I ARCHIVIO 2010 – 2009
RITRATTI DEGLI ANNI ’30
| GIANNI CROCE
Tagli particolari, intense luci direzionali contrastate, ombre riportate, fondali “dinamici”, effetti stranianti caratterizzano molti ritratti femminili degli anni Venti: si tratta di scelte tecniche e formali dettate dal tema e dalla funzione “pubblicitaria”. Queste immagini, “stilizzate” come quelle dei manifesti, esposte in vetrina servono a richiamare il pubblico femminile, sensibile alle nuove mode e ai nuovi indirizzi del costume impostisi dopo il conflitto bellico. Che si tratti di figure mascoline con capelli alla garconne e lunghi cappotti o di vamp sofisticate, il denominatore comune e’ il modo piu’ disinibito e libero di affrontare la vita. Agli antipodi si collocano i “ritratti d’arte”, raffinati ed estetizzanti, che procurano a Croce i primi riconoscimenti ufficiali nelle Esposizioni. L’uso di luci morbide che modellano il viso e il collo in torsione dei soggetti femminili e le atmosfere di sensualita’ sublimata risentono del retaggio simbolista e rimandano alle esperienze giovanili nell’atelier Marchi di Lodi. Alcuni ritratti dei primi anni ’30, grazie all’apparecchiatura scenografica e luminotecnica, sembrano attingere alla fonte del teatro sperimentale futurista di Prampolini e di Bragaglia: come nel teatro d’avanguardia la scena non fa da sfondo ma sembra voler esprimere in prima persona l’anima del soggetto. Nel corso degli anni Trenta la ritrattistica femminile di Croce si differenzia sempre piu’ da quella degli anni “ruggenti”: spariscono i fondali dipinti a favore di fondi scuri e si assiste ad un recupero della “femminilita'”, dell’intimismo arrendevole; le immagini ci mostrano figure calme e languide. Dopo il 1935, ecco la donna formosa, matronale, abbigliata con drappeggi classicistici e autarchici, inquadrata e illuminata in modo da esaltarne l’imponenza statuaria “novecentesca”, secondo la retorica ufficiale della “romanita'” fascista. Un discorso a parte meritano alcuni ritratti di nobildonne, a cui Croce riserva un trattamento davvero particolare: l’accentuazione luminosa della fronte e delle mani stabilisce un parallelo fra questi elementi e i gioielli, grazie ad un uso delle luci estremamente raffinato e complesso.
IL SACRO E IL PROFANO FIANCO A FIANCO PER IL NATALE 2010
| SALVATORE CUSCHERA – ENRICO PULSONI
Si inaugura l’11 dicembre 2010, ore 18.00 alla Galleria Biffi Arte di Piacenza l’esposizione natalizia 2010. Protagonisti dell’evento saranno il presepe di Enrico Pulsoni e i numerosi fischietti di Salvatore Cuschera. Opere molto diverse tra loro che condivideranno per il periodo di esposizione con una motivazione ben precisa. “Per questo Natale 2010, spiega Leda Calza, curatrice della sezione Moderna e Contemporanea della Galleria Biffi Arte di Piacenza“ volevamo una rappresentazione tra sacro e profano. Per questo abbiamo scelto il presepe sacro di Pulsoni e gli animali profani di Cuschera che però potrebbero essere quelli del presepe tradizionale. Il messaggio che vorremmo passasse e’quello della religiosita’ universale”. Il “Presepe Fiore” di Enrico Pulsoni e’ un’opera di 3 metri di diametro realizzato in terracotta bianca e terracotta rossa. E’ un presepe itinerante presentato per la prima volta a Matera nella Chiesa rupestre della Madonna delle Virtu’ nell’ambito del progetto “Presepi d’artista” di Peppino Appella. I “Galli Sciamani”di Salvatore Cuschera sono sculture zoomorfe di varie grandezze: la piu’ grande e’ alta 53 centimetri mentre la piu’ piccola ne misura 14. Realizzati in ceramica dipinta con ossidi, si discostano un po’ dall’arte di Cuschera, artista abituato a torcere le masse di ferro. In questo caso ha invece modellato l’argilla come un moderno sciamano, sollecitando nel farlo, un cromatismo tipicamente mediterraneo.
