bozzoli e cuori e … d’aria che tutto ammanta, 2010-2013.

Corpo di rose e ali d’aria nuvolosa; fragili impermanenti campi luminosi con panni stesi, arruffati del loro bagnato, fresco di bucato profumato; e rose sparse dal loro ardore intenso e diffuso intorno; e strappi di tessuto che fu veste e ora stracci, vivi ancora: femmineo mondo aggraziato che non s’accontenta di esporsi all’aria, ma la profuma di buono; donne, che la loro essenza effluviano passandoti accanto, e ne rimani avvolto e avvinto, che già, se ti giri, scomparse sono alla tua vista, desiderosa d’altro olfatto.

Sfere, bozzoli enormi e silenziosi che velano la muta in atto da crisalide a farfalla, pronti a liberare l’anima, che lieta si disperderà nell’aria, diffondendosi di danza in danza. Muti statuari minimi cosmi d’attesa, che tingono lo spazio di forza ancora occulta, potente di nuova coesione, vivida di stretto legame avvinto al Tutto.

Bagliori dorati dietro il fumo denso dell’odierno smog, luce che traluce e perfora l’infido, irritante, corpuscolare strato di polveri che tutto avvolge, luce memore dell’avvento che urge nei bianchi bozzoli e invernali, che la vita condensano in attesa.

Schiere, eserciti sospesi di bozzoli ancora acerbi, ma aperti, già, in parte, squarciati a rivelare la nuova natura, in bilico, in sospensione, in attesa di deflagrare nell’aria, d’aria nutrendosi, vegetale o minerale che sia, o animale, o umana.

Altre sfere coronate di chiodi, lievemente adagiati alla memoria, non più conficcati, ma piegati e inidonei – perciò – ad ancora offendere, scalfire, bucare, trafiggere.

Cuori, infine, cuori di nebbia, di smog, pesanti, affannati, dannati a scorrere nello spazio cupo dell’oscuro, in cerca della leggerezza delle farfalle, del profumo delle rose, dei bucati, del buono di donna.

E cuori fini, infine, leggeri, a divenire essi stessi aria, ma tersa, ora, trasparente, rada e frizzante, gioiosa, e luce, luci intense, quasi abbaglianti, presenze-assenze solcate dai tenui residui di infarti inferti inutilmente, tratteggiate con sicura mano dall’esile contorno, che levita e s’avverte solo dall’ombra che ne definisce il corpo splendente. Cuori aperti dal profondo respiro, consapevoli, meditativi, ormai fuori dall’oscuro del bozzolo, del mondo perso, del mondo greve e oscuro, che ancora – ahinoi – ma per poco, ci circonda.

Emanuele Luzzati

Noto soprattutto come scenografo e illustratore, Emanuele Luzzati è stato maestro in ogni campo dell’arte applicata. Nato a Genova nel 1921, nel 1940 trasferitosi a Losanna, studia e si diploma all’Ecole des Beaux Arts. Nel corso della sua carriera realizza più di cinquecento scenografie per Prosa, Lirica e Danza nei principali teatri italiani e stranieri, illustra e scrive diversi libri dedicati all’infanzia, esegue svariati pannelli, sbalzi ed arazzi collaborando con architetti per arredi navali e locali pubblici.

Nel 1975, insieme a Aldo Trionfo e Tonino Conte, fonda il Teatro della Tosse di Genova di cui è stato direttore artistico. Nel 2000 viene inaugurato a Genova il suo museo permanente nell’edificio cinquecentesco di Porta Siberia (Area Porto Antico).

Luzzati è interprete di una cultura figurativa abile e colta, capace di usare con maestria ogni sorta di materiale: dalla terracotta allo smalto, dall’intreccio di lane per arazzi all’incisione su supporti diversi, ai collage di carte e tessuti composti per costruire bozzetti di scene, di costumi, di allestimenti navali.

La ricchezza del suo mondo fantastico, l’immediatezza ed espressività del suo stile personalissimo, ne hanno fatto uno degli artisti più amati ed ammirati del nostro tempo.

Enerbia

Il gruppo piacentino ENRERBIA formato da Maddalena Scagnelli, Franco Guglielmetti, Gabiele Dametti, Davide Cignatta e Claudio Schiavi, da anni si occupa della valorizzazione delle tradizioni musicali di quella parte dell’Appennino settentrionale che è stato chiamato delle ” Quattro Province” e che costituisce territorio di confine tra Piacenza, Genova, Pavia ed Alessandria.

Il lavoro di Enerbia ha documentato e dato nuova linfa vitale a questo splendido repertorio musicale e lo ha fatto conoscere ad un pubblico molto vasto nei maggiori festival nazionali.

In questi anni sono state molte le collaborazioni con alcuni dei più prestigiosi rappresentanti della cultura Italiana: ricordiamo la partecipazione alla colonna sonora dei “Cento Chiodi ” di Ermanno Olmi, al documentario televisivo di Giuseppe Bertolucci ” Viaggio sul Po”, al corto “Sorelle” di Marco Bellocchio.

Nel 2008 il gruppo è stato invitato a Roma nella manifestazione UNESCO dedicata alla cultura popolare “L’Italia delle tradizioni”.

Lo scrittore di viaggi e reporter di Repubblica Paolo Rumiz ha poi fatto uno splendido ritratto di Enerbia nel suo libro “La leggenda dei monti naviganti” pubblicato da Feltrinelli.

Per Biffi Arte Enerbia ha inaugurato la stagione 2009/2010 presentando il cd “La rosa e la viola”.

Enrico Della Torre, Alina Kalczynska, Sandro Martini, Walter Valentini

Enrico Della Torre nasce a Pizzighettone (Cremona).
Dopo aver frequentato il Liceo e l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, nel 1953 realizza dipinti di matrice informale e incisioni all’acquaforte ispirati ai luoghi familiari della Pianura Padana. Nel 1955 si stabilisce definitivamente a Milano. Dopo un breve soggiorno a Parigi, ricerca una sintassi pittorica nuova e più strutturata, e realizza, nel 1958, quadri connotati da linee parallele orizzontali con toni chiari; nel 1959 realizza invece quadri ritmati da diagonali nere. Ma, soprattutto a partire dal 1968, la pittura di Della Torre diventa espressione di un mondo popolato da personaggi inediti, da animali, da visioni, di gusto astratto lirico-naturalistico. La sua pittura, matura e rivela atmosfere fantastico-surreali: alterna figurazione e astrazione, o associa i due momenti passando dalla visionarietà di Kubin alla scrittura segnica di Wols. Nel 1983 comincia anche ad utilizzare il collage, misurandosi con una tecnica che gli consente di sperimentare in maniera più diretta un ulteriore grado di astrazione dell’immagine. Questa sua liricità e astrazione è ben espressa nella realizzazione di libri d’artista; Della Torre accompagna testi poetici e anche sui scritti con incisioni, serigrafie e acqueforti, nel 1993 partecipa all’esposizione “The Artist and the Book in Twentieh Century Italy”, al Moma di New York.

Alina Kalczyńska nasce a Cracovia, dove si  diploma all’Accademia di Belle Arti della stessa città in xilografia e arte del libro. All’arte del libro si è dedicata particolarmente dal 1980, quando, dopo aver sposato l’editore milanese Vanni Scheiwiller, si è stabilita in Italia, con lunghi soggiorni a Otranto, fonte continua di ispirazione. Oltre a collaborare costantemente con il marito per le sue edizioni, ha proseguito negli anni una sua personale ricerca nel libro d’artista, unendo la sua “lettura” artistica specialmente al testo poetico di autori polacchi (J. Hartwig, Z. Herbert, C. Milosz, W. Szymborska), italiani o d’altra provenienza, sempre in tirature limitate, a volte ridotte a un unico esemplare, unicità che l’artista raggiunge in un lavoro di immedesimazione e resa totale, dalla carta tirata a mano, al gioco d’intaglio per trarne diversi effetti di luce e sfumatura.

Sandro Martini nasce  a Livorno nel 1941.
Inizia nella città natale la sua carriera artistica, nel 1960 si trasferisce a Milano, e nel 1963, presentato da Franco Russoli, ha la sua prima importante mostra alla galleria delle Ore. Altre importanti occasioni espositive per Martini sono le personali allestite alla galleria del Milione e alla galleria Blu. La ricerca di Sandro Martini e’ sempre stata caratterizzata da una attenzione per le potenzialità espressive del segno, inteso come elemento essenziale del linguaggio pittorico. I dipinti degli anni Sessanta sono infatti caratterizzati da forme curvilinee e ondose che tendono a frammentare le ampie campiture di colore. Successivamente Martini si e’ concentrato sugli elementi costitutivi della pittura, indagando in maniera libera e acuta le possibilità del quadro di articolarsi nello spazio. La ricerca di Sandro Martini si e’ progressivamente concentrata su una peculiare trasposizione visiva, in senso spaziale, della dimensione temporale.
Vive e lavora tra Milano, New York e San Francisco.

Walter Valentini  nasce a Pergola (Pesaro).
Tra il 1947 e il 1948 è a Roma e nel 1949 a Milano dove ha come maestri Max Huber, Albe Steiner e Luigi Veronesi. Nel 1950 lascia la Lombardia per Urbino, dove risiede sino al 1955 e frequenta l’Istituto di Belle Arti (Scuola del Libro). E’ qui che scopre l’arte incisoria. Qui viene anche in contatto con la cultura rinascimentale di cui la città marchigiana conserva fondamentali testimonianze che lasceranno tracce profonde nella sua futura attività.

Enrico Pulsoni

Enrico Pulsoni nasce ad Avezzano nel 1956. Dal 1974 collabora con Altro, gruppo teatrale intercodice del quale fa parte anche Achille Perilli. Con il GruppoAltro realizza diversi spettacoli (Experimenta, Ics, Zaum, AbominableA) nonché mostre e realizzazioni spaziali, che lo mettono in contatto con artisti quali Kantor, Bostik, Kolibal e Kossakowski. Realizza la prima mostra personale nel 1977 alla Galleria Ferro di Cavallo di Roma presentata da Maurizio Fagiolo dell’Arco, attirando l’attenzione di Francesco Vincitorio che lo metterà in contatto con la Galleria Artecentro di Milano, dove verrà presentato in una personale del 1978 da Licisco Magagnato. Nello stesso anno viene invitato da Jesper Svenbro ad esporre a Lund (Svezia), inaugurando quella serie di contatti con l’estero che caratterizza la sua attività. Nel 1980 Nello Ponente lo invita ad esporre un’opera nell’ambito della grande rassegna “1960-1980 Linee della ricerca artistica in Italia” al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel frattempo completa i suoi studi di Architettura laureandosi con Filiberto Menna con una tesi su Kurt Schwitters e il dadaismo tedesco. Dal 1981 inizia la collaborazione con la Galleria Il Segno di Angelica Savinio e nell’ ’83 vi realizza una mostra personale presentata da Achille Perilli, cui segue una seconda personale nel 1985 in occasione della quale Filiberto Menna noterà nel lavoro di Enrico “…un lavoro di scavo per ritrovare le ragioni della pittura intesa come forma per sé: di qui l’attenzione strenua che egli rivela per la superficie, per la materia e il colore, per le forme elementari, per la linea soprattutto, impiegata come uno scandaglio….”. Al lavoro pittorico si affianca, dal 1983, la terracotta con la realizzazione di opere tridimensionali e in bassorilievo che, allo stesso modo che nelle pitture, sviluppano “….riquadri campìti, delimitati da forti contrasti tonali dove emergono venature, ectoplasmi, larve organismi viventi.” (Valerio Magrelli). Nel 1984 torna in Abruzzo con una importante mostra curata da Italo Mussa a Serramonacesca in occasione della quale Cecilia Castrati avverte nella sua pittura”….la libertà di creare il nostro itinerario, di scegliere le vie attraverso le quali l’opera – o meglio il senso che essa rappresenta – passa dal dominio personale dell’autore a luogo della nostra apprensione sensibile.”. In questi stessi anni espone da Silvio Spriano a Omegna, alla Galleria Emicla di Gaeta, alla Galleria Tommaseo di Trieste e da Roberto Peccolo a Livorno. E’ spesso presente in Germania per mostre personali e collettive, dal 1983 con SingularPlural a Monaco, al 1987 con Neue Italianische Malerei a Brema, alla significativa mostra di scambio tra l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e quella di Rottweil curata nel 1988 da Lucia Spadano. Nel 1989 si segnala la mostra “Arte a Roma dal 1945 ad oggi” curata da Simonetta Lux e ospitata a Mosca e a Leningrado

Credo all’incanto che si verifica tra le materie, una bulimia di materie e materiali, ma rigorosamente legati tra loro dal passaggio logico e fisico dei passaggi di stato e dall’interrelazione che si verifica tra essi. La molteplicità di immagini è ciò che vedo nel mio lavoro”.

Erminio ed Eugenio Manzotti , Gianni Croce

Giovanni Croce nasce a Lodi il 14 aprile 1896. Intorno al 1909 viene assunto come aiutante nello Studio Fotografico di Giuseppe Marchi a Lodi. Nel novembre del 1915 è chiamato alle armi: il suo foglio matricolare indica “professione fotografo”. A Castelvecchio (vicino a Verona) gli viene affidata la direzione del laboratorio fotografico della Armata e l’organizzazione del servizio fotografico di documentazione degli impianti militari. Nel 1921 si trasferisce a Piacenza dove rileva uno studio fotografico in Corso Vittorio Emanuele. Croce si specializza nel ritratti femminili e in quelli di militari. Nel 1929 il fotografo si avvicina al movimento del secondo Futurismo tramite l’amico Oswaldo Bot, pittore e scultore legato a Martinetti, e un anno dopo inizia una serie di “composizioni” fotografiche liberamente ispiratesi al Futurismo. Negli stessi anni in cui porta avanti la sperimentazione nell’ambito della ”fotografia futurista”, Croce si afferma come ritrattista principe della “ buona società” e come fotoreporter ufficiale della città. Il suo Studio diviene ritrovo di artisti e letterati. Dalla metà degli anni Trenta il fotografo si allontana progressivamente dal movimento marinettiano. Durante la seconda guerra mondiale vive l’esperienza del carcere. Il giorno della liberazione di Piacenza, Croce fotografa le formazioni partigiane che sfilano per la vie della città. Nel dopoguerra Croce abbandona il ritratto per la “fototessera” e si dedica soprattutto alla foto di cronaca. Negli anni ’60 torna realizzare “composizioni” gratuite servendosi anche del fotomontaggio. Nel 1966 viene allestita a Piacenza una grande mostra dedicata a Croce fotografo. Croce lascia l’attività nel 1976 e muore nel maggio del 1981.

Ettore Consolazione

Ettore Consolazione, ha frequentato la facoltà di Architettura e l’Accademia delle belle arti a Roma, a urbino ha frequentato l’Istituto Superiore di Grafica e Incisione. E’ presente alla XXXVII Biennale di Venezia e alle X e XI Quadriennale di Roma. Approda alla scultura attraverso le esperienze di grafica, fotografia e scenografia. Negli anni Novanta la sua ricerca subisce un processo di ulteriore semplificazione, concentrandosi prevalentementesull’aspetto progettuale e strutturale dell’opera. L’attività di scenografo lo porta ad inserire le sue sculture leggere, nate dall’idea del “mondo in tasca”, in un contesto teatrale.