DALLE LETTERE ALLE LETTERE
| GIORGIO MILANI
Per la prima volta l’artista piacentino espone nella sua citta’ un’ampia selezione – circa 60 opere fra quadri e sculture – di Poetari, assemblaggi di caratteri tipografici di legno e frottage a olio su tela e una selezione di Frammenti di un discorso amoroso degli anni ’80. I Poetari che caratterizzano la produzione attuale di Giorgio Milani, poeta visivo oggettuale, sono frutto di un percorso che inizia a meta’ degli anni Sessanta e si sviluppa per l’intero ventennio successivo nello studio del rapporto tra immagine e scrittura. “Un buon poeta“ riporta lo stesso Milani citando una frase del critico Tommaso Trini“ risale di solito all’origine delle parole e dei suoni”. Con i Poetari Milani e’ risalito a monte della stampa Gutenberg e ha scovato una miniera di caratteri tipografici dai quali libera vene di poesia. “Lettere e parole da toccare oltre che da vedere“ spiega il critico d’arte Luciano Caramel“ Lettere e parole non come calco, ombra di un matrice altra, ma lettere-oggetto, parole oggetto”. Ed e’, lo si puo’ capire facilmente, un fatto veramente nuovo nella storia della scrittura visiva. “I caratteri tipografici“ aggiunge Marco Senaldi, scrittore e docente di Cinema e Arti Visive all’Universita’ di Milano Bicocca“ non vengono impiegati solo per rappresentare simbolicamente l’universo della comunicazione, ma mantengono il loro aspetto di particolarissimi artefatti artigianali. In effetti, si tratta di oggetti lignei che, nel caso dei caratteri piu’ antichi, erano lavorati interamente a mano, come delle vere e proprie sculture. Il loro reimpiego in senso artistico va oltre il classico ready-made, perche’ non si tratta di un semplice spostamento di senso, ma anche di un recupero che guarda contemporaneamente in direzione del passato e del futuro”. “Combinando le lettere, con senso e controsenso, in base al significato semiotico o alla valenza semantica, guardandone la forma, la leggerezza o la potenza grafica“ conclude Philippe Daverio,“ Milani ne fa oggetti dove la qualita’ visiva attuale lascia trasparire il mistero vasto e combinatorio del mercante fenicio, del filosofo greco, del lapicida epigrafico romano, dello stampatore umanista e del grafico da manifesto dada, tutti insieme. Lentamente, inesorabilmente si inventa un nuovo linguaggio poetico, puramente traslitterato”. Lo stesso giorno dell’inaugurazione verra’ inoltre presentato il volume “Giorgio Milani, il libro delle lettere”(288 pp. in italiano e in inglese edito da SKIRA) a cura di Philippe Daverio che spazia su tutta la produzione dell’artista.
LA LUNA NON E’ AFFATTO UN LUOGO OSPITALE
Fausto Mazza
In un momento in cui ci poniamo sempre piu’ interrogativi sul rapporto tra individuo, societa’ e ambiente, le fotografie di Fausto Mazza sono un invito a riflettere sui valori dell’essere umano e sul profondo rapporto che lo lega alla terra. E cosi’ l’uomo, come i soggetti fotografati, non si rende conto del suo avanzare in precario equilibrio. Corpi primordiali strisciano lungo le pareti quasi prendendo sembianze animali. A ricordare cosa eravamo o dove arriveremo? Forse una presa di coscienza puo’ permettere all’uomo di preservare quell’unico bene comune che e’ la terra, perche’ LA LUNA NON E’ AFFATTO UN LUOGO OSPITALE
INTO THE DARK
Maria Assunta Karini
Una girandola di personaggi ibridi e inquietanti, di donne che di umano non hanno piu’ nulla, se non la loro anima sofferente. La caratteristica peculiare di questi personaggi e’ il loro essere sospesi a meta’ tra l’umano e l’artificiale, un po’ donne, un po’ bambole, un po’ madonne, sospese tra sacro e profano. Karini utilizza nelle sue composizioni parti di modelle e real dolls di plastica (nuovo sogno erotico di molti uomini), manichini di legno e robot, madonne di gesso e bambole di porcellana, in una serie di contrasti che si fanno cupi e stridenti anche grazie alla luce che le illumina sotto forma di light box. Il prodotto finito sembra reale, una donna “perfetta” che porta su di se’ le sofferenze della Madonna delle Sette Spade, aspetto di devozione tipica dell’Italia del sud che fa riferimento a Maria Addolorata. Ogni donna creata dall’artista porta su di se’ i segni della Vergine, sotto forma di corona (“Santissima Maria”), di velo che copre il corpo quasi a formare un pagano tatuaggio (“Alma”), o per le sembianze stesse del viso (“La donna appesa al 13° piano”) … La caratteristica che accomuna questi personaggi e’ il fatto di essere stati colti appena prima o appena dopo aver compiuto un’azione determinante per le loro vite, e si trovano in una fase di straniamento. Le “orfane” di Maria Assunta Karini sono personaggi soli con se stessi, sospesi tra piu’ realta’ , realizzati con grande abilita’ dall’artista che sa essere ogni volta intensa, ironica, profonda e mai banale