Fabrizio Parachini

Fabrizio Parachini, oltre che pittore non-oggettivo, e’ teorico, indagatore della percezione visiva, e curatore di mostre. Dalle prime ricerche artistiche nell’ambito neo-costruttivista è approdato alla realizzazione di opere minimaliste (ma sarebbe meglio dire essenzialiste) che come è stato precisato “non sfuggono alle sfumate implicazioni emotive e liriche di forte impatto contemplativo e di delicate declinazioni poetico-cromatiche”.

Il suo lavoro, sviluppato usando colori e forme elementari e primarie, indaga e propone un’idea di spazio inteso come entità astratta che lo spettatore, “vedente” e non passivo, costruisce nella propria mente facendo dialogare le opere pittoriche con le pareti e i luoghi che le accolgono.

Fausto Mazza

Fotografo e professionista della comunicazione, sperimenta e ricerca lo spettro della propria creatività attraverso tutte quelle tecniche che rappresentano uno straordinario e democratico veicolo di espressività e conoscenza. Personalità composita che trae ispirazione da diverse sperimentazioni ma con uno stile che rimane fedele a un linguaggio minimalista ricco di contenuti simbolici. L’utilizzo integrato di fotografia, web, grafica, video, arte e installazioni crea messaggi nitidi e incisivi sviluppando sempre nuovi scenari creativi. I progetti sono lineari e perfettamente inseriti nel contesto spazio-temporale di suoni, luci e frequenze. Nascono così strategie trasversali frutto di competenze maturate negli anni, sperimentazioni artistiche e capacità tecniche che si rivelano nell’efficacia delle soluzioni sviluppate.

Fotobook

La fotografia è arte e come arte dovrebbe essere fruibile dal maggior numero di persone. Nella società del bello e dell’immagine la nostra mission è quella di far sì che le foto possano circolare liberamente, al di fuori del mercato dell’arte. Che vengano considerate in base alla loro qualità e non al nome dell’autore che le ha scattate. Per questo proponiamo un unico prezzo ed un unico formato di stampa.

30 autori provenienti da tutta Italia hanno sposato la nostra vision e si sono cimentati per noi in cinque temi.

Dalle loro foto nasce questo sito, un catalogo distribuito su scala nazionale, un film documentario e una collezione che sarà visibile per tutto il 2010 presso la galleria Biffi Arte Fotografia e Video di Piacenza.

Francesca Manetta

Francesca Manetta nasce in provincia di Bergamo nel 1979.

Si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo gli studi accademici, si specializza presso l’Ecole Internationale Jacques Lecoq di Parigi (corso LEM).

All’attività scenografica affianca ben presto quella artistica, prediligendo l’installazione e la fotografia, spesso contaminando generi diversi. Ha fatto parte del collettivo artistico Coccodrilli col quale ha realizzato progetti installativi al Laboratorio delle Arti di Piacenza (Hortus), alla Galerie Depardieu di Nizza (Carte Blanche Alocco a cura di Marcel Alocco), e al Collège Port Lympia nella stessa città (Imago).

Le esposizioni e i premi più recenti sono:

Nel 2009 partecipa al progetto Fotobook alla galleria Sottoesposizione di Piacenza, alla galleria San Lorenzo di Milano vince la Menzione Speciale della Giuria per Next Generation – Premio Patrizia Barlettani, Weekend d’inverno alla Villa Medicea Cento Camini di Artimino,  ad Artefiera Cremona, ForlìArteFiera e Artverona è presente con la galleria Dir’Arte di Modica, dove partecipa anche alla mostra Cars.  Del 2008 è Art for children alla Galleria San Lorenzo di Milano e Reset, a cura dell’associazione Pass/o, Palazzo della Cultura di Modica (Rg).

Francesco Paladino

Francesco Paladino nasce a Piacenza: laureato in giurisprudenza dopo aver partecipato, con importanti affermazioni, ai piu’ importanti Festival del cortometraggio nazionali ed esteri, ha iniziato nel 2000 a dedicarsi alla videoarte. Insieme a Maria Assunta Karini ha formato i Kapa; dal 2003 collabora con importanti musicisti di tutto il mondo realizzando audio/video denominati “trancesfilm”.

OPERE:
Tra le sue opere più note:

Qui scorre il fiume (lungometraggio, Cannes 2009);
Killergump;
Lo Domanderò alla Montagna;
Heartbiker;
24 hours;
The Village;
Technology will fall you in the end;
The Parallel Man (Deep Roll 2006);
vincitore corti Autrans 2000;
festival horror di Firenze 2001;
selezionato al Festival Cannes 2006 con il cortometraggio The Parallel Man.
Tra le tante realizzazioni: Antonio Fogar (2003) traccia video nel cd Pratki; Stone Breath e Moth Masque (U.S.A.), Alio Die (Nocturnal Session), Matt Degennaro (Nuova Zelanda) (Post Atomik Rodeo); Stephen Cohen (USA) (Rainday) Aaron Moore (UK) (The Accidental), Quentin Nadig (USA) (L’ov Story), Opim & Sedayne (It-UK) (Witerbirds helped the passengers”; Cloggs and Padma Newsome (Australia).

Franco Fontana

Franco Fontana nasce a Modena il 9 dicembre 1933. Comincia a fotografare nel 1961 e nel 1963 espone alla Terza Biennale Internazionale del Colore a Vienna; l’anno dopo, “Popular Photography” gli pubblica, per la prima volta, un portfolio con testo di Piero Racanicchi. Tiene le prime esposizioni personali nel 1965 a Torino (Societa’ Fotografica Subalpina) e nel 1968 a Modena (Galleria della Sala di Cultura). L’esposizione nella citta’ natale segna una svolta nella sua ricerca. La sua complessa attivita’ e il rilievo internazionale della sua produzione possono essere compendiati in alcune cifre. Gli sono stati dedicati oltre 60 libri, pubblicati da editori italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, spagnoli, americani e giapponesi. Tra questi, nel 2003, un volume monografico retrospettivo con introduzione dello storico della fotografia A.D.Coleman.
Ha esposto in musei pubblici e gallerie private di tutto il mondo – oltre 400 sono le mostre personali e di gruppo che ha finora tenuto. Le sue opere sono oggi conservate nei maggiori musei del mondo, tra i quali il MoMa di New York, il Metropolitan Museum di Tokyo, la George Eastman House di Rochester, il Ludwig Museum di Colonia, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Museum of Fine Arts di Boston, il Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, l’Australian National Gallery di Melbourne, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la GAM di Torino, il Muse’e d’Art Moderne di Parigi, il Kunsthaus Museum di Zurigo, il Ha tenuto workshop in tutto il mondo: al Politecnico di Torino, ai Rencontres di Arles, all’Universita’ Luiss a Roma, all’Accademia delle Arti a Bruxelles, al Guggenheim Museum a NewYork per il programma scolastico e poi Taipei, Barcellona, Genova, Rockport, Tokyo, Venezia.

Ha collaborato e collabora con riviste e quotidiani: Time-Life, Vogue Usa, Vogue France, Il Venerda’¬ (La repubblica), Sette (Corriere della Sera), Panorama, Epoca, Class, Frankfurten Allgemeine, New York Times. Tra le tante campagne pubblicitarie da lui firmate, vanno almeno ricordate quelle per: Fiat, Volkswagen, Ferrovie dello Stato, Snam, Sony, Volvo, Versace, Canon, Kodak, Robe di Kappa. Ha tenuto workshop e conferenze all’estero (Guggenheim Museum, New York; Institute of Technology, Tokyo; Accademia di Bruxelles; Universita’ di Toronto; Parigi; Arles; Rockport; Barcellona; Taipei) e in numerose citta’ italiane (tra le tante: Torino, Politecnico; Roma) e ha collaborato con il Centre Georges Pompidou, e con i Ministeri della Cultura di Francia e del Giappone. a’ˆdirettore artistico del Toscana FotoFestival. Ha ricevuto nel 1994 il XXVIII Ragno D’Oro dell’UNESCO Premio per l’Arte e nel 2006 la Laurea Honoris Causa in Design Eco Compatibile dal Politecnico di Torino.

Infine e’ notevole citare una nota di Italo Zannier nella pubblicazione ” Storia e tecnica della fotografia ” Ed. Laterza : “Un mondo improbabile sembra essere anche quello delle immagini di Franco Fontana , dove il colore e’ essenziale a tal punto da far dimenticare che e’ esistita la fotografia in bianco-nero , con la quale non si tentano neppure confronti, perche’ il colore, qui, non e’ un’aggiunta al chiaroscuro, ma diviene un diverso modo di vedere.

Gabriele Basilico, Francesca Es, Ines Fontenla, Mauro Ghiglione, J&Peg, Antonio Marchetti Lamera, Paolo Parma, Fiorenzo Rosso, Alessandro Sambini, Guido Sartorelli, Mariateresa Sartori, Elisabeth Sche

 

In mostra sono rappresentati vari linguaggi contemporanei, dalla pittura all’installazione, dalla fotografia al video, e vi prevalgono quelli che potremmo definire paesaggi di un tempo sospeso. Che si tratti delle invenzioni di Fiorenzo Rosso o dei grandi paesaggi romani di Gabriele Basilico, come di quelli di Elisabeth Scherffig, il tempo, in queste opere, è davvero sospeso. Né esso riprende a scorrere per i personaggi storici di J & Peg; se poi andiamo alle vedute urbane di Antonio Marchetti Lamera, la forma, almeno nella sua definizione corrente, non esiste più.
Quelle di Mariateresa Sartori sono registrazioni grafiche dei diversi flussi umani: uomini, però, privi di una faccia, registrati nelle loro abitudini quotidiane. Le immagini di Francesca Es sono riflessioni di matrice esistenziale, cosa che si potrebbe dire anche delle installazioni di Mauro Ghiglione.
Di Lucia Veronesi è in mostra il recente, enigmatico video dedicato alla Finlandia. Partono invece dal tema architettonico di alcuni importanti musei italiani e internazionali, per giungere a un più ampio significato, le immagini fotografiche di Guido Sartorelli.
Le sculture di Carlo Vidoni sono una profonda quanto malinconica immersione nel tema della natura, dell’ecologia, così come il lavoro installativo dell’argentina Inés Fontenla, che è comunque analizzabile anche da una visuale geopolitica. Le opere video e fotografiche di Alessandro Sambini sono a tutti gli effetti narrazioni multiple in cui la riflessione sul nostro tempo è venata di una sottile ironia. Le immagini di Paolo Parma, infine, tutte dai toni molto scuri, sviscerano i dubbi esistenziali dell’uomo contemporaneo.

Gaetano Orazio

 

Gaetano Orazio (Angri, Salerno 1954)
Nato in provincia di Salerno, Gaetano Orazio si trasferisce per necessità dal sole della costa campana alle nebbie lombarde, innamorandosi della Brianza, che elegge sua terra d’adozione.

Artista autodidatta, entra in fabbrica all’età di quindici anni senza conoscere la formazione accademica: dipinge sperimentando un linguaggio che sarà definito “realismo espressionista”.

La sua ricerca si sviluppa per tematiche precise: dalle periferie industriali, dall’umanità disagiata degli esordi, passa progressivamente alla natura, e scopre la libertà dell’essere parte di un sentire primitivo e primigenio. A Gaetano Orazio appartengono il fascino e il carisma di un “cercatore” solitario: si affaccia al pubblico solo nel 1992, anno della sua prima mostra personale e, nonostante le numerose esposizioni successive, non si lascia coinvolgere, o meglio travolgere, dalle logiche del mercato dell’arte. Nel 2004 Philippe Daverio gli dedica uno spazio nella trasmissione “Passepartout” su Rai 3 evidenziando il suo essere artista “sciamano”, puro e solitario anacoreta e da allora ne segue con attenzione la sua evoluzione artistica.

Tra le serie pittoriche più significative si ricordano: Crocifissioni (1997); Salamandra (1999-2004); La stessa condizione (2002); Trovante (2002); Bosconero (2004); Nodo battesimale (2006); Come la neve sui pomodori (2007); Sentinelle dell’aurora (2007); Tempo profondo (2008); Passeggeri della terra (2010); Altritudine (2011); H2O e sapone (2011); Primo fiore (2012) e Pecora nera (2013).

Parallelamente al lavoro di artista matura la passione per la poesia scoprendosi autore fine e sensibile. Gaetano Orazio può considerarsi un cantautore d’arte: le note musicali divengono gesto creativo e la parola poetica si trasforma in chiave interpretativa, seppur sempre allusiva, del microcosmo dell’io, dell’artista demiurgo e alchimista.

Gaetano Orazio vive a Cremella mentre il suo studio è a Monticello Brianza, in provincia di Lecco.

Gianluca Groppi

 

Nasce nel 1970 a Piacenza, dove vive e lavora.  Tra le ultime personali, le più importanti sono state al Museo della Fotografia di Bibbiena nel 2006, alla galleria Joyce&Co. Di Genova e alla galleria Micamera di Milano nel 2007. Nel 2008 a Venezia partecipa a “Art prize laguna” ai Giardini della Biennale e a “Arte fotografica”  alla Galleria dell’Istituto Romeno. Numerosi sono i premi vinti: secondo al Concorso fotografico “Crediamo ai tuoi occhi” Bibbiena (AR) portfolio 2006, Menzione speciale “Art prize laguna 2008”, Finalista “Art prize laguna 2008”, segnalato al Premio Celeste 2010. E’ stato curatore delle mostre collettive “LABIRINTI E UMANITA’” presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza e “CADUCITA’” presso la galleria Joyce & Co. di Genova, 2010.

Gianni Croce

 

Giovanni Croce nasce a Lodi il 14 aprile 1896. Intorno al 1909 viene assunto come aiutante nello Studio Fotografico di Giuseppe Marchi a Lodi. Nel novembre del 1915 è chiamato alle armi: il suo foglio matricolare indica “professione fotografo”. A Castelvecchio (vicino a Verona) gli viene affidata la direzione del laboratorio fotografico della Armata e l’organizzazione del servizio fotografico di documentazione degli impianti militari. Nel 1921 si trasferisce a Piacenza dove rileva uno studio fotografico in Corso Vittorio Emanuele. Croce si specializza nel ritratti femminili e in quelli di militari. Nel 1929 il fotografo si avvicina al movimento del secondo Futurismo tramite l’amico Oswaldo Bot, pittore e scultore legato a Martinetti, e un anno dopo inizia una serie di “composizioni” fotografiche liberamente ispiratesi al Futurismo. Negli stessi anni in cui porta avanti la sperimentazione nell’ambito della ”fotografia futurista”, Croce si afferma come ritrattista principe della “ buona società” e come fotoreporter ufficiale della città. Il suo Studio diviene ritrovo di artisti e letterati. Dalla metà degli anni Trenta il fotografo si allontana progressivamente dal movimento marinettiano. Durante la seconda guerra mondiale vive l’esperienza del carcere. Il giorno della liberazione di Piacenza, Croce fotografa le formazioni partigiane che sfilano per la vie della città. Nel dopoguerra Croce abbandona il ritratto per la “fototessera” e si dedica soprattutto alla foto di cronaca. Negli anni ’60 torna realizzare “composizioni” gratuite servendosi anche del fotomontaggio. Nel 1966 viene allestita a Piacenza una grande mostra dedicata a Croce fotografo. Croce lascia l’attività nel 1976 e muore nel maggio del 1981.

Gianni Mimmo | Angelo Contini

 

G i a n n i M i m m o

Pavia, 1957.

Attività:
Sassofonista e compositore attivo nel campo del jazz e della sperimentazione da oltre 25 anni, con una serie di progetti originali con organici disparati. Interessato da sempre alla contaminazione fra le arti ha partecipato a numerose attività interdisciplinari, con particolare attenzione al rapporto musica-testo e musica-immagine. Numi tutelari paiono essere nomi del jazz come Steve Lacy e Roscoe Mitchell, della musica contemporanea come J.Cage e Robert Ashley, dell’arte J.Pollock e Toti Scialoja.
“Ricerca” sembra la parola chiave che accompagna il suo lavoro, che spesso privilegia collaborazioni con elementi di distante collocazione. La cura del timbro musicale e delle tecniche avanzate del sax soprano al quale si è monacalmente dedicato negli ultimi anni è divenuta essa stessa la cifra di riferimento del suo stile. Negli ultimi anni ha fondato Stanze laboratorio di musica e parole poi divenuto Al3ali gruppo con organico dal timbro contemporaneo(voce soprano, contrabbasso, sax soprano, voce recitante, live electronics) dall’ampio catalogo.
Si dedica sempre più spesso alla solo performance nella quale ama investigare il rapporto dello strumento monodico con il silenzio.

A n g e l o C o n t i n i

Strumentista e ricercatore “nato” con il trombone, strumento nel quale ha riconosciuto la propria voce artistica attivo nel campo del jazz e della musica sperimentale, vanta collaborazioni prestigiose.
Giovanissimo negli anni 70 inizia a tenere concerti col trombettista Guido Mazzon e il percussionista Toni Rusconi, frequentando l’inquieto mondo della musica improvvisata .Nel più recente incontro con Gianni Mimmo apre una collaborazione viva, un interplay interessante e quasi cameristico che è la cifra stessa di questo duo.

Gillo Dorfles

 

Gillo Dorfles (Trieste 1910) critico d’arte, estetologo, artista. Si è laureato a Roma in medicina e specializzato a Pavia in psichiatria.
Gli esordi in pittura di Gillo Dorfles risalgono intorno al 1935 quando realizza una serie di dipinti eseguiti con la tecnica della tempera grassa all’uovo in cui è fortemente presente una spiritualità diffusa che anima paesaggi misteriosi, con vitali indefinibili presenze che aleggiano in composizioni simboliche e surreali come in Paesaggio con volto umano, 1934, 2 forme glaciali, 1935, Paesaggio iperboreo, 1935, Larve azzurre, 1937, dove forze, tensioni, entità vengono rivelate dalla sua sensibilità come elementi fondamentali di un mondo sottostante alla realtà tangibile. Elementi questi che sono un preludio dello sviluppo delle varie forme espressive poi sviluppate da Dorfles nei decenni successivi.
Nel 1948 con Munari, Soldati, e Monnet è tra i fondatori del Movimento Arte Concreta, un movimento d’avanguardia che reagisce polemicamente tanto ai dogmi della figurazione tanto a quelli dell’astrazione postcubista.
Dorfles nell’ambito del movimento oltre che come artista esercita il ruolo di critico e teorico.
I“concretisti italiani” si battevano per l’assoluta libertà e indipendenza dell’arte da qualunque ideologia e quindi si misero in polemica contro ogni condizionamento esteriore all’arte soprattutto con la pittura neorealista e la corrente Novecento, vittima delle strumentalizzazioni politiche.
La trasposizione interiore di una realtà esterna percepita e vissuta con artistico interesse porta Dorfles alla creazione di varie composizioni negli anni Quaranta e Cinquanta, complesse nel segno e stimolanti nell’accostamento dei colori. Si vedano a questo proposito le opere Guanto e spirale, 1940, Composizione con creste e cerchi, 1949, Composizione VII, 1949.
Nel corso degli anni Cinquanta l’attività pittorica di Dorfles si fa sempre più libera e creativa, come egli stesso dichiara nel 1957, e “trae la sua ragion d’essere, come è ovvio, da un’intima necessità di manifestare, attraverso un mezzo espressivo…congeniale, le immagini che affiorano alla mente, in altre parole di visualizzare le più urgenti espressioni consce e inconsce che mi si affaccino. Per questa ragione la mia pittura è sempre stata orientata secondo un modulo grafico-plastico lontano da ogni razionalità e da ogni costruttivismo”.
Conclusa l’esperienza del MAC nel 1958, Dorfles dà avvio ad una brillante carriera accademica quale docente di Estetica all’Università Statale di Milano, Trieste e Cagliari.
Agli inizi degli anni ’80 Dorfles riprende a disegnare e dipingere creando inediti personaggi, organismi anomali, indefinibili, nati da contaminazioni tra mondo umano, animale e vegetale, fluttuanti e dinamici in un perenne processo di evoluzione: una pittura libera, carica di immagini fantastiche, dove l’immagine torna nell’opera, non più dalla natura esteriore ma piuttosto da quella interiore dell’artista, assumendo gli infiniti aspetti e la poesia che le relazioni delle forme suggerite dalla fantasia possono determinare.

Giorgio Milani

 

Giorgio Milani nasce a Piacenza il 27 giugno 1946. Opera nel settore delle arti visive, della pubblicità e della comunicazione.
Ha esposto in Italia (tra l’altro a Milano, Roma e Torino) e all’estero (Stati Uniti, Canada, Germania, Spagna, Belgio, Libano, Montecarlo).
Nel 1997 la Fondazione Stelline di Milano organizza la prima mostra di Poetari in Italia, catalogo Mazzotta a cura di Tommaso Trini.
Nel 2002 il Druckunst Museum di Lipsia gli dedica una personale.
Nel 2005 è invitato alla XIV Quadriennale di Roma dove espone “Opera Aperta” un Poetario di 1867 caratteri e fregi tipografici di legno.
Nel 2007 la Deutsche Forschungsgemeinschaft organizza a Bonn la più vasta esposizione di Poetari, 100 lavori fra quadri e sculture provenienti da diversi paesi europei.
Nel 2009 è fra i 16 artisti internazionali invitati a Berlino per la realizzazione di alcune opere all’interno della Biblioteca Statale Unter den Linden.
Nel 2010 realizza due opere pubbliche: “Opera aperta tra Oriente e Occidente” scultura in bronzo e acciaio corten in Piazza Lorenzo Berzieri a Salsomaggiore (PR) e “ROSAe” scultura in acciaio policromo pre4sso la stazione ferroviaria di Fiorenzuola D’Arda.

Giovanni Calori

 

E’ nato nel 1963 a Parma. Diplomato all’Istituto Statale d’Arte “P.Toschi” di Parma, e’ stato illustratore, pubblicitario, copy, grafico, fotografo. Ha pubblicato per diverse testate di stampa periodica e immagini di reportages e di ricerca personale che hanno avuto riconoscimenti e segnalazioni in concorsi nazionali. Negli ultimi anni ha presentato le sue fotografie in diverse esposizioni personali. Vive e lavora tra Parma e Piacenza.

Giulia Federico

 

Giulia Federico è nata nel 1987 a Milano, dove attualmente ha anche sede il suo studio.

Dopo il diploma di Liceo Artistico si iscrive all’ Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2010 consegue con lode il diploma di Laurea in Pittura.

Durante gli anni presso l’Accademia di Brera si dedica sempre più all’iperrealismo ed al Disegno.

Nel 2010 frequenta a Milano anche un corso di Illustrazione editoriale sotto la guida degli illustratori russi Olga e Andrej Dugin.

Nel 2013 con il Premio Biffi vince una residenza d’artista e frequenta un corso di Disegno presso il Saint Martins College of Art di Londra .

Tra i principali riconoscimenti le viene assegnato il Premio Arte 2013 (categoria Grafica) ed è vincitrice del Premio Biffi Arte 2013. Nello stesso anno è anche terza classificata al Premio Ghiggini Arte 2013.

Nel 2012 è seconda classificata al Premio Marsciano Arte Giovane.

Giuliano Della Casa

 

Giuliano Della Casa nasce a Modena.
Frequenta l’Istituto d’arte Venturi della sua città e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Fin dagli esordi il lavoro di Giuliano Della Casa si realizza in stretto rapporto con il mondo letterario e con la creazione del libro. Ne sono testimonianza già i primi lavori che nascono in sodalizio con Adriano Spatola.Nel 1972 Giuliano Della Casa è invitato alla XXXVI Biennale di Venezia. In questi anni realizza mostre personali in Italia e nel 1981 alla Biblioteca nazionale di Parigi partecipa alla mostra “Cent livres d’artistes italianes”. Nello stesso anno la galleria Civica di Modena gli dedica una mostra antologica. Nel 1982 tiene due personali negli Stati Uniti alla New York University e alla Lover Gallery di Los Angeles. Giuliano Della Casa realizza, alla fine degli anni ottanta, la sua prima acquaforte al Laboratorio d’Arte Grafica di Modena e da quel momento ha inizio un lungo sodalizio con la stamperia che prosegue ancora oggi. Nel 1992 Roberto Gatti edita un suo libro d’artista dal titolo “Simple life” con sette incisioni originali e sette poesie di Paul Vangelisti.

La frequentazione di Giuliano Della Casa con poeti e scrittori ha consentito all’artista, in questi anni, di collaborare alla realizzazione di innumerevoli edizioni conseguendo apprezzamenti unanimi non solo nel mondo artistico. Per Roberto Gatti realizza nel 1996 “Cloud9”, un prestigioso libro d’artista con nove acquetinte e altrettante poesie di poeti americani.
Giuliano Della Casa collabora con il Laboratorio d’Arte Grafica di Modena da oltre venti anni; ciò ha prodotto una patrimonio significativo di opere che percorrono buona parte dell’itinerario artistico dell’artista.

Giuseppe Corrado – Camilian Demetrescu – Graziano Gregori – Ali Hassoun – Lena Liv – Enrico Pulsoni

Ali Hassoun è nato a Sidone (Libano) nel 1964. Nel 1982 si trasferisce in Italia per proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1992 si laurea in architettura presso l’università della stessa città. Oggi vive e lavora a Milano. Alla  nazionalità libanese Hassoun ha aggiunto quella italiana, integrando la dimensione originaria, arabo-mediterranea, della propria identità con una dimensione diversa, europea ed occidentale.

Il tema più evidente fra quelli che emergono nella sua ricerca pittorica e’ relativo al viaggio, strumento per esplorare esperienze e visioni eterogenee.  Invece del concetto di “scontro di civiltà”, semplificazione pericolosa e tuttavia molto diffusa oggi in Occidente, Hassoun propone un’idea di “umanità come qualità universale e comune fra tutti i popoli, fondata su una spiritualità originaria che precede le diversificazioni religiose e politiche.

Cosi’ l’artista si fa interprete di culture diverse ma confrontabili, che convivono nello spazio perfettamente orchestrato delle sue tele coloratissime. I personaggi di un Islam o di un’Africa tanto vissuta quanto favolosa e immaginata, nelle sue composizioni sono tutti catturati in un gioco di citazioni colte e di rimandi indiretti  tra figura e sfondo.

Hanno parlato di lui, Fayasal Sultan, Omar Calabrese, Gianni Jean Noel Schifanò, Alberto Fiz, Silvia Guastalla, Luca Beatrice, Alessandro Riva, Aldo Mondino, Chiara Guidi, Maurizio Sciaccaluga, Manuela Brevi, Ivan Quaroni, Marina Moiana, Gianluca Marziani, Beatrice Buscaroli, Antonio d’Avossa, Murteza Fedan, Melih Gorgun, Chiara Canali, Mimmo di Marzio,  Saleh Barakat e Martina Corgnati e Vittorio Sgarbi.

Lena Liv
Nata a Leningrado, USSR nel 1952, vive tra l’Italia, gli Stati Uniti e Israele

1968-70      Scuola di Belle Arti, Leningrado
1971-76      Accademia di Stato d’Arte e Design Industriale -Muchina, Leningrado
1974           Studia Arte del vetro  colorato all Opificio del Vetro Artistico, Leningrado. Partecipa al movimento di Arte Non Conformista
1976           Arriva in Israele;  Vive  per un anno a Tel Aviv

1977           Si sposta a Ein-Hod – Villaggio Artistico e inizia a realizzare lavori sperimentali con la carta
1978           Progetta e  realizza grandi vetrate a Tel Aviv e Haifa

1979           Primo soggiorno in Italia.  Studia la fabbricazione della carta

1980           Prima mostra di opere su carta, Galleria Goldman, Haifa, Israele

1981-82     Inizia in Italia un progetto con la carta da lei direttamente prodotta.  È invitata a partecipare alla Biennale d’Arte Anti- apartheid  “Living Arts”, Johannesburg, Sud Africa

1983          “Paper as a Space Phenomenon”, installazione a  Art Basel,  Fiera d’Arte Internazionale.

Inizia  a studiare  il concetto di Labirinto

1984           “The Horizon”, trittico monumentale per Tiberias Club Hotel, in collaborazione con lo studio di architetti Blumenfeld-Pincuck .   Continua a lavorare sul progetto “ The Labyrinth. Paper as a Space  Phenomenon

1986          “Concentration”,  Installazione permanente all’ Open Museum, Industrial Park, Tefen, Israele

Installazione“Blue Echo”, 1ª Biennale Internazionale di Art Paper, Leopold-Hoesh Museum, Duren, Germania

Progetto  Ambientale  per lo Schloss Solitude, Stuttgart, Germania

1987-88 Installazione permanente per Iscar Hartmetall GmbH, Karlsruhe, Germania.  Dal 1988  lavora al progetto “…E  Se Non Fossero Ombre Le Ombre…”

1990           Premiata con il secondo Premio alla Terzo Biennale Internazionale d’Arte di Carta,  Leopold-Hoesh Museum, Duren, Germania.   Primo ritorno in Russia

1992           Lavora al progetto  “Memoria  e   Oblio”

1993-94      Inizia le ricerche per il progetto “ Things”

1995           Borsa di studio del  Ministero della Cultura dello Schleswig-Holstein Land per continuare la ricerca per il progetto    “Things”

1995           Svolge ricerche per  lo sviluppo delle immagine fotografiche direttamente sul vetro

1996           Espone grandi installazioni a  Landeskulturzentrum  Salzau, Germania

1997           Realizza grandi lavori con il vetro e la luce per il progetto  “Things” presentato in vari musei attraverso alcune mostre personali al Tel Aviv  Museum of Art, alla Stadtgalerie di Kiel e allo  The State Russian  Museum, St.Petersburg.1997-98

1998           Inizia la ricerca per un nuovo progetto  sulla Follia.

2000-05      Realizza il gruppo centrale dei lavori  per il progetto “Oltre” sulla   tema della Follia. Nel contempo comincia realizzare vetri di grande formato nei quali riemerge il colore.

2006          Ritorna a Mosca per iniziare un nuovo progetto sulla Metropolitana di Mosca. Realizza una complessa documentazione fotografica all’interno della metropolitana nella quale individua su vari livelli di significato poetico testimonianze antropologiche ed esistenziali in cui si compendiano memoria, bellezza e tragica solitudine non solo del popolo russo, ma dell’individuo contemporaneo, in una chiave di universalità. Si concentra  sulla ricerca e sulla sperimentazione  con immagini in cui la policromia della luce è trattata  come una materia pittorica

2009         Progetto “Hekhalòt”- Realizza una grande mostra retrospettiva al Museo Pecci di Prato,  che include lavori realizzati in arco piu di   venti anni

2009-10 Prepara lavori con grandi vetri per la mostra personale “Chatedrali per le Masse. Metro di Mosca” al Tel Aviv Museum of Art . La mostra curata da M. Omer  si apre nel luglio del 2010

2012-2013 È sempre piu coinvolta  nella  sperimentazione esaustiva della funzione “ orfica” della propria creatività. È attualmente in fase di realizzazione una grande opera di geometria variabile, una sorta di immenso  caleidoscopio di immagini oracolari della natura  in cui  si compone e scompone un sistema di nuova poetica esistenziale che lascia aperta nuove ipotesi.