CIRCA DIEM
Giovanni Calori
Un termine latino da il titolo a questa personale fotografica e, dallo stesso, deriva il vocabolo “circadiano”. I ritmi circadiani sono quelli che regolano da sempre i fondamentali processi fisiologici degli esseri viventi, come il battito cardiaco, la veglia e il sonno, le migrazioni stagionali, il tempo degli amori. Stimoli esterni come la luce solare e la temperatura influenzano i nostri ritmi giornalieri, settimanali, stagionali ed annuali: perche’ non dovrebbero condizionare anche il nostro modo di guardare? Piccole cose accadono ogni giorno accanto a grandi e lontani cambiamenti che nessuna immagine racconterà mai ne’ documentera’ compiutamente; ma esistono passaggi segreti da scoprire. La ricerca fotografica di Giovanni Calori ci conduce attraverso territori di confine, da sempre amati ed esplorati da questo autore (citiamo Terre Emerse, del 2005 e Acque Mobili, del 2008), dove ogni avvenimento disattende l’idea di appartenere in assoluto ad una categoria ben precisa. Assolutamente libero, lo sguardo del fotografo si fa cosi’ interprete di un variegato universo che, surrentiziamente, cerca ordine in un provvisorio accostamento di apocalittici -in senso di rivelatori- appunti visivi ed iconici. Sovrapposizioni di immagini del quotidiano accompagnano un viaggio di fotogrammi di fronte ai quali bisogna anche rimanere in attesa: perche’ (per usare le parole di Gabriele Basilico) fotografare e’ un esercizio di contemplazione, non uno sguardo veloce. Se sapremo fidarci, Giovanni Calori ci sapra’ traslare in un mondo suggestivo, dove la percezione del valore del tempo quotidiano non ha piu’ alcuna rilevanza e tutto segue altre leggi, non supreme bensi’ -all’opposto- assai piu’ essenziali ed emotive: quelle del colore, della materia, della luce. Gli elementi piu’ impalpabili del circadiano (luce ed ombra, realta’ e sogno) si fondono, plasmati da un gentile alchimismo che sa di stupore e poesia, dove all’immagine e’ riconosciuto il potere di restituire nuovo nome ed esistenza alla memoria. Combinando sapiente magia ed eleganza grafica, l’artista ci traduce la sua visione di memorie di un giorno, appoggiate a superfici e architetture arcane: nebulose, bitumi, cumuli, ruggini, rugiade, elementi transitori e mai finiti, che ci regalano quello sguardo che non avevamo e che solo un sensibile viaggiatore dell’anima puo’ dare, attraverso un tecnicismo chiamato da tutti noi, semplicemente, fotografia.
Il Battaglione Lombardo e i Futuristi a Dosso Casina
Battaglione Lombardo
Nel mese di maggio del 1915, nell’imminenza dell’entrata in guerra dell’Italia a Milano si forma il Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti, un’unita’ para-militare comandata dal capitano Carlo Monticelli, che si proponeva di preparare alla guerra i suoi “adepti”, addestrandoli alla marcia e al tiro col fucile per poi combattere al fronte contro gli austriaci.
I primi a farne parte furono il poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, Umberto Boccioni, Anselmo Bucci, Achille Funi, il giovane architetto Antonio Sant’Elia, Luigi Russolo, Ugo Piatti, Carlo Erba, Mario Sironi, tutti aderenti o simpatizzanti del movimento futurista che esaltava il dinamismo, la velocita’ , il progresso ma anche la guerra contro l’Austria e la Germania per la liberazione di Trento e Trieste.
Dopo un periodo di addestramento a Gallarate, il Battaglione Lombardo nel luglio 1915 attraversa le vie di Milano per raggiungere la zona di guerra sulla sponda orientale del Lago di Garda, nelle retrovie del fronte trentino. Dopo alcune settimane trascorse a Malcesine, a meta’ ottobre il Battaglione Lombardo si sposta nella zona del Monte Baldo e il 23 ottobre i futuristi partecipano alla battaglia decisiva per la presa di Dosso Casina, un’importante posizione nei pressi del Monte Altissimo.
Gli austriaci cedettero quasi subito e gli italiani non subirono un pesante contrattacco come altrove.
Nel dicembre 1915 il Battaglione Lombardo fu sciolto e i volontari che lo componevano furono congedati ma molti di loro si arruolarono nell’esercito regolare. Sparsi in giro per i principali fronti di guerra, alcuni di loro pagarono con la vita il loro coraggio, altri furono gravemente feriti. Tra le fila del movimento futurista si ebbero oltre dieci morti, tra cui Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia e Carlo Erba. Gli artisti futuristi gia’ negli anni precedenti il primo conflitto mondiale avevano organizzato in tutto il Paese dimostrazione interventiste e serate futuriste per spingere il governo ad entrare in guerra contro l’Austria e la Germania.
Questa mostra storica-artistica “Il Battaglione Lombardo e i futuristi” vuole rendere omaggio a questo particolarissimo Battaglione con una selezione di dipinti, disegni, fotografie, documenti (con numerose lettere di F. T. Marinetti, Boccioni, Bucci, Erba e lettere inedite di Sant’Elia) che ne raccontano la storia: dai dipinti e disegni di Adriana Bisi Fabbri che documentano i volontari ciclisti, con Umberto Boccioni in testa, mentre attraversano Milano salutati dalla folla, alle famose parolibere di Marinetti dedicate alla battaglia di Dosso Casina, sino ai disegni di Mario Sironi, Carlo Erba e Anselmo Bucci.
In mostra anche dipinti e disegni futuristi di Carlo Carra’ , Gino Severini, Giacomo Balla, Francesco Cangiullo e Depero. Inoltre saranno esposti bollettini, medaglie, cartoline, riviste e libri futuristi che raccontano la storia del Battaglione e l’entrata in guerra dell’Italia, nonche’ l’album in cui il cuoco del Battaglione Lombardo, Domenico Valsecchi, raccolse i ricordi di quel periodo.
L’album ora nelle Civiche Raccolte d’Arte di Milano contiene dediche, cartoline, fotografie e disegni di Mario Sironi, Umberto Boccioni, F. T. Marinetti, Anselmo Bucci, Carlo Erba, Ugo Piatti ed altri.
Le opere in mostra, circa 80 tra dipinti e disegni, provengono da collezioni private e dai seguenti musei e gallerie: Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Milano; Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; Archivio Carlo Erba, Roma; Biblioteca Archivio Marinetti, Milano; Galleria Antologia, Monza, Galleria Montrasio, Monza-Milano. In occasione di questa mostra sara’ presentato al pubblico l’archivio di Ugo Piatti che include numerose fotografie inedite, lettere, documenti e medaglie riguardanti il Battaglione Lombardo dei Volontari Ciclisti Automobilisti, oltre a libri, riviste e cataloghi d’epoca che raccontano la storia del Futurismo.
Tra le curiosita’ conservate nell’archivio spicca la cassetta con gli attrezzi originali con cui Ugo Piatti e Luigi Russolo, quest’ultimo firmatario del manifesto L’Arte dei Rumori (11-3- 1913), costruirono i famosi strumenti “intonarumori” che rivoluzionarono profondamente l’estetica musicale futurista.
Questo ricco e prezioso archivio, recentemente acquisito da Biffi Arte direttamente dagli eredi di Ugo Piatti, a conclusione della mostra sara’ donato dal dott. Pietro Casella, presidente della Formec Biffi S.p.A, al nuovo Museo del Novecento all’Arengario, a Milano, che si inaugurera’ nel prossimo mese novembre.
U-MANI
Marco Circhirillo
La UEFA Champions League, la Supercoppa Europea e la FIFA Club World Cup, i trofei conquistati dai calciatori rossoneri nel 2007 decretando l’AC Milan “Club piu’ titolato al mondo”Â�, usciranno dalla Sala Coppe della sede milanista in Via Turati, a Milano, per fare tappa a Piacenza, negli spazi della centralissima Galleria BiffiArte. Un’occasione da non perdere per i tifosi milanisti e per tutti gli sportivi che potranno vedere da vicino i trofei calcistici conquistati dal Milan nel corso del 2007 La giornata rossonera della galleria si completera’ con un’esposizione di foto storiche della squadra e diversi video e audio dedicati alle 18 vittorie internazionali del Club. Per l’occasione saranno presenti, per raccogliere l’affetto dei tifosi e per firmare autografi, alcuni tra le piu’ amate Glorie milaniste: Franco Baresi, Simone Braglia, Angelo Carbone, Paolo Di Canio, Stefano Eranio, Maurizio Ganz, Daniele Massaro e Pietro Vierchowod.