Camilian Demetrescu, nome d’arte di Paul Constantin Demetrescu  – Buşteni 18 novembre 1924 –  Gallese il 6 Maggio 2012 – è stato un pittore, scultore, scrittore e studioso di storia dell’arte rumeno naturalizzato italiano.

Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bucarest nel 1949 portando avanti studi paralleli di medicina e filosofia. Membro dell’Unione degli Artisti di Romania, lavora in silenzio e per sfuggire al condizionamento ideologico del regime comunista, svolge allo stesso tempo attività di storico d’arte e scrittore; nel 1969 viene censurato per inadempimento alle regole ideologiche del sistema e, dopo il fallimento della Primavera di Praga, riesce a fuggire ottenendo asilo politico in Italia.

Per uscire dall’incubo del realismo socialista – che imponeva all’artista di rappresentare la realtà non così com’era, ma come sarebbe dovuta essere secondo le indicazioni del partito – in Italia passa all’astrattismo, una forma di astrattismo simbolico che riparte dagli archetipi della realtà vera, dalle forme primordiali della vita: l’uovo, la conchiglia, le geometrie della natura. Nel 1970 Giulio Carlo Argan sarà Il primo critico e storico d’arte italiano che si interessa al suo lavoro artistico.

La sua arte, come la sua vita subisce una svolta in seguito ad un profondo cambiamento interiore e dall’ incontro nel 1979, anno della sua ultima mostra d’arte astratta a Parigi, con lo storico delle religioni e scrittore rumeno Mircea Eliade. D’ora innanzi abbandona l’astrattismo per dedicarsi ad un’arte ispirata al sacro, i suoi lavori avranno uno spiccato carattere etico-religioso ed un nuovo pubblico, soprattutto nei movimenti di risveglio spirituale.

L’intensa l’attività storiografica svolta da Demetrescu si realizza nel 1997con il primo volume sul “Simbolo nell’arte romanica” dal titolo Solstizio Eterno, dedicato alle basiliche S. Pietro e S. Maria Maggiore di Tuscania, il Duomo di Civita Castellana, la Collegiata di Lugnano in Teverina, la Cripta del Duomo di Nepi. Nel 1998 esce il secondo volume Proverbi di Pietra, sulle cattedrali romaniche di Piacenza e Ferrara, opere dello stesso scultore e architetto medievale Nicholaus.

È invitato due volte alla Biennale di Venezia  nel 1971/72 – mostra Grafica Internazionale e Mostra del cinema e al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1972 con una sala personale

Nel 2000, su invito del Governo rumeno, espone a Bucarest una ampia mostra antologica intitolata “30 anni d’Arte in Italia”, con più di trecento opere del periodo astratto e figurativo, realizzate nel suo esilio italiano. Nel 2004 apre a Roma la mostra antologica intitolata Hierofanie – la forza del simbolo tra nichilismo e speranza – 35 anni d’arte in Italia – arazzi, sculture in legno, dipinti e grafica – allestita in due sedi romane: all’Accademia di Romania opere del primo periodo astratto e nella Basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri le opere d’arte sacra del secondo periodo.

Nel 2008 su invito della prefettura pontificia sono trasferiti in modo permanente in Vaticano nove arazzi – il ciclo delle sei Hierofanie, l’Annunciazione, l’Abbraccio Cosmico e San Giorgio che uccide il drago rosso, patrono della Romania, circondato dagli occhi del popolo che si riaprono alla fede e alla libertà, vietate dal comunismo, arazzo dedicato alla rivoluzione rumena del 1989, oggi collocati nelle sale per le udienze private del pontefice.

Enrico Pulsoni è nato ad Avezzano nel 1956.
È titolare della cattedra di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Macerata. Si laurea in Architettura all’Università “La Sapienza” di Roma con Filiberto Menna su Schwittwers e il Merzbau di Hannover. Nei primi anni Settanta, collabora con il gruppo teatrale Altro di Roma, realizzando spettacoli, ambientazioni spaziali.

Al 1977-1978 risalgono le sue prime personali che si svolgono alla galleria Ferro di Cavallo di Roma e alla Galleria Artecentro di Milano.

Nel 1980 Nello Ponente lo invita alla mostra “1960/80 linee della ricerca artistica in Italia”.

Nel corso degli anni Ottanta espone più volte nella galleria Il Segno di Roma, Spriano di Omega, Peccolo di Livorno, Tommaseo di Trieste, Emicla di Gaeta.

Nel corso degli anni Novanta le sue mostre personali si svolgono alla Galleria la Panchetta di Bari, alla Galleria Michele Di Virgilio di Roma, alla Galleria Spriano di Omegna, al Kunstlerhaus Mousonturm di Frankfurt a.Main. Collabora alla scenografia dello spettacolo Anihccam di Lucia Latour che viene presentato a Rovereto, Parigi e Francoforte.

Nel 1994 realizza i fondali di scena per lo spettacolo Naturalmente tua di Lucia Latour presentato a Villa Medici a Roma.

Nel 1995 la sua prima importante esposizione di grafica, libri d’arte e gouaches che ha luogo al Leonhardi Museum di Dresda, con un testo in catalogo di Achille Perilli.

Nel 1997 Jolanda Nigro Covre lo invita all’Università di Pescara nell’ambito di una ricognizione di artisti nati in Abruzzo. Collabora con Riviste d’arte «Arsenale», «Sottotraccia», «Opening») e realizza il video d’arte Rebus che viene presentato in diverse manifestazioni italiane ed estere.

Nel 1998 presenta presso la galleria il Bulino di Roma “Librido” insieme a Bruno Conte e successivamente nella stessa galleria presenta Disegni e fusioni, disegni a penna e fusioni in alluminio e in ottone.

Nel 2001 espone al Centro Mascarella di Bologna e la Banca Nazionale del Lavoro acquisisce una serie di sue sculture. Nello stesso anno Alessandro Gori di Prato gli commissiona il libro in tiratura limitata “Paesaggiornaliero” per i tipi di Morgana Edizioni di Firenze. Alla Lift Gallery di Roma realizza “Quarti per quattro e un quadrato”, libro-gravure in double-face con interventi di Vettor Pisani, Michele Marinaccio, Giuseppe Tabacco e la partecipazione del pubblico.

Dal 1991, affianca al suo interesse per la realizzazione di libri d’arte, sovente in copia unica, le Edizioni Cinquantunosettanta, libri calcografici o litografici che testimoniano, in maniera ironica su piani di linguaggio diversi, i suoi rapporti personali ed artistici, con un numero di volta in volta crescente di coautori, esposti una prima volta nel 2000 presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’ultimo di questa serie, dal titolo Novena, termina nel 2002.

È curatore artistico della Collana d’arte Duale edita da Il Bulino di Sergio Pandolfini.

Nel 2002 tiene un corso sul “Libro d’arte” presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila, dal quale scaturisce il poster-dispensa “Libro d’arte – Appunti scritti a mano per libri da realizzare manualmente”, nello stesso anno realizza un grande pannello in ottone per l’Aula Magna del Nuovo Commissariato di Avezzano.

Nel 2003 espone terre e disegni all’Accademia d’Egitto di Roma e gli ottoni all’ISA/Magazzini del porto Fluviale di Roma.

Nel 2004 Il Centro dell’Incisione e della Grafica d’arte di Formello presenta le sue Edizioni Cinquantunosettanta. A Castelli espone il suo lavoro in terracotta e in ottone dal titolo Ritmo bianco e rosso.

Nel 2005 presenta Biancoeottone le sue opere recenti nello spazio romano TRAleVOLTE. Presepe Fiore, opera in terra bianca e rossa di tre metri di diametro, viene presentata a Matera nella Chiesa rupestre della Madonna delle Virtù. In seguito Presepe Fiore è esposto nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e nella Cripta del Duomo di Orvieto. Di questa opera è stato realizzato un video da Aldo Cimaglia intitolato Presepe Fiore di Enrico Pulsoni selezionato e proiettato al Concorso Internazionale DOCFEST di Palazzo Venezia. Sta attualmente lavorando sul tema della identità (VOLTItraVOLTI- un migliaio di volti disegnati con la penna biro, custoditi in una scatola): a fianco di VOLTItraVOLTI ha lavorato Gianmaria Nerli scrivendo 34 storie ispirate da essi, e ne è uscito un libro edito dalla Galleria Michelangelo di Roma.

Nel 2007 espone a Meeting di Gianni Frezzato a Venezia Mestre e cura Fogli di Formello per il Centro dell’incisione della grafica d’arte di Formello. Pubblica per l’editore Empiria Nuvole Barbare una trascrizione e illustrazione di testi inediti di Pietro Tripodo con una nota di Emanuele Trevi. Il suo lavoro è attualmente concentrato su due opere Mortis Humana Via, una rivisitazione della Via Crucis, e FINALE, DIPARTITA calcioperetta, una visione melanconica dello sport più popolare d’Italia nelle zone più popolari delle nostre città.

Giuseppe Corrado è nato a Montesano Salentino (Le) il 1 gennaio 1960, dove vive e lavora. Diplomato al Liceo Artistico di Lecce, si iscrive all’ ISEF di Foggia vi completa gli studi ed insegna per alcuni anni.

Ubbidendo al richiamo dell’arte abbandona il ruolo di docente impegnandosi nello studio dei classici greci e dei protagonisti del Rinascimento, lavorando intensamente nella pittura ma ancor più nella scultura. Sue le opere di grandi dimensioni come il monumento all’ Emigrante nella Piazza omonima di Matino (Le), la fontana del Putto su delfino realizzato in pietra leccese nella piazza “Bacile” a Spongano (Le), il Nettuno sul Lungomare di Gallipoli ed il monumento ai Caduti in marmo in piazza “Caduti” a Botrugno (Le).

Ha realizzato inoltre importanti opere di arte sacra, quali il grande Cristo in legno donato a Sua Santità Giovanni Paolo II, la statua della Protettrice del Sangue di Cristo nell’Istituto Regina Pacis di Bari, la Pietà e la Madonna col bambino nel nuovo Seminario di Lecce, gli elementi strutturali ed architettonici: l’altare, l’ambone, le sedute, il battistero ed il quadro che rappresenta “il peccato originale” per la chiesa di Depressa (Le).

La sua esperienza ventennale nell’ambiente della scultura salentina barocca trova spazi rappresentativi di straordinaria importanza in Italia, come in Germania, in Sud Africa e Hong Kong, ricevendo consensi di critica e di pubblico. La sua forte grinta artistica e abilità plastica saranno un contributo determinante alle tecniche lavorative della materia.

Mostre personali in Italia e all’estero caratterizzano la sua attività artistica a far data dal 1989. Nel 2012 gli è stata conferita la Laurea Honoris Causa in Arte a Parigi come il migliore scultore italiano vivente dall’ Arts-Sciences-Lettres” (Societé Académique d’Education e d’Encouragement fondée en 1915)

Graziano Gregori, scenografo e costumista, è nato a Castorano (AP) nel 1954. Consegue il diploma di Maturità artistica ad Ascoli Piceno e la laurea in Architettura a Firenze. Vive a Colli del Tronto (AP).

Dal 1983 lavora stabilmente come scenografo costumista nel “Teatro del Carretto”, che considera esperienza fondamentale per la propria ricerca artistica ed espressiva.

Innumerevoli le sue realizzazioni, in Italia e all’estero, dai costumi alle scene, in spettacoli di prosa e d’Opera, con attori quali M. Mastroianni, V. Moriconi, F. Branciaroli, U. Pagliai, P. Gassman, R. Falk., D. Cantarelli, M. Bartoli e con registi del prestigio di E. Marcucci, D. Abbado, L. Squarzina, A. Konchalovskij, G. Kramer, G. Emiliani e P. Degli Esposti, create per teatri come il Teatro Antico di Siracusa, il Teatro dell’Opera di Roma, l’Arena di Verona, il Festival di Spoleto, il Festival di Edimburgo, il Teatro Massimo di Palermo, il Petruzzelli di Bari, il Rossini Opera Festival, il Regio di Torino, il Teatro dell’Opera di Vienna.

Ha illustrato libri (“La principessa della torre”, Emme Edizioni, 1982 e “La fattoria degli animali” Edizioni Olivetti, 1991) e realizzato mostre con disegni, bassorilievi, costumi delle sue realizzazioni sceniche, tra cui alla Galleria Nuages, Milano, 1996,  al Palazzo dei Capitani, Ascoli Piceno, 1997, a Colli del Tronto –AP-2008, a Bergamo – Galleria Ceribelli, 2009, a Milano – Cartiere Vannucci, 2011 e alla 54^ Biennale di Venezia 2011.

Igor Eškinja

Igor Eškinja, nato a Rijeca nel 1975, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2002. Il suo lavoro sta ottenendo da alcuni anni sempre più consensi sulla scena internazionale, come testimonia la sua installazione attualmente in mostra al Museum of Arts and Design di New York.
Da sempre interessato alla ricerca sulla percezione visiva, l’artista croato si propone di creare situazioni critiche e sovversive attraverso interventi semplici sul luogo espositivo: interventi che superano le implicazioni puramente politiche della smaterializzazione dell’oggetto d’arte, trattenendo l’osservatore sulla soglia fra realtà oggettiva e illusione, il punto limite in cui vien posto l’oggetto è ridotto al minimo e sospeso tra queste due dimensioni.
L’uso che egli fa di materiali umili – polvere, inchiostro, nastro – e della prospettiva a tre punti di fuga, crea divertenti ma puntuali critiche al potere dell’immagine e trova la sua iterazione più semplice, ma anche più efficace nella serie di opere Made In:side del 2007. Nel puntualizzare la complicità della fotocamera nel fabbricare la realtà, la serie sottolinea la fallacia insita nell’equiparare la rappresentazione e l’osservazione delle cose. Made In:side è composta da una serie di fotografie che apparentemente documentano rappresentazioni grafiche di sculture composte da imballaggi di cartone, di varia configurazione e misura, montati su uno spazio interno.
Siano essi capovolti, parzialmente smantellati o sovrapposti, questi assemblaggi di scatole manifestano le caratteristiche di ripetizione e minima differenza proprie del Minimalismo classico, spostandole tuttavia quasi impercettibilmente in una diversa estetica.
Eškinja manipola lo spazio realizzando ambienti capaci di indirizzare lo sguardo verso qualcosa di indicibile. Questo è piu’ che evidente in opere come Reanimated Original (2010), 34% Green on White (2010), e 31% Red on White (2010). L’effetto che ottiene sul visitatore è di spaesamento, non potendo egli avere una visione diretta dell’installazione, ma nemmeno della sua performance. Tutto è già accaduto in uno scarto di spazio e tempo nel quale ci troviamo immersi, tra il prima e il dopo, quello di una visione non più disponibile, restituitaci solo attraverso la fotografia. Eškinja ricerca una relazione fisica e mentale fra cose che risultano vicine pur trovandosi a distanze differenti, e che nel contempo vanno a costituire un paesaggio. Questo si può fare soltanto attraverso lo sguardo cristallino della macchina fotografica.
Nella serie di opere Surface (2011), per esempio, ha realizzato dei set fotografici in situ, sovrapponendo alle consuete geometrie del luogo delle vere e proprie finestre, dei ritagli visivi in cui l’occhio della fotocamera fosse ingannato, permettendo a chi guarda di vedere gli spazi possibili oltre la siepe. L’artista ha avvertito infatti l’esigenza di costruire dei nuovi contesti per ambientare le proprie rappresentazioni, in maniera tale che l’opera – la fotografia – possa essere il prodotto finale di un’operazione scultorea e tridimensionale: in questo modo realtà e spazio di visione coesiston ambiguamente, l’uno all’altra indissolubilmente legati.
Nel lavoro di Eškinja la manipolazione dell’architettura e delle sue geometrie (in forma non invasiva né irreversibile: successivamente alla realizzazione dello scatto, gli ambienti vengono difatti riportati alla situazione iniziale) è l’artificio su cui si regge il suo metateatro. La finzione artistica diventa così rappresentazione del corto circuito tra tutte le possibili prospettive. Ecco allora l’autore entrare in completa simbiosi con il visitatore, protagonista fondamentale dei suoi lavori, e portarlo a interagire sulla base del gioco che s’instaura tra realtà e finzione, messo in moto dai naturali processi di percezione.