La giornata, promossa da Formec-Biffi e Solvay a sostegno di Fondazione Milan, avra’ finalita’ benefiche: Fomerc-Biffi e Solvay devolveranno parte del contributo alla Onlus rossonera attualmente impegnata nel progetto di costruzione di un nuovo Centro ludico sportivo a Pagliare di Sassa, a L’Aquila. L’evento si concludera’ con un quadrangolare di calcetto al quale parteciperanno, insieme alla squadra Formec-Biffi e a due squadre di rappresentanti della GDO (la Grande Distribuzione Organizzata), anche le “Glorie” del Milan, ovviamente fuori gara. Sede del triangolare sara’ lo spazio Biffi Vita, area verde che si trova accanto alla sede della Formec-Biffi, a San Rocco al Porto, in provincia di Lodi. Al termine del torneo, relax per tutti nella Corte Biffi, lo spazio del gusto dell’azienda ospitante, dove si terranno premiazioni e buffet. La mostra: dal 13 al 19 settembre 2010 saranno esposte alla Galleria BiffiArte (via Chiapponi, Piacenza) la UEFA Champions League, la Supercoppa Europea e la FIFA Club World Cup. Completano la mostra 40 foto storiche del Milan, oltre a video e audio.
PARTITA DELLE GLORIE
La UEFA Champions League, la Supercoppa Europea e la FIFA Club World Cup, i trofei conquistati dai calciatori rossoneri nel 2007 decretando l’AC Milan “Club piu’ titolato al mondo”Â�, usciranno dalla Sala Coppe della sede milanista in Via Turati, a Milano, per fare tappa a Piacenza, negli spazi della centralissima Galleria BiffiArte. Un’occasione da non perdere per i tifosi milanisti e per tutti gli sportivi che potranno vedere da vicino i trofei calcistici conquistati dal Milan nel corso del 2007 La giornata rossonera della galleria si completera’ con un’esposizione di foto storiche della squadra e diversi video e audio dedicati alle 18 vittorie internazionali del Club. Per l’occasione saranno presenti, per raccogliere l’affetto dei tifosi e per firmare autografi, alcuni tra le piu’ amate Glorie milaniste: Franco Baresi, Simone Braglia, Angelo Carbone, Paolo Di Canio, Stefano Eranio, Maurizio Ganz, Daniele Massaro e Pietro Vierchowod.
La giornata, promossa da Formec-Biffi e Solvay a sostegno di Fondazione Milan, avra’ finalita’ benefiche: Fomerc-Biffi e Solvay devolveranno parte del contributo alla Onlus rossonera attualmente impegnata nel progetto di costruzione di un nuovo Centro ludico sportivo a Pagliare di Sassa, a L’Aquila. L’evento si concludera’ con un quadrangolare di calcetto al quale parteciperanno, insieme alla squadra Formec-Biffi e a due squadre di rappresentanti della GDO (la Grande Distribuzione Organizzata), anche le “Glorie” del Milan, ovviamente fuori gara. Sede del triangolare sara’ lo spazio Biffi Vita, area verde che si trova accanto alla sede della Formec-Biffi, a San Rocco al Porto, in provincia di Lodi. Al termine del torneo, relax per tutti nella Corte Biffi, lo spazio del gusto dell’azienda ospitante, dove si terranno premiazioni e buffet. La mostra: dal 13 al 19 settembre 2010 saranno esposte alla Galleria BiffiArte (via Chiapponi, Piacenza) la UEFA Champions League, la Supercoppa Europea e la FIFA Club World Cup. Completano la mostra 40 foto storiche del Milan, oltre a video e audio.
Tre tempi
Fabrizio Parachini
Sabato 11 settembre alle ore 18, presso la galleria Biffi Arte Moderna e Contemporanea,in via Chiapponi a Piacenza, si inaugura Tre Tempi, la mostra personale di Fabrizio Parachini.
Fabrizio Parachini, oltre che pittore non-oggettivo, e’ teorico, indagatore della percezione visiva, e curatore di mostre. Dalle prime ricerche artistiche nell’ambito neo-costruttivista e’ approdato alla realizzazione di opere minimaliste (ma sarebbe meglio dire essenzialiste) che come e’ stato precisato “non sfuggono alle sfumate implicazioni emotive e liriche di forte impatto contemplativo e di delicate declinazioni poetico-cromatiche”.
Il suo lavoro, sviluppato usando colori e forme elementari e primarie, indaga e propone un’idea di spazio inteso come entità astratta che lo spettatore, “vedente” e non passivo, costruisce nella propria mente facendo dialogare le opere pittoriche con le pareti e i luoghi che le accolgono.
Nella mostra alla Galleria Biffi Arte Moderna e Contemporanea vengono presentate tre diverse tipologie di opere maturate in altrettanti momenti operativi: in tre tempi appunto.
Al primo gruppo appartengono i Trittici, i Dittici e gli Unici, opere costituite da tavole lignee monocromate di piccole dimensioni che articolano tra di loro colori fondamentali e primitivi come ocra rossa, nero, grigi o vari toni di giallo: esse assumono, sulle pareti, il ruolo di realtà installative e di punti focali entro cui affondare lo sguardo senza perdersi.
I Reticoli devono essere visti, in proiezione, come virtuali porzioni di muro assunti al ruolo di opere grazie al minimo intervento grafico sufficiente a differenziarli dal loro contesto: segni semplici e lineari, in lievissima scansione di tono dal fondo, intessuti in una maglia a scacchiera apparentemente irregolare.
Le Fughe prospettiche e le Pagine sono opere realizzate sia su tavola, quindi stabilmente collocate a parete, che su fogli sovrapposti lasciati fluttuare liberamente: le loro superfici sono percorse da sciami di linee verticali policrome (le linee e le loro ombre in un dialogo serrato) come si trattasse della rappresentazione di uno sguardo curioso, obliquo e mobile, ma soprattutto astratto (o capace di astrarre), sulle cose del mondo.
FOTOBOOK 2010 Presentazione del catalogo
Sabato 11 settembre alle ore 17.30 la galleria Biffi Arte Fotografia e Video ospitera’ la presentazione del catalogo relativo al progetto FOTOBOOK 2010. 30 gli artisti coinvolti dalla galleria che hanno lavorato su cinque temi predefiniti che vanno dal macro al micro: In my world, In my land, In my town, In my house, In my hand. I fotografi, provenienti da tutta Italia, hanno sviluppato le tematiche seguendo la loro sensibilita’ , realizzando una carrellata di scatti molto diversi fra loro che hanno dato vita a numerose personali e che oggi vengono riuniti in un unico catalogo con testo critico a cura di Paolo Barbaro, responsabile delle raccolte fotografiche dello CSAC di Parma. Gli scatti di FOTOBOOK 2010 rimarranno visibili alla galleria Biffi Arte fino alla fine dell’anno e poi lasceranno il posto a nuovi autori e nuove fotografie, sempre nel rispetto del progetto iniziale, che prendeva vita da un’idea democratica di fotografia, proposta ad un prezzo popolare per favorire la diffusione delle immagini. L’idea di fotografia democratica nasce dalla volonta’ di sottrarsi alle logiche di mercato e di dare la possibilita’ a fotografi di talento di poter proporre i loro lavori abbattendo i costi di stampa e di promozione. Il catalogo “FOTOBOOK 2010″ verra’ distribuito gratuitamente nei book shop dei maggiori musei di arte contemporanea e fotografia in Italia.
I fotografi di FOTOBOOK 2010
Alice Acerbi, Alessandro Bianchini, Davide Bonando, Giovanni Calori, Cinzia Castagna, Marco Circhirillo, Michele Costa, Alberto De Rosa, Nikka Dimroci, Elena Figoli, Dido Fontana, Matteo Ghisalberti, Chiara Granata, Paola Grilli, Serena Groppelli, Marco Introini, Margherita Labbe, Simona Luchian, Francesca Manetta, Simonetta Mangione, Andrea Marini, Oliver Migliore, Alessandro Mello, Luka Moncaleano, Gloria Pasetto, Ilaria Pedercini, Fabio Pedrocca, Ornella Rovera, Arianna Tagliaferri, Claudia Valla
Paolo Barbaro
Nato a Fidenza (PR) nel 1957, dopo studi tecnici e storico artistici nel 1978 inizia a collaborare con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Universita’ di Parma sotto la guida di A. C. Quintavalle, dove cura la Sezione Fotografia. E’ membro dal 1982 della Societa’ Europea di Storia della Fotografia. Dal 1997 al 2000 e’ docente a contratto di Storia della Fotografia all’ Universita’ di Parma. Nel 2007 e nel 2008 tiene corsi di Storia fotografica dell’Architettura Contemporanea nell’ambito dell’insegnamento di Storia dell’Architettura Contemporanea (Prof. V. Savi) presso la Facolta’ di Architettura dell’Universita’ di Ferrara. Ha ideato e curato iniziative inerenti la fotografia e l’ immagine, ha pubblicato saggi, articoli e monografie sulla fotografia e la sua storia.