Jessica Incerti Telani

Il lavoro di Jessica Incerti Telani
consiste nell’interpretare lo spazio e le superfici attraverso la video proiezione, sfruttando i luoghi che la circondano…
Per farlo si avvale di immagini e disegni che produce con la grafica e che in un secondo momento anima in base alla scenografia virtuale che deve costruire..
Cresce in un paesino in provincia di Reggio Emilia.
Il suo risulta essere un esempio lampante dell’incontro tra due culture ideologicamente differenti.
A 14 anni si iscrive presso l’istituto sperimentale B.Pascal, quasi convinta che la strada giusta da seguire sia quella dello studio delle lingue straniere. Un giorno la sua attenzione viene attratta da un disegno fatto a matita su un banco. Da quel momento lei comincia a guardare il mondo con occhi diversi.
Solo in futuro capira’ che le materie umanistiche, in un modo o nell’ altro, faranno parte della sua vita.

Joan Soncini

Joan Soncini, Ph.D., psicologa e docente presso la New York University, è nata a Washington. Fotografa e documentarista per passione, si occupa di foto della natura ed in particolare del modo marinodi cui cattura e sottrae con poesia ed abilità spettacolari attimi che sanno dare irripetibili emozioni. Nel novembre del 2005 alla presentazione della sua prima personale italiana a Parma, Claudio Del Monte scrisse senza errore : “…nelle foto di Joan Soncini la bellezza dei soggetti ed il personalissimo modo di interpretarli regalano più emozioni al cuore che immagini agli occhi”. Il soprannome di “Turtle Lady” Joan se lo è guadagnato con le migliaia di riprese marine e i coseguenti reportage inerenti le tartarughe.

Kevin Kline

Kevin Kline è un fotografo autodidatta che lavora con la pellicola. Ogni sua immagine nasce nell’oculare della macchina fotografica: non vi è manipolazione successiva del fotogramma.

Nessuna scuola alle spalle, ma una grande ammirazione per alcuni grandi maestri della fotografia contemporanea: Diane Arbus, Richard Avedon, August Sander, Mike Disfarmer, e ancora William Eggleston, con la sua sensibilità per i soggetti marginali e per una natura colta nei suoi aspetti meno eclatanti, e Walker Evans, noto per il suo senso compositivo classico e intuitivo anche quando ciò che viene fotografato potrebbe essere considerato comune.

Lomography

Lomography è una global community la cui passione è la creatività e la sperimentazione analogica della fotografia a pellicola. Lomography significa cavalcare il momento, catturarlo al volo con il tuo strumento lomografico preferito.

www.lomography.com

Lorenzo Pepe

Lorenzo Pepe (1912-1984).

Nasce a Cassano delle Murge, in Puglia, ma diventa presto milanese d’adozione, già da piccolo disegnava molto e non ancora quindicenne  entra nello studio dello scultore Adolfo Wildt e come suo allievo anche all’Accademia di Brera. Pepe aprì il suo primo studio in piazza Leonardo da Vinci ed ebbe il suo primo articolo sull’Ambrosiano, firmato da Carlo Carrà.

Ha partecipato alle Biennali di Venezia nel ’48, ’50, ‘58 (dove fu premiato) e nel ’66. Nel 1956 si impone con una mostra a Palazzo Reale, dove espone con De Chirico e Sironi.

In Italia non fece parte di alcun gruppo né di alcuna corrente, rimanendo autonomo e indipendente, ma soprattutto fedele alla sua originale concezione artistica, voleva misurarsi con il mondo e trovò, fin dal 1950, un mercante ad Amsterdam. Nel 1959 collabora con l’architetto Giovanni Muzio per la nuova basilica dell’Annunciazione a Nazareth, Israele, progettando i due portali per la porta principale. Nel ’69 insegna figura a Brera ottenendo la cattedra che era stata di Marino Marini e nel 1981 è a Palazzo Grassi a Venezia con una personale.

Le sue opere si trovano in musei e collezioni pubbliche in Olanda, Belgio, Finlandia, Svizzera, Germania, Francia e America, in Italia è presente nelle collezioni del Museo ‘900 di Milano e della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza.

Marco Circhirillo

Nasce a Parma il 18/05/1980 e consegue la Laurea in Arte, Spettacolo e  Immagine Multimediale presso la Facoltà di studi di Lettere e Filosofia di Parma e la successiva Laurea Magistrale in Storia dell’Arte Contemporanea, entrambe a pieno merito. Lavora come Tutor presso l’Ente consortile Forma Futuro e collabora come Mimo Lirico per le Fondazioni Teatro Regio e A. Toscanini di Parma.

Si occupa di fotografia concependola come un tentativo di rimedio all’eterno fluire dell’esistenza, come rappresentazione delle idee, dei pensieri, dei sogni della mente ma anche e soprattutto dei mostri e delle angosce che la abitano. Non tanto una volontà di esorcizzare e annientare i mali del nostro tempo, quanto il desiderio di incontrarli, conoscerne la profondità, imparare a convivere con essi.

Di stampo surrealista, influenzato da colui che ritiene il suo maestro ideale, Man Ray, Marco Circhirillo ha esposto in molte occasioni le proprie opere. Tra le più importanti si ricordano:

– “Parma, young photographer – Identity Identities” School of Visual Arts, New York & Montclair State University, Montclair, critica di Paolo Barbaro, Mattioli 2008
– Menzione speciale  “Premio Musae”, 2008, con il progetto Italia da sud a sud, circuito Sicilia (Catania) City Management 2008
– “Rintracciarti”, 2008 Palazzo della Ragione di Mantova, con il progetto “follia gentile” Alce Nero 2008
– “Punto 15”, 2007 palazzo pigorini di Parma con il progetto “claustroscontro”, critica di valerio deho’, Mup  2007

Circhirillo collabora attivamente come artista e critico d’arte con la galleria d’arte contemporanea 9VisionsArt di Peschiera del Garda (VE), con la galleria Art We Are di Scandiano (RE) , con la galleria Biffi di Piacenza nel progetto Fotobook e con la Galleria Leonardo di Lanciano (CH).

Marco Introini

Marco Introini nasce a Milano nel 1968. Laureto in architettura, sviluppa il suo interesse verso la fotografia di architettura e di paesaggio antropizzato. Numerosi i premi che riceve e i concorsi a cui partecipa: Lombardia Effetto Paesaggio (1999), Città Europa e FotoGribaudo (2002), Descubrimientos del Festival Internazionale PHotoEspaña05 (2005), X Biennale di Architettura  e Black and White Spider Awards, USA (2006), menzione d’onore al PX3, prix de la photographie Paris (2007).

E’ docente di Fotografia dell’ Architettura e Tecnica della Rappresentazione presso la facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano e di Rappresentazione Fotografica presso l’ISAD (Istituto Superiore di Architettura e Design) di Milano.

La fotografia è lo strumento per conoscere la realtà, per studiare il rapporto di identità tra l’architettura, la città e la loro traduzione costruita, un lavoro selettivo, capace di attardarsi in più di uno scatto a studiare le qualità proprie di un luogo, più di uno scatto per capirne le ragioni. Il mio è un atteggiamento critico e severo nei confronti di una realtà costruita che spesso non vogliamo riconoscere.

Maria Assunta Karini

nasce a Piacenza, dove vive e lavora. Da alcuni anni si dedica alla sperimentazione nella fotografia e nella video arte. I suoi lavori sono in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo. Tra le più recenti esposizioni: nel 2010 Reggio Film Festival, Fondazione S.A.S. (Brasile), Primo Piano Livingallery a Lecce, Progetto M.U.S.A. a Piacenza, Video Project 00130 a Helsinky. Nel 2009 Foto-Project ad Arborea (U.S.A.), Teheran International Short, Film Festival, Festival Internazionale di Videoarte a Varna (Bulgaria), direzione artistica di “Autunnhorror” alla galleria d’arte Majakovskij di Verona. Nel 2008 direzione artistica della rassegna di video arte veronese, Athens Video Art Festival, Galleria Nuovospazio di Piacenza, Primo Piano Livingallery di Lecce, “Racconti d’arte” al MART di Rovereto. Nel 2007 ha partecipato a concorsi e festival cinematografici internazionali in Olanda, Korea, Canada Svezia, Spagna, Israele, Stati Uniti e Italia. Ha partecipato al progetto di Artefiera Bologna “10 artisti per IBC Beni Culturali della Regione Emilia Romagna.

Marinella Pirelli

Marinella Pirelli è nata a Verona nel 1925. Ha compiuto gli studi classici a Belluno e, dopo la guerra, si è trasferita a Milano dove ha lavorato come costumista, scenografa e attrice con la compagnia teatrale Il Carrozzone diretta da Fantasio Piccoli. Nel 1950 si è trasferita a Roma, dove ha lavorato presso la Filmeco, una delle prime case di produzione di cartoni animati in Italia.

Tra gli anni Cinquanta e i Sessanta la sua pittura ha preso di mira soprattutto la natura, colta in particolari condizioni luminose ed espressa con un linguaggio evocativo, parzialmente astratto.

La natura è anche il soggetto dei suoi primi lavori di cinema sperimentale, girati attorno alla metà degli anni Sessanta. In quel decennio le opere di Marinella Pirelli vengono esposte presso gallerie prestigiose come Christian Stein a Torino, Toselli a Milano e Lucio Amelio a Napoli.

Nel 1969 viene realizzato il primo Film Ambiente, un’installazione di grandi dimensioni, composta da una serie di schermi appesi e fluttuanti di materiale sintetico che riflettono in modo diverso, a seconda dell’angolo di incidenza, le proiezioni di immagini pittoriche; l’ambiente è praticabile dallo spettatore che può camminare al suo interno, immergendosi nel flusso di colore.

Nei primi anni Settanta nascono le Meteore e in seguito i Pulsar, nei quali emissioni circolari di luce vengono proiettate sul soffitto di ambienti appositamente oscurati.

Nel 1973 l’attività creativa ed espositiva di Marinella Pirelli si interrompe in seguito all’incidente automobilistico nel quale perde la vita suo marito, Giovanni Pirelli.

Alla fine degli anni Novanta, anche grazie all’interessamento di Giuseppe Panza di Biumo, le sue opere ritornano a essere esposte. Al 2003 risalgono le sue personali presso la Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo, a Varese, e presso il Museo d’Arte Moderna di San Paolo. Nel 2004 la Permanente ospita una sua ampia retrospettiva, mentre al 2008 risale la sua ultima personale presso la galleria Artepensiero di Milano.

Mauro Patrini

Mauro Patrini è nato a Pizzighettone nel 1965. Fin dagli anni ’80 si appassiona all’arte e alla pittura in particolare.
Sperimenta forme artistiche tradizionali che, però, non lo appagano pienamente; decide pertanto di allontanarsi da questa realtà e si mette alla ricerca di nuove forme.
Frequenta il Centro Europeo di Formazione degli Artigiani per la Conservazione del Patrimonio Architettonico di Venezia ed apprende diverse tecniche artigianali quali affresco e stucco marmo.
Nei successivi quindici anni si dedica alla professione artigianale eseguendo commissioni di prestigio quali il restauro di Palazzo Carmi a Parma, la pavimentazione in scagliola del Coffee House nel Palazzo del Quirinale a Roma, il restauro dello stemma di Casa Lancellotti presso la Casa d’Aste Christie’s a Roma e altri interventi in edifici pubblici e privati; in particolare, negli Stati Uniti, Peter Marino, noto architetto newyorkese, gli affida la realizzazione di imponenti decorazioni presso una villa privata a Palm Beach, in Florida. Inoltre, collabora al restauro del Tiepolo nella chiesa dei SS. Faustino e Giovita a Brescia. Diventa docente di stucco marmo presso il Centro Europeo per i Mestieri della Conservazione “Pro Venezia Viva” di Venezia e la Fondazione Villa Fabbris di Thiene.
L’esperienza artigianale comporta per Patrini la conoscenza e la sperimentazione di materiali plastici che gli sembra possano meglio rispondere alle sue esigenze artistiche.
Dal 2004 riprende pertanto quell’attività trascurata vent’anni prima con tanta amarezza e si propone con opere d’arte concettuale.

Nello Vegezzi

 

Nello Vegezzi fu un artista e poeta originale, problematico e creativo nel secondo Novecento, un periodo di fortissima trasformazione. Egli rappresentò un’esperienza di critica infiammata verso il mondo patriarcale, il sonnecchiante provincialismo, la chiusura verso ogni novità e diversità. Il suo spirito libero e appassionato lo portò 1. a una rottura radicale con le convenzioni dominanti cattolico- borghesi; 2. a una povertà militante nelle iniziative civili per l’emancipazione sociale e democratica; 3. a partecipare al grande rinnovamento dell’arte europea dalla rivoluzione antinaturalista da Picasso a Dada e al Surrealismo.

In sintonia con queste dirompenti esperienze, Nello maturò la sua originale ricerca di una creatività artistica che, mentre contestava i canoni, le tecniche e i mezzi tradizionali e i valori estetizzanti della cultura dominante, ne sviluppava nuovi, dettati da un’originale reinvenzione della post Avanguardia in sintonia con l’arte povera e l’art brut. Di qui la straordinaria serie delle sue accatto-plastiche, frutto di assemblaggi di materiali di scarto con pochissime modifiche e ritocchi, nelle quali infondeva una magica espressività e grazia.

Nel frattempo Nello sviluppava la sua ricerca poetica su due registri: quello di un discorso civile, sociale, politico d’infiammata esaltazione e rivendicazione di libertà, eguaglianza e democrazia; e quello di una lirica intensa, vibrante, appassionata, ispirata a temi cruciali: la libertà, l’amore e la natura, in particolare la Donna e la Terra, fonti di vita e d’incanto.

Nella creazione di Nello dominano la ricerca di un’emancipazione sofferta sia dai tabù e idoli dell’educazione patriarcale sia dall’omologazione tecnico-mediatica; e l’esigenza di una partecipazione intensa alla Natura intesa come vibrante di vita e bellezza. Di qui una poesia che tocca il vertice nell’idillio, nell’incanto dell’amore e della contemplazione del cielo, della terra, del sole, della luna e soprattutto della donna.

‘Precisamente la nuda vita del metabolismo e della sessualità (di chi … ‘coisce mangia beve dorme’), ossia ‘l’essere semplicemente vivente’ dell’animale heideggeriano, è il programma – minimo, povero, ma quanto mai concreto – che con sempre maggior convinzione ha perseguito Nello Vegezzi nella propria esperienza poetica. E chissà che per questa strada non sia riuscito davvero a cogliere per qualche barlume – il ‘puro spazio’, l’’aperto’ negato a noi, uomini civilizzati, noi che –in questo continuo ‘prendere congedo’- fummo, siamo, così tristi. (Andrea Cortellessa)

‘Se l’urgenza di legare l’opera a eventi di tutti i giorni è un viaggio nelle origini come davvero fu l’Arte povera- – che aiuta ad avere esperienza del mondo in innocenza e verità (Lea Vergine), tutto questo in Nello poteva forse conservare la posizione teorica che gli è propria: distruggere nell’arte il sistema di potere; ma rivela soprattutto un’ardente carica terrigena. A Nellobasta pochissimo, appena più di niente, anche solo una scheggia per infilzare’immagine. Minore è l’interpolazione e magro l’artificio, più schietta e sorprendente la scoperta, la riuscita estetica, l’invenzione fulminea, che però costa applicazione, e che a noi regala la visione di una natura eraclitea, mai dissimulata nel suo corpo, capace di fondere gli opposti, di reggere insieme tragedia e farsa, allegria e amarezza, fatica e sogno, nella circolarità del divenire. (Patrizia Soffientini)

Matteo Massagrande

Matteo Massagrande, pittore e incisore. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni sia private che pubbliche, musei e chiese in Italia e all’estero. Espone dal 1973. Divide la sua attivita’ tra l’atelier di Padova e quello di Hajòs (Ungheria). Al suo lavoro si sono interessati numerosi critici ed esponenti della cultura, tra i quali ricordiamo: Marco Goldin, Enzo Siciliano, Guido Giuffre’, Marco Vallora, Ermanno Olmi, Sebastiano Grasso, Sandro Parmiggiani, Mario Rigoni Stern, Alessandro Riva, Milena Milani, Edward Lucie-Smith e Roderick Conway Morris.

Nikka Dimroci

Nata a Piacenza nel 1981, dopo essersi laurea in DAMS ARTE a Bologna, ha proseguito gli studi con un master di primo livello e un corso come PHOTOEDITOR a Milano. Dal 2008 si occupa di fotografia, spaziando dai ritratti alla fotografia sportiva, lavora come freelance per riviste di sport e moda.Dal 2008 ha iniziato ad esporre i propri scatti a Milano, Roma, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e New York.

“Perchè la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione. Perchè niente è eccitante quanto la tua fantasia.” C. PALAHNIUK

Oki Izumi

Nata a Tokyo, Oki Izumi si e’ laureata in letteratura giapponese antica allʼUniversita’ Waseda di Tokyo, ha studiato pittura e scultura con Aiko Miyawaki, Taku Iwasaki e Yoshishige Saito.
Ottenuta nel 1977 una borsa di studio per la scultura dal Governo Italiano si diploma nel 1981 allʼAccademia di Belle Arti di Brera, nel corso di scultura di Giancarlo Marchese.

Ha partecipato con sue opere e installazioni alla Biennale di Venezia nel 1985 (Progetto Venezia, Terza mostra internazionale di architettura) e nel 1986 (Arte e Biologia, XLII Biennale Internazionale di Arti Visive); alla Triennale di Milano nel 1983; nel 1992 alla Galleria Internazionale dʼArte Moderna di Roma, nel 1998 con Paola Levi Montalcini e nel 2010 con Iko Itsuki allʼIstituto Giapponese di Cultura a Roma, nel 2007 una mostra antologica al museo civico di Lubiana (Slovenia).

Oreste Calatroni

Medico di famiglia e specialista in Scienze dell’Alimentazione, inizia ad interessarsi alla fotografia di cibo nel 2000. Il passaggio al digitale lo porta ad esprimersi esclusivamente attraverso il colore, abbandonando il bianco e nero della camera oscura.

Nasce così il progetto di “Educazione visiva all’alimentazione” che lo porta a collaborare nel 2004-2005 con l’ASL di Piacenza con produzione di immagini legate alla Dieta mediterranea e alla Piramide Alimentare,  e nel 2008 con il Museo Civico di Storia Naturale di Piacenza con la mostra “Sotto la buccia”, che ha per soggetto i Phitochemicals, elementi essenziali per la salute e responsabili dei colori di frutta e verdura. Nel 2008-2009 espone nella rassegna “Il corpo sotto e sopra la pelle” Galleria Nove Colonne a Bologna, poi a  La Spezia e a Milano.

Nell’ambito dell’Omeo Fest – Festival dell’Omeopatia che si svolge da un paio d’anni a Piacenza, espone a Palazzo Farnese nel 2010 con la mostra “La memoria dell’acqua” e nel 2011 con “Il Fuoco”.

Nel 2009 espone presso lo Studio D’Ars a Milano “L’alchimia ovvero l’importanza dei sogni – omaggi a Paolo Coehlo”. Nel 2007 partecipa alle collettive di Palazzo Farnese (Pc) e del Caffè delle Arti (Pontenure, Pc). Nel 2006 espone a Strasburgo presso l’Ambasciata Italiana nella mostra “Il tricolore”, e alla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi (Pc) con il Gruppo Fotografico Idea Immagine nella mostra “Portfolio”.

Le sue foto sono state pubblicate su : Réponses PHOTO n.230 Maggio 2011, Mirabilia 03 ed. Punto F 2003, Biennale Nazionale di Fotografia – collana Trevi Flash Art Museum 23/1998, Monografia FIAF 1997 “Fotografia e Realtà”. I suoi scatti sono inoltre stati utilizzati per MeT – Musica e Teatro – Festival San Bartolomeo al Mare (IM) edizione 2008-2009-2010.

Paolo Lipari

Paolo Lipari si laurea in Filosofia con una tesi in Storia e Critica del Cinema nel 1982.

Nel 1983 è cultore della materia per il corso di Storia e Critica del Cinema e tiene seminari per la Scuola di Specializzazione in Comunicazioni Sociali dell’Università Cattolica di Milano.

Nel 1984 prende parte alla ricerca per la RAI “Un’altra volta ancora – strategie di comunicazione nel telefilm americano”.

Dal 1989 realizza produzioni video occupandosi dell’ideazione e della regia per conto di emittenti, agenzie, aziende, enti pubblici.

Nel 1995 realizza per conto della Televisione della Svizzera Italiana la serie di sei puntate Ragazze nella notte, reportage sull’universo femminile delle notti urbane. Il programma ottiene la menzione speciale al Merano Film Festival.

Nel 1997 scrive e dirige il cortometraggio in pellicola 35 mm., Piano piano, che ottiene diversi riconoscimenti, tra cui il Primo Premio al Festival di Annecy del 1998.

Nel 1998 realizza I bambini guardano la Lombardia, una serie di sei documentari dedicati al paesaggio lombardo riscoperto attraverso lo sguardo infantile (Premiato al Festival Internazionale del Film Turistico)

Nel 1998-99, per conto di Mediaset, scrive e dirige sei film brevi trasmessi da Canale 5 all’interno del format Tele-visioni. I sei corti sono poi presentati allo Spazio Oberdan di Milano.

Nel 1999 realizza in Burkina Faso il documentario Le droit de danser, realizzato per l’apertura di un convegno sul decennale della Carta dei diritti dei bambini, e Il Sole in Etiopia, documentario sull’attività svolta ad Addis Abeba da un’Associazione per l’adozione a distanza.

Dall’anno accademico 2000-2001 è docente di ‘Istituzioni di Regia’ presso lo S.T.A.R.S. dell’Università Cattolica di Brescia.

Nel 2000 dirige Due dollari al chilo, documentario sul macero delle pellicole cinematografiche presentato al Festival del Cinema di Venezia e in altri importanti Festival europei.

Nel 2000 riceve il primo premio al Web and TV Festival di Milano per Una vita non basta, un soggetto concepito con l’Università del Progetto di Reggio Emilia per la realizzazione di un film così lungo da oltrepassare i limiti della stessa vita umana.

Nel 2001 realizza la video-intervista a Emanuele Luzzati Dalla parte di Pulcinella per conto della Fondazione Cineteca Italiana.

Dal 2001 al 2006 scrive e dirige vari documentari, cortometraggi, fiction per emittenti nazionali e vari enti. In particolare, nel 2002 realizza Gli occhi di oggi (sulla TV di ieri), programma per Raisat Album. In 24 puntate della durata di 3’ l’una, giovani telespettatori esprimono il proprio parere su produzioni Rai del passato.

Per Raisat Extra realizza la serie di 6 puntate Sagome, sit-com girata dietro le quinte dello show di RaiUno “Torno sabato… e tre!”. La sera dell’ultima, episodio girato sul set della puntata finale, è vincitore del Premio Concorso Cortometraggi al Festival di Annecy 2004.

Per conto del Teatro Filodrammatici di Milano cura la regia video dello spettacolo multimediale La guerra in fronte.

Nel 2007 realizza il documentario Shen Ti – Il nuovo volto della Cina, presentato al Festival del Cinema Italiano di Milano

Nel 2008 scrive e dirige il film per la Televisione Svizzera Italiana “Il sogno di Federico”.

Dal 2008 dirige al scuola cine video Dreamers sostenuta dalla camera di Commercio di Como.

Pietro Portaluppi

Portaluppi è stato tra i protagonisti di quella che unanimemente viene considerata una stagione aurea dell’architettura italiana: quella che accompagnò l’esperimento totalitario della Nazione, un esperimento che vide una netta compressione delle libertà individuali e un’espansione vistosissima dei poteri, delle prerogative e dello stesso contenuto emotivo dello Stato. Tale espansione si avvalse, per divenire chiaramente e mitograficamente visibile alla comunità, del talento degli architetti migliori, coinvolti in innumerevoli opere pubbliche, tra le quali possiamo annoverare, da una distanza che permette ormai obiettività storica, non pochi capolavori. Coinvolti, va ricordato, non in un canone rigido e conformistico, ma all’interno di una feconda polemica tra fautori del più terso razionalismo e difensori dell’immenso lascito stilistico della tradizione occidentale.

Portaluppi vince nel 1926 il concorso per il Piano Regolatore di Milano: tra i più eclatanti frutti della sua attività nella capitale lombarda citeremo il Palazzo INA e l’Arengario, quest’ultimo in collaborazione con Griffini, Magistretti e Muzio.

Pietro Coletta

Bari, 1948.
Nel 1967 a Milano, città nella quale ha frequentato l’Accademia di Brera seguendo i corsi di Marino Marini, Alik Cavaliere e Lorenzo Pepe. Sono seguite importanti partecipazioni a molte delle principali rassegne espositive nazionali e internazionali dalla Quadriennale di Roma del 1975 alla Biennale di Venezia del 1982.
Nel 2005 ha esposto alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano nella mostra “La scultura italiana dal XX secolo”. Si ricordano infine nel 2006 “Mitos – Miti e archetipi nel mare dalla conoscenza” al Museo Bizantino e Cristiano di Atena, e successivamente a Tirana, Montecarlo e Cipro; nel 2007 “Spirit into Shape – Contamporary Italian Scoulpture” presso la sede dell’Ambasciata Italiana a Washington e al Meridian International.

Pietro Spica

Bari, 1948.
Nel 1967 a Milano, città nella quale ha frequentato l’Accademia di Brera seguendo i corsi di Marino Marini, Alik Cavaliere e Lorenzo Pepe. Sono seguite importanti partecipazioni a molte delle principali rassegne espositive nazionali e internazionali dalla Quadriennale di Roma del 1975 alla Biennale di Venezia del 1982.
Nel 2005 ha esposto alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano nella mostra “La scultura italiana dal XX secolo”. Si ricordano infine nel 2006 “Mitos – Miti e archetipi nel mare dalla conoscenza” al Museo Bizantino e Cristiano di Atena, e successivamente a Tirana, Montecarlo e Cipro; nel 2007 “Spirit into Shape – Contamporary Italian Scoulpture” presso la sede dell’Ambasciata Italiana a Washington e al Meridian International.

Quelli di Fontana

Carlotta Bertelli, classe ’88, nata a Modena ma trasferita a Milano dove lavora come freelance nel campo della moda. Diplomatasi presso la prestigiosa accademia di fotografia John Kaverdash, collabora con le maggiori agenzie di models management italiane e ottiene i primi pubblicati su riviste di settore. Grazie al fortunato incontro con Franco Fontana, grande maestro della fotografia italiana, è venuta in contatto con il mondo dell’arte, stimolando la sperimentazione e la ricerca personale. Da allora è quindi impegnata in un percorso artistico che affianca all’attività professionale.

Massimo De Gennaro, nato a Brindisi, dopo gli studi al Liceo Artistico si laurea in Architettura a Venezia. Vive e lavora a Modena. Parallelamente alla professione di architetto si dedica alla pittura e alla fotografia; sviluppa la sua ricerca artistica in molteplici direzioni approfondendo il suo interesse per lo studio della figura umana e del paesaggio; frequenta corsi di fotografia con Franco Fontana, Lucien Clergue, Douglas Kirkland, e altri. Oltre a numerose mostre in Italia e all’estero, sue fotografie fanno parte della collezione della Galleria Civica di Modena e dello Spazio Permanente Arte Contemporanea di Casarano (Lecce).

Francesca Della Toffola nasce a Montebelluna (TV) nel 1973.  Si laurea a Venezia con la tesi “Sulla soglia dell’immagine: Wim Wenders fotografo”. In seguito svolge studi sulla fotografia e partecipa ad alcuni workshop, tra i quali quello con Franco Fontana che, da subito, si dimostra un’esperienza formativa molto importante. Dopo un iniziale interesse verso la macrofotografia e i particolari, esplora il linguaggio fotografico: la ricerca sui materiali, il legame tra due immagini, la riflessione sulla linea nera, la scoperta dell’autoritratto. Ha esposto in diverse manifestazioni fotografiche e gallerie. Ha vinto premi e riconoscimenti. Attualmente lavora come fotografa e insegnante di fotografia nelle scuole. Sue fotografie fanno parte di collezioni private e archivi fotografici tra i quali l’Archivio Zannier e l’Archivio Storico fotografico della Galleria Civica di Modena.

Alex Mezzenga nasce a Roma nel 1971. Diplomato all’istituto di stato per la cinematografia e la TV “Roberto Rossellini” come fotoreporter e direttore della fotografia, inizia lavorando nel cinema come fotografo di scena. Dal 1998 si dedica alle tematiche sociali collaborando con L’ESPRESSO. 
Distribuito e rappresentato da LaPresse Photo Agency. E’ allievo del Maestro Franco Fontana. 
Riceve nel 2003 il premio Le logge al Toscana Foto Festival per il miglior portfolio. 
Nel 2005 riceve il primo premio Raffaele Ciriello al Lucania Fim Festival nella sezione Giornalismo di Guerra. 

Attualmente, oltre a seguire notizie di carattere nazionale e internazionale si occupa di progetti a medio – lungo termine legati aiconflitti e ai post-conflitti con particolare attenzione alle situazioni Medio Orientali e Latino Americane.

Andrea Razzoli nasce nel 1965 a Modena, dove vive e lavora.Scopre un’autentica passione per la fotografia e l’immagine partecipando ad un workshop diretto da Franco Fontana; il percorso di formazione continua con la partecipazione a numerosi seminari di studio tenuti da importanti maestri della fotografia contemporanea. L’incontro con Maurizio Galimberti, con cui collabora in alcuni workshops, lo porta ad approfondire con personale interpretazione e creatività, la poetica della pellicola a sviluppo immediato ottenendo risultati di grande rilievo: vince nel 1999 il Premio Portfolio Modena per la Fotografia, nel 2000 il Premio le Logge al Fotofestival di Massa Marittima e nel 2001 il Premio Style Montecarlo. Partecipa a numerose esposizioni personali e collettive sia in Italia che all’estero.