LOMOWALL “blu”
Lomography
Il Lowowall è la somma di centinaia e centinaia di lomografie (immagini realizzate con macchine fotografiche Lomography rigorosamente analogiche, 35 mm o 120 mm) scattate in ogni angolo del globo. Da subito il Lomowall e’ stato adottato come la forma di allestimento ”principe” da Lomography. Sono stati esposti Lomowall in molti posti rinomati come ad esempio Trafalgar Square a Londra, il tempio di Ritan Park a Pechino, il MOMA di New York. Ed allo stesso modo posti meno noti come case, uffici e negozi, gallerie autorizzate o underground come la metropolitana di Mosca. Un evento di portata internazionale, quindi, che verrà ospitato fino alla fine di luglio nella vetrina della Galleria Biffi Arte a Piacenza. Lomography è ¨una global community la cui passione è la creatività” e la sperimentazione analogica della fotografia a pellicola. Lomography significa cavalcare il momento, catturarlo al volo con il tuo strumento lomografico preferito. E’ infiltrazioni di luce, spigoli scuri sulle immagini e colori forti, saturi, brillanti, è una serie di immagini cariche di emozioni e ricche di vita. L’approccio lomografico alla fotografia, esplicitato attraverso il manifesto creativo della Lomografia, ha preso spunto dalla scoperta della Lomo Kompakt Automat ovvero la famosa Lomo LC-A nel 1991. Da quel primo modello e’ nata un’intera gamma di prodotti, non solo fotocamere, ma anche lenti, accessori, libri, borse e t-shirt. La linea guida per tutti i Lomografi è scritta nelle 10 Regole d’Oro: 1. porta la tua macchina sempre con te; 2. usala sempre, giorno e notte; 3. la lomografia non è un interferenza con la tu vita, è parte di essa; 4. non guardare nel mirino, scatta allungando il braccio; 5. avvicinati più che puoi; 6. non pensare (usa il tuo istinto); 7. sii veloce; 8. non preoccuparti in anticipo di come verrà lo scatto; 9. non preoccuparti nemmeno dopo; 10. non preoccuparti delle regole, incluse le precedenti 9. I risultati hanno lasciato a bocca aperta i ”professionisti” della fotografia che all’inizio parlavano di toy camera, vedendo solo l’aspetto ludico della cosa, salvo poi ricredersi quando sia le foto che le stesse macchine fotografiche Lomography sono state esposte nei musei di tutto il mondo. Attualmente Lomography conta oltre un milione di membri in tutto il pianeta, e questo numero continua a crescere. In concomitanza con la permanenza del Lomowall, la galleria Biffi Arte ha invitato tre giovani fotografi piacentini che da tempo utilizzano questa strumentazione ad esporre le loro immagini negli spazi sotterranei di palazzo Marazzani Visconti.
Fino alla fine di luglio saranno, quindi, visibili le lomografie realizzate da Roberto Dassoni, Serena Groppelli e Arianna Tagliaferri. Roberto Dassoni, dopo la mostra “Jenifer, Oracolo Automatico #1” del 2009 al Laboratorio delle Arti (www.jenifer.it), interamente realizzata con una Diana F , presenta una serie di 4 pannelli 30×90 cm dove le foto si sviluppano orizzontalente come una sequenza filmica. Grazie alla possibilità di alcune fotocamere Lomography di avanzare manualmente la pellicola, Dassoni impressiona paesaggi e architetture urbane e rurali (comunque soggetti statici) sovrapponedo gli scatti e utilizzando lo scanner per ricomporre i pezzi di un racconto fissato nei negativi (35mm o 120mm). Serena Groppelli, oltre a pubblicare su flickr (http://www.flickr.com/photos/canterellina) ha esposto in due collettive nella galleria “Laboratorio delle Arti†di Piacenza e partecipa al progetto “Fotobook”. Presenta “Angoli”: di strade, case, finestre, luoghi. Angoli incontrati e vissuti che nella memoria si imprimono e rimangono, vicini ma separati, come le perle di una collana, come cristalli sospesi di tempo. Arianna Tagliaferri espone “LOVE
Vibrazioni in vetro Sculture e Gioielli
Oki Izumi
Le opere di Oki Izumi si guardano in altri modi.
Il materiale usato e’ trasparente e incolore, si vede attraverso, in certe opere si vedono forme sinuose che in realta’ sono fatte di aria, vuoti d’aria che si percepiscono formalmente come un oggetto tridimensionale.
Oki non usa materie opache, usa una materia invisibile e fredda, usa il vetro in lastra. Compone dei plastico sguardo puo’ penetrare all’interno e, addirittura vedere anche la parte opposta, e’ un altro modo di comporre e di percepire.
Questa materia durissima, fredda e impenetrabile, permette di percepire l’esterno e l’interno di un’opera, la sua struttura, l’insieme degli elementi sempre trasparenti che la formano.
Un’opera di vetro e’ inoltre molto sensibile alla luce dell’ambiente, secondo la direzione e l’intensita’ della luce il vetro mostra suggestivi effetti di riflessione, di trasparenza, di apparizione di bagliori cromatici.
Il vetro e’ un materiale carico di grandi possibilita’ comunicative, e’ invisibile ma impenetrabile; non si e’ mai certi della sua presenza, e’ un materiale che riflette e fa riflettere.