Roberto Dassoni

Nato a Piacenza nel 1972, videomaker e fotografo.

Dopo diverse esperienze di lavoro all’estero (Londra e Los Angeles), a Piacenza lavora come giornalista free lance per la testata locale Telelibertà e realizza diversi format televisivi.

Da anni si specializza nei reportage artistici seguendo in particolare le vite lavorative di Giorgio Milani, William Xerra, Franco Corradini, Gianfranco Asveri, ecc.

Realizza diversi documentari d’arte e di cultura. Vince premi con cortometraggi sperimentali tra cui Babydoll premiato da Diesel al festival More Than Zero 2008.

Nel 2009 espone al Laboratorio delle Arti con il progetto JENIFER, fotografie realizzate con la macchina fotografica Lomo.www.jenifer.it

Dal 2010 è responsabile della galleria Biffi Arte Fotografia e Video e del progetto Fotobook.

Altri lavori:

Roberto Salbitani

Nasce a Padova nel 1945 ed opera in fotografia dal 1971. I suoi lavori fotografici hanno la struttura della sequenza e si situano in quell’area visuale che sta tra la fotografia e il cinema: da “La città invasa” a “Viaggio”, da “Il punto di vista del topo” a “Dalle mille e una notte passate al cinema”.

Accompagna spesso le fotografie con testi che contestualizzano le esperienze visive tentando di far luce sull’origine e gli sviluppi della sua espressione. Per Salbitani la fotografia è una forma di terapia: “… consolatrice benedetta dei conflitti e dei dissidi suscitati dall’impatto con la realtà”. Nei suoi lavori più recenti continua a rispecchiarsi quella condizione di “viaggiatore” permanente che lo ha contraddistinto in tutti questi anni: un viaggiare non solo fisico, “stradale”, come in “Autismi” (1998-2010) ma anche, e soprattutto, immaginativo, come in “Venezia – Circumnavigazioni e derive” (1971 – 2007).

Dal 1986 conduce stage sull’espressione e sulla scrittura fotografica in giro per l’Italia e da qualche anno organizza esposizioni di fotografie – frutto di scambi con autori italiani e stranieri – come “Exempla” o “Prima Luce”. Risiede a Roma.

Romano Bertuzzi – Maurizio Bottoni – Andrea Boyer – Lorenzo Cardi – Girolamo Ciulla – Miranda Gibilisco – Giovanni Lacognata – Miguel Macaya – Florencia Martinez – Matteo Massagrande – Francesco Michi

 

Galleria Stefano Forni di Bologna e Biffi Arte di Piacenzahanno costruito questo progetto in sinergia spinti dalla comune passione per l’arte, con l’intento di offrire ai loro visitatoriuna proposta artistica su più livelli espressivi ed espositivi.
Il risultato dal carattere innovativo ed inconsueto nel panoramadel mercato dell’arte italiana, è un’esibizione in contemporanea,in due sedi e a più voci, ciascuna tesa a raffigurare, nel propriomedium artistico e secondo la propria tenacia d’osservazione,lo splendore dell’esistenza animale.

A Bologna nella galleria Stefano Forni, spazio con una storiaconsolidata ed una visione sempre attenta alla nuove ricerche espressiveA Piacenza nella galleria Biffi Arte, una nuova realtà espositiva cherappresenta un impegno forte di valorizzazione culturale che lega ilmarchio Biffi al mondo dell’arte.

Salvatore Scarpitta

 

Salvatore Scarpitta (23 marzo 1919 – 10 aprile 2007) e’ nato a New York e cresciuto a Los Angeles. Nel 1936 si traferisce in Italia dove si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, nel 1940.
Milita nell’esercito e nella Marina degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale come “Monuments Man”, cercando, conservando e catalogando le opere d’arte trafugate dai nazisti. Dopo la guerra, Scarpitta è rimasto a Roma dove conosce il gallerista di New York Leo Castelli con cui stringe un rapporto di lavoro e di amicizia che prosegue e si consolida nel tempo, nel 1959 l’artista si trasferisce definitivamente a New York dove tiene una mostra personale proprio alla Galleria di Leo Castelli. A partire dal 1964 realizza le Automobili da corsa: macchine interamente progettate e costruite dall’artista, agglomerando materiali eterogenei, ma riproducendo i modelli delle auto del passato e dotandole in alcuni casi di un vero e proprio motore funzionante. Dedicata alle automobili da corsa è la mostra personale da Leo Castelli nel 1965 dove Scarpitta espone il suo primo esemplare, Rajo Jack Special. Nell’estate del 1985 Scrpitta realizza nel suo studio-garage di Baltimora, nel Maryland, uno dei sogni di gioventù:la costruzione di una macchina da corsa (dirt track racer), capace di competere sulle piste in terra battuta del Maryland e della Pennsylvania con i maggiori campioni del momento. Nel 1993 partecipa alla Biennale di Venezia con una sala personale in cui oltre all’auto da corsa Racing Car espone una serie di opere dell’ultimo ventennio.

Salvatore Cuschera | Enrico Pulsoni

 

 

Salvatore Cuschera

Salvatore Cuschera è il discendente di una antica famiglia di artigiani, lavoratori del metallo. Nelle sue opere invoca i suoi talenti più intimi per creare sculture magiche, di grande bellezza, proporzione e mistero. “Sono cresciuto vicino a Palermo, in campagna, fra limoni, arance e mandarini. Ero circondato da colori vivaci. Giocavo con la terra e raccoglievo chiodi arrugginiti con cui costruivo i miei giocattoli. Il colore mi ha sempre affascinato.
Ho cominciato a dipingere da ragazzino e ancora oggi lavoro con lo stesso entusiasmo di allora. Lavoro il ferro e la creta allo stesso modo nel senso che posso ottenere lo stesso risultato con due materiali apparentemente molto diversi ma, per me, complementari (il fuoco agisce sul primo ammorbidendolo).

Enrico Pulsoni

Enrico Pulsoni nasce ad Avezzano nel 1956. Dal 1974 collabora con Altro, gruppo teatrale intercodice del quale fa parte anche Achille Perilli. Con il GruppoAltro realizza diversi spettacoli (Experimenta, Ics, Zaum, AbominableA) nonché mostre e realizzazioni spaziali, che lo mettono in contatto con artisti quali Kantor, Bostik, Kolibal e Kossakowski. Realizza la prima mostra personale nel 1977 alla Galleria Ferro di Cavallo di Roma presentata da Maurizio Fagiolo dell’Arco, attirando l’attenzione di Francesco Vincitorio che lo metterà in contatto con la Galleria Artecentro di Milano, dove verrà presentato in una personale del 1978 da Licisco Magagnato. Nello stesso anno viene invitato da Jesper Svenbro ad esporre a Lund (Svezia), inaugurando quella serie di contatti con l’estero che caratterizza la sua attività. Nel 1980 Nello Ponente lo invita ad esporre un’opera nell’ambito della grande rassegna “1960-1980 Linee della ricerca artistica in Italia” al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel frattempo completa i suoi studi di Architettura laureandosi con Filiberto Menna con una tesi su Kurt Schwitters e il dadaismo tedesco. Dal 1981 inizia la collaborazione con la Galleria Il Segno di Angelica Savinio e nell’ ’83 vi realizza una mostra personale presentata da Achille Perilli, cui segue una seconda personale nel 1985 in occasione della quale Filiberto Menna noterà nel lavoro di Enrico “…un lavoro di scavo per ritrovare le ragioni della pittura intesa come forma per sé: di qui l’attenzione strenua che egli rivela per la superficie, per la materia e il colore, per le forme elementari, per la linea soprattutto, impiegata come uno scandaglio….”. Al lavoro pittorico si affianca, dal 1983, la terracotta con la realizzazione di opere tridimensionali e in bassorilievo che, allo stesso modo che nelle pitture, sviluppano “….riquadri campìti, delimitati da forti contrasti tonali dove emergono venature, ectoplasmi, larve organismi viventi.” (Valerio Magrelli). Nel 1984 torna in Abruzzo con una importante mostra curata da Italo Mussa a Serramonacesca in occasione della quale Cecilia Castrati avverte nella sua pittura”….la libertà di creare il nostro itinerario, di scegliere le vie attraverso le quali l’opera – o meglio il senso che essa rappresenta – passa dal dominio personale dell’autore a luogo della nostra apprensione sensibile.”. In questi stessi anni espone da Silvio Spriano a Omegna, alla Galleria Emicla di Gaeta, alla Galleria Tommaseo di Trieste e da Roberto Peccolo a Livorno. E’ spesso presente in Germania per mostre personali e collettive, dal 1983 con SingularPlural a Monaco, al 1987 con Neue Italianische Malerei a Brema, alla significativa mostra di scambio tra l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e quella di Rottweil curata nel 1988 da Lucia Spadano. Nel 1989 si segnala la mostra “Arte a Roma dal 1945 ad oggi” curata da Simonetta Lux e ospitata a Mosca e a Leningrado

Serena Nono

 

 

Serena Nono nasce a Venezia nel 1964. Dal 1982 studia a Londra alla Kingston University, si diploma nel 1987 in Fine arts BA, scultura.   Nel 1989 torna a vivere a Venezia dove comincia a  dipingere e ad esporre in molte città italiane ed europee.  La sua pittura è soprattutto concentrata sulla figura, il ritratto e temi sacri. Ha sovente collaborato per mostre ed installazioni con scrittori, tra gli altri, Daniele Del Giudice, Hanif Kureishi, Mario Fortunato.

Tra le mostre più importanti, Figure a Palazzo Sarcinelli, Conegliano 2000; Preghiera Silenzio alla Mole Vanvitelliana, Ancona, 2002; Londoners, Italian cultural institute, Londra 2003; Sense of wonder, Roma 2009

Ha inoltre collaborato con il teologo Bruno Forte e il filosofo Vincenzo Vitiello a presentazioni e pubblicazioni su questioni intorno al sacro.

Nel 2007 ha girato il suo primo documentario, Ospiti , con gli Ospiti della Casa dell’Ospitalità di Venezia che accoglie persone senza tetto. Via della Croce è il suo secondo lungometraggio.

Vive e lavora a Venezia.

Sergio Dangelo

 

 

Sergio Dangelo è nato a Milano il 19 aprile 1932. Ha studiato a Parigi, Bruxelles e Ginevra. A 16 anni, a Zandvliet, ha fatto atto “surrealismo assoluto”. Ha esposto la prima volta nel 1951 a Milano presso la galleria San Fedele. Successivamente con Enrico Baj e Joe Cesare Colombo è stato è stato l’animatore del “Man” (movimento arte nucleare). Dal 1953 ha partecipato alle attivà del “terzo convoglio surrealista”. La sua bibliografia (in cinque lingue) allinea 163 pubblicazioni conosciute. Ha allestito 506 personali e partecipato a 1538 collettive. E’ stato invitato alla Biennale di San Paolo (4 edizioni), Biennale di Parigi (3 edizioni), Quadriennale di Roma (1 edizione), Biennale di Venezia (6 edizioni, con sala personale nel 1966). Attualmente “estatico”, dipinge, scrive, costruisce oggetti e vive.

Stefania Bonatelli

 

 

STEFANIA BONATELLI nasce nel 1971, periodo in Italia di ripensamenti e rivoluzioni culturali e ideologici. C’è poco di usuale nella sua vita. Uscita, all’età di quindici mesi, miracolosamente indenne da un incidente d’auto mortale, viene adottata da una famiglia italo-colombiana con la quale trascorre, a Cali (Colombia), tutta l’infanzia e la pre-adolescenza. Da questa terra forte, violenta, contraddittoria, Stefania Bonatelli deriva l’intensità delle sensazioni e il vigore dei sentimenti, che resteranno una sua caratteristica indelebile come persona e come artista. Della Colombia le resteranno nell’anima i colori, gli odori, le musiche, le danze, i sapori dei cibi ma anche – se pure percepite da lontano – le immagini della miseria, della criminalità, della disperazione.  Situazioni familiari non prevedibili la riportano tra le brume padane a sperimentare stili di vita i più disparati dai quali trarrà la sua straordinaria flessibilità e la molteplicità del suo pensiero creativo.

Esercita attività artistiche come il teatro e l a danza mentre già si avvia verso quella che diverrà la sua professione primaria, dopo la laurea al DAMS, conseguita presso l’Università di Torino. Stefania Bonatelli ha conosciuto il benessere e il malessere, l’esaltazione e lo sconforto, ha viaggiato il mondo al di qua e al di là dell’oceano con la sua macchina a tracolla e il suo cuore ‘in mano’ pronto a dare e a ricevere e con la sua mente inquieta spontaneamente volta a trasfigurare nell’arte pensieri parole volti gesti oggetti.

Nella sua persona, come nella sua arte c’è poco spazio per il neutro: il bello è struggente, il brutto agghiacciante, la luminosità e il buio accecano, l’una per eccesso l’altro per difetto di luce. Tutta la sua produzione è autobiografica, non nel senso che abbia come unico referente se stessa, ma nel senso che qualunque sia il  contenuto del tema sul quale si sofferma il suo obiettivo, già l’artista vi ha trasfuso la sua viscerale partecipazione umana. Non a caso ha riconosciuto il suo mantra nel verso della poetessa cinquecentesca Gaspara Stampa “vivere ardendo e non sentire il male”. (testo di Andreina Martini)

Ugo Locatelli

 

 

Nato a Bruxelles, architetto, vive e lavora a Piacenza.

Il lavoro  per mezzo della fotografia inizia nel 1962 con le prime esperienze che analizzano la possibilità di sottrarre i segni del ‘reale’ a sguardi sordi e uniformi. Tra le immagini di questo periodo vi sono oggetti, scorie industriali, superfici, volumetrie del corpo umano smaterializzate dalla luce o dal movimento.

Dal 1968 al 1972 una serie di mostre e di operazioni segnalano il procedimento con cui è affrontato il linguaggio visivo, lungo una direttrice che discende dal metodo di scrittura di Roussel, dal pensiero di Duchamp e dalle indagini sul ‘reale’ di Klein, Magritte e Manzoni.

Rilevanti i progetti realizzati con l’artista francese Ben Vautier del Gruppo Fluxus ( “Festival Internazionale Non-Art” nel 1969) e con lo scrittore Sebastiano Vassalli (“Teatro Uno – Il Mazzo. Il gioco del teatro del Mondo”, esposto alla Biennale di Venezia nel 1972 nella sezione “Il libro come luogo di ricerca”).

Dal 1972 al 1997 l’attività ufficiale si interrompe e il lavoro viene presentato solo in occasione di retrospettive nazionali e internazionali. In questo periodo il percorso di studio e ricerca continua, focalizzato sull’interazione fra i saperi, sul concetto di opera d’arte nel mondo contemporaneo, sull’immagine come intreccio di segni e di possibilità, come sistema di sguardi non-finito.

Verso un’arte ‘generativa’ che possa riaprire ogni situazione che si presenti come data in modo definitivo. Un’arte che aiuti a entrare in contatto con il ‘reale’ oltre l’apparenza.

Nel 1997 la comunicazione esterna riprende con “Areale” (www.areale.it), che è lo spazio sottile ma infinitamente grande che sussiste tra realtà e letture della realtà.

Un percorso di apprendimento, rivolto all’ecologia dello sguardo e del pensiero, mai finito o finale. Nel quale la fotografia vale per la possibilità di essere sia uno strumento di ‘riflessione’ (sguardo sul proprio sguardo) che una metodologia operativa (decostruzione del soggetto e precisione ‘neutra’).

Alcune tappe significative del percorso di sperimentazione e comunicazione:

Gruppo A, Piacenza, 1965. Incontri internazionali Parole sui muri, Fiumalbo (Mo), 1967-68, Arte sperimentale internazionale, Parma, 1968. Ideogrammi, Centro documentazione visiva – Piacenza, Galerie Ben – Nizza, Liberté de parole – Parigi, 1968. Festival Non-Art, Piacenza, 1969. Carotaggio, Roma, Nizza, Liegi, Parigi, 1972. 1972. Aree e Tracce, Galleria Diagramma, Milano, 1972. Noi sappiamo – Tempo di lettura – Meta, films: Piacenza, Como, Milano, Roma, Torino, Liegi, Nizza, Parigi, 1972. Biennale internazionale arti visive, Venezia, 1972. Prospettive 5, Roma, 1972. Farlibro, Biblioteca nazionale centrale – Forte Belvedere, Firenze, 1989. Passato Prossimo, Piacenza, 1994. Fotografie 1962-1965, Elefante Rosso, Piacenza, 1996. Areale, Elefante Rosso, Piacenza, 1997. Prima Biennale Nazionale di Fotografia, Trevi Flash Art Museum, 1998. Dal Colpo di dadi alla poesia visuale, Palazzo della Ragione, Mantova, 1998. Areale: Luogo e Dualità, Museo della Fotografia Storica e Contemporanea, Torino, 1999. Venezia Immagine, Salone della Fotografia, 1999 – 2000. Sottosservazione. Percorsi di lettura della Fotografia, Padova, 2000. Strange Paradises, Forum d’Arte Contemporanea di Lussemburgo, 2000. Reale. Il lavoro della memoria, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza, 2002. La fotografia negli anni settanta fra concetto e comportamento, Galleria Martano e Galleria Martini e Ronchetti, Torino e Genova, 2002. Biennale internazionale d’Arte Sacra Contemporanea, Museo Stauròs, San Gabriele – Isola del Gran Sasso (TE), 2004. Areale: Luogo e Relazione, MAP-Museo Archivio Politecnico, Torino, 2004. Book Arts Symposium and Exhibition, Rutgers University, Newark – NJ  e Istituto Italiano di Cultura, New York – NY, 2005. Areale: Luogo e Risonanza, Maison Musique, Rivoli (TO), 2005. Trapani Areale, P. Giuffrè Editore, Trapani, 2005 – 2006. Riflessione Areale, Museo della Carale, Ivrea (TO), 2007 – AV Studio, Torino, 2008. Artifacts, Mirafiori Galerie, Torino, 2008. Du Camp Visuel, Mirafiori Galerie, Torino, 2009. Areal Atlas, 91mQ Art Project Space, Berlin e Festival ebook.fest, Fosdinovo (MS), 2010.

V. Cabiati – A. Linke – M. Lombardelli- A. Martegani – L. Presicce

Vincenzo Cabiati vive  a Milano.
Nel 1989 presenta uno dei suoi primi progetti Femminea nella galleria di Giò Marconi a Milano. Mais où est donc passé Eros è il titolo di un progetto realizzato nel 1994 in collaborazione con il FRAC a Montpellier. Nel 1995, in collaborazione con S. Arienti, A. Martegani e la cura di A. Vettese, inaugura i nuovi spazi della Galleria Continua di San Gimignano con la mostra Ma dov’è, ma come è possibile. Dal 1997 lavora alla produzione di ceramiche di grande formato. Nel 2002 è invitato da B. Della Casa a L’immagine ritrovata, allestita presso il Museo Cantonale d’Arte di Lugano. Nel 2003 partecipa alla seconda edizione della Biennale della Ceramica nell’Arte Contemporanea curata da R. Costantino e T. Casapietra. Nel 2004 collabora con L. Moro sul tema della Vanitas per: Le opere e i giorni a cura di A. Bonito Oliva presso la Certosa di Padula. Nel 2005 realizza una personale alla Galleria E/Static-Blank di Torino. Dal 2005 al 2008 è invitato a partecipare ad alcuni progetti, dove assume particolare importanza la connessione tra relazione e collezionismo. Nell’ottobre del 2008 realizza per la Galleria Folini Arte Contemporanea di Chiasso (CH), il progetto Ciglia, in catalogo, testo di B. Della Casa e foto di A. Linke e F. Matuzzi.

Armin Linke nato nel 1966, vive tra Milano e Berlino.
E’ un artista che utilizza il film e la fotografia per documentare i fenomeni di globalizzazione, i cambiamenti dei paesaggi contemporanei e le conseguenze sociali e politiche che ne derivano. Le sue immagini investigano e documentano la trasformazione dei territori contemporanei e il loro effetto sulla percezione dello spazio. Lavora su un repertorio variegato di esperienze e attività umane, paesaggi naturali e artificiali. La sua installazione multimediale sui paesaggi alpini contemporanei è stata premiata alla 9. Biennale di Architettura di Venezia e al Graz Architecture Film Festival. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero tra cui la Biennale di  Architettura di Venezia, la Biennale di San Paolo nel 2008, al Centre Georges Pompidou di Parigi, alla Tate Modern di Londra, al Kunstwerke di Berlino, al P.S.1 di New York.
E’ visiting professor presso la Hochschule für Gestaltung (HfG) di Karlsruhe e presso la Facoltà di Arti e Design allo IUAV di Venezia e ricercatore affilitao al MIT Visual Arts Program di Cambridge.

Michele Lombardelli nato nel 1968, vive tra Cremona e Los Angels.
Artista poliedrico, nella sua ricerca confluiscono sperimentazioni ed esperienze condotte nel campo della musica, del libro d’artista, la vicinanza di artisti e poeti, di cui ha curato edizioni e pubblicato raccolte. Recenti partecipazioni si ricordano a Cover Theory di M. Senaldi nel 2003. Allarmi 3 curata da A. TRabucco nel 2007. Il libro come tema/Il libro come opera alla Galleria d’arte Moderna di Roma del 2006 e la IV Biennale del Libro d’Artista alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto nel 2008, entrambe curate da G. Maffei. Le ultime personali si sono tenute nel 2008 a Los Angeles (Bonelli Contemporary, a cura di A. Sigolo) e nel 2009 alla Galleria AMT | Torri & Geminian di Milano.

Amedeo Martegani nato nel 1963, vive a Milano.
“Tutto ha la forma e l’ampiezza che richiede il desiderio e l’opportunità del momento; non è la forma che gli dà una collocazione e non è la forma che decide chi o cos’è”. (A. Martegani). Come gli altri artisti affacciatesi alla ribalta esponendo all’ex fabbrica milanese Brown Bover (1985) e nella mostra il Cangiante (PAC, MIlano, 1986 a cura di Corrado Levi). Martegani pratica un sistematico nomadismo intellettuale ed espressivo. Il suo punto di partenza non è un linguaggio determinato, ma sempre una suggestione, uno spunto, un’idea, provenienti tanto dalla sfera artistica
e culturale quanto dalla vita: da un film a un paesaggio, da un antico manufatto cinese a un viaggio. Altrettanto varie sono le opere con cui, seguendo “il desiderio e l’opportunità del momento”, l’artista decide di dare eco a ciò che lo ha affascinato: dipinti (dai piccoli paesaggi degli anni Ottanta alle grandi tele esposte nel 2002 alla Galleria De Cardenas di Milano, raffiguranti intrichi di Milano), sculture in ceramica o in bronzo, fotografie; ma anche diafani ricami (Alias, 2005-06), intarsi di panno, video, libri d’artista  (come quelli realizzati con il gallerista-editore Emilio Mazzoli di Modena). Non c’è nel suo lavoro gerarchia fra le discipline, come non c’è fra i soggetti: non c’è l’ambizione a priori di costruire uno stile riconoscibile, semmai la possibilità di riconoscerlo a posteriori, come un gusto per l’eleganza formale e la sprezzatura intellettuale.
Anche l’assenza di disciplina, naturalmente, è una forma di disciplina; come tale , delimita un campo e impone delle esclusioni. L’esclusione, innanzitutto, di qualunque pretesa artistica o filosofica di imbrigliare la realtà in un sistema rigido. A questo atteggiamento, Martegani oppone dichiaratamente la disponibilità all’incontro e l’attitudine a lasciarsi sorprendere dall’imprevisto, dalle quali discendono tanto le sue frequenti collaborazioni con altri artisti della sua generazione, quanto la sua predizione per la cultura e la filosofia orientali, aperte al divenire e alla trasformazione. Una predilezione che l’artista ha consegnato alle opere della mostra personale Asia (Galleria Mazzoli, Modena, 2004).

Luigi Presicce nasce a Porto Cesareo nel 1976, vive e lavora a Milano.
Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Lecce, ma determinante è il percorso intrapreso autonomamente. Si definisce naïf per la spontaneità dell’approccio a diversi media, quali disegno, performance e installazione e l’attitudine all’uso di forme espressive sempre nuove. Questo atteggiamento e l’interesse per la possibilità di evocare rituali e soggetti archetipici attraverso la scelta dei materiali, creano una destabilizzazione formale dell’opera e un ponte con l’arte popolare a cui guardano. Nel 2007 vince il premio Epson per l’arte, CSAV, Fondazione Antonio Ratti, Como. E’ fondatore ed editore della rivista online di arte contemporanea “Brown”, di cui è anche co-curatore per lo spazio milanese, Brown Project Space.

Valerio Spagnoli e Marco Piersanti

Valerio Spagnoli nasce nel 1977 a Piacenza, dove vive e lavora. Anche se autodidatta, ha già diverse mostre e collaborazioni alle spalle. “Cambio di ottica”, segna l’esordio con la partecipazione a una collettiva presso la Galleria Ricci Oddi organizzata dal Gap,Giovani Artisti Piacentini, (gennaio 2004). Seguono le mostre: “inVISIbili”, nata con l’intento di far riflettere sull’invisibilità non voluta di diversamente abili e stranieri, è stata presentata per la prima volta al Laboratorio delle Arti (2004); “Un pallone, due ruote e un canestro” (2005), sulla locale squadra di pallacanestro in carrozzina, è una permanente presso il Palazzetto dello Sport di Villanova sull’Arda (Piacenza), e una sua selezione è stata portata a Framura (La Spezia) con il titolo “Prospettive” (2007); “La gabbia quotidiana – buio di mani”, trasposizione di uno spettacolo teatrale delle Stagnotte sul tema della violenza alle donne, è stata presentata nel marzo 2009 presso la Biblioteca Comunale di Piacenza. Nel novembre 2010 vince a Piacenza il concorso per giovani artisti “Dimostrami”, organizzato dall’archivio GAP.

Marco Piersanti nasce nel 1975 a Piacenza, dove vive e lavora. Dopo un periodo in cui si dedica alla pittura, passa alla fotografia, ed in particolare al montaggio fotografico. Nel 2003 partecipa alle prime collettive: “Chimere in città” alla galleria Ricci Oddi di Piacenza, Biennale di Incisione a Cavaion Veronese (VR) e Casale Monferrato (AL). Del 2004 è la prima personale al Laboratorio delle Arti di Piacenza, mentre alla galleria Ricci Oddi partecipa alla collettiva “Totem & Taboo” e nel 2005 a “Quindici per Quindici”. Dello stesso anno è la mostra “CArnello CArte” a Frosinone. Del 2006 è la personale di PanoramaArte a Piacenza, mentre del 2007 è la personale alla Bel Art Gallery di Milano, dove espone nel 2009 anche il ciclo “Joker’s Train”.

William Xerra

William Xerra inizia a dipingere nell’adolescenza ed espone già nel 1952 al Circolo della Borsa della città di adozione. Frequenta l’Istituto d’Arte Gazzola di Piacenza, poi il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera a Milano.Nei primi anni sessanta la pittura di Xerra si svolge nell’ambito delle poetiche del segno e della materia proprie dell’informale.
Nella seconda metà del decennio l’artista s’inoltra nei territori della pop art con opere intrise di ironia dissacrante e nelle quali appare la parola scritta che avrà un ruolo così importante in tutta la sua produzione successiva. Sono del resto gli anni in cui Xerra, attraverso la lunga amicizia con Corrado Costa, Adriano Spatola, Sebastiano Vassalli, Antonio Porta, Emilio Villa e la sua frequentazione di altri poeti e scrittori del Gruppo 63, si appassiona alla poesia visiva, concreta e sonora. A questo proposito sono significative le sue partecipazioni alle due edizioni, nel 1967 e nel 1968, di Parole sui muri a Fiumalbo in provincia di Modena. Questo interesse ha come esito un’intensa attività editoriale che è continuata fino ad oggi; non a caso, alcuni dei cataloghi di mostre di Xerra sono stati da lui concepiti come libri-oggetto a tiratura limitata. È inoltre tra i fondatori della rivista Ant ed, bimestrale di poesia e scienze affini, e collabora ad Antologia Geiger, promossa da Adriano Spatola. Verso la fine degli anni sessanta tiene una corrispondenza con importanti poeti concreti e visivi sudamericani, tra i quali Edgardo Antonio Vigo, e partecipa ad esposizioni collettive, fra le quali una a Buenos Aires al Museo de Bellas Artes e una a Montevideo alla Galeria U.
Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del decennio successivo, l’interesse prevalente di Xerra è volto all’indagine dello spazio, visto in particolare nel suo rapporto con l’uomo. In questo ambito realizza un Labirinto, ambiente percorribile costruito sulla base di moduli ripetibili in acciaio speculare, che viene esposto la prima volta nel 1970 a Milano nella Galleria Diagramma Arte Contemporanea di Luciano Inga Pin, occasione in cui conosce Pierre Restany, teorico del Nouveau Réalisme. Con Restany sviluppa un sodalizio intellettuale che dura fino alla sua scomparsa nel maggio 2003. Successivamente il Labirinto viene esposto alla Galleria Duemila di Bologna e alla Galleria 1+1 di Padova. Questo tipo di indagine prosegue con le Buste riflettenti del 1971 esposte due anni dopo nella personale al Centro 2B di Bergamo.
Il 1972 resta un anno particolarmente significativo nel percorso di Xerra: interviene sulle Lapidi dismesse, sostituendo le foto dei defunti con uno specchio; realizza inoltre, insieme al poeta Corrado Costa tre Poemi-flipper: Laocoonte, Lampone, Lavare, presentati da Emilio Villa. Al posto dei consueti bersagli colpiti dalla pallina vengono collocate parole. I Poemi-flipper vengono esposti in due mostre personali, nel 1972 a Milano allo Studio Santandrea e nel 1973 alla Galleria Mana di Roma.
Sempre nel 1972 compare nelle sue opere il termine VIVE che accompagnerà, anche se a fasi alterne, il suo lavoro degli anni successivi. Questo termine si sovrappone a immagini, parole, frammenti. “Xerra cancella sezioni della realtà e pone in rilievo aspetti marginali, dunque recupera una sezione del mondo che è cancellata, che è rimossa”, (A.C. Quintavalle, Vive, ed. Geiger 1976, dalla presentazione della personale allo Studio Santandrea a Milano nel 1976).
Nel 1986 Federico Zeri scriverà: “…Il suo “Vive” del 1972 resta per me un risultato di eccezionale forza, e di inesauribile suggestione.”Da allora l’artista comincia a inoltrarsi nel territorio delle performances.