Bruno Munari
Nata a Tokyo, Oki Izumi si e’ laureata in letteratura giapponese antica allʼUniversita’ Waseda di Tokyo, ha studiato pittura e scultura con Aiko Miyawaki, Taku Iwasaki e Yoshishige Saito. Ottenuta nel 1977 una borsa di studio per la scultura dal Governo Italiano si diploma nel 1981 allʼAccademia di Belle Arti di Brera, nel corso di scultura di Giancarlo Marchese.
Ha partecipato con sue opere e installazioni alla Biennale di Venezia nel 1985 (Progetto Venezia, Terza mostra internazionale di architettura) e nel 1986 (Arte e Biologia, XLII Biennale Internazionale di Arti Visive); alla Triennale di Milano nel 1983; nel 1992 alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Roma, nel 1998 con Paola Levi Montalcini e nel 2010 con Iko Itsuki allʼIstituto Giapponese di Cultura a Roma, nel 2007 una mostra antologica al museo civico di Lubiana (Slovenia).
Colori
Franco Fontana
Franco Fontana e’ uno dei protagonisti assoluti della fotografia italiana del dopoguerra. Egli ha “reinventato” il colore come mezzo espressivo mediante un’inedita analisi del paesaggio, sia naturale che strutturato, nella ricerca di nuovi segni, strutture, superfici cromatiche corrispondenti alla sua fantasia creativa.
La galleria Biffi Arte, nata nel novembre 2009 per volonta’ dell’azienda Biffi, fondata a Milano nel 1852, ha invitato Franco Fontana a rappresentare i suoi colori in una grande mostra che raccoglie 30 tra i suoi piu’ celebri e acclamati scatti. “Colori” e’ un evento importante per la citta’ che, dopo il festival internazionale di fotografia Fotosintesi (dal 30 aprile al 10 maggio), per un mese arricchira’ gli spazi adibiti alla fotografia nelle scuderie di Palazzo Marazzani Visconti, sede della Galleria Biffi Arte a Piacenza.
Franco Fontana e’ uno dei protagonisti assoluti della fotografia italiana del dopoguerra. Egli ha “reinventato” il colore come mezzo espressivo mediante un’inedita analisi del paesaggio, sia naturale che strutturato, nella ricerca di nuovi segni, strutture, superfici cromatiche corrispondenti alla sua fantasia creativa. Per questo i suoi paesaggi si situano al confine tra rappresentazione e astrazione: le forme naturali diventano campiture di colore sorprendenti e la veduta si trasforma in visione di spazi metafisici.
Non a caso la personale che Biffi Arte dedica a Fontana prende semplicemente il titolo da cio’ di cui lui e’ maestro di tecnica ed espressione: “COLORI”. 30 fotografie in mostra, dalle dimensioni 40×60 e 70×100 cm, lambda print, tutte in vendita a prezzi compresi fra 4000 e i 6500 euro iva.
Oltre alle stampe la galleria dedica una sezione della mostra alla proiezione di foto di nudi tratti dall’altrettanto celebre serie delle “piscine”. All’interno del suggestivo nevaio, nelle cantine del palazzo, le foto si alternano in proiezioni verticali, accompagnate da suoni in surround d’acqua e d’aria.
Infine ad accompagnare la mostra un poster in edizione limitata 100 copie dove viene riprodotta per la prima volta una foto del 1990 dal titolo “Rosso”, usata come immagine simbolo per la campagna promozionale dell’evento.
La mostra e’ organizzata dai curatori stessi di Biffi Arte, Roberto Dassoni e Giorgio Milani ed e’ patrocinata dal Comune di Piacenza.
Circumnavigazioni e Derive
Roberto Salbitani
Festival Internazionale di fotografia FOTOSINTESI V Edizione
Per la Galleria Biffi Arte una mostra di Roberto Salbitani.
Tutto nasce dalla sensazione che Venezia non sia distesa sulle acque ma che sprofondi dentro il limo, che fluttui instabile su quella piattaforma di fango che i piedi talvolta sanno percepire. Sopra queste sabbie mobili Venezia vive segretamente un perenne sommovimento. La sua vita e’ nei riflessi colorati dei vetri che esibiscono le vetrine ma la sua verita’ e’ nella precaria condizione che si gioca sotto, a contatto del fango. E questa e’ anche la condizione delle mie stampe fotografiche quando ondeggiano nella bacinella dello sviluppo: le immagini si formano nel fango dell’argento amorfo, cercano di attraccare e di consolidarsi ad un centro che nuota nell’equilibrio instabile. Potrebbe sembrare contraddittorio rispetto a questa sensazione l’aver dato una forma circolare a queste mie immagini. Forse lo e’, non so dire. Racchiudere dei frammenti di questo luogo agitato in forme sferiche “come fossero tante bolle sospese o acquari od oblo’ da cui spiare in segreto” mi aiuta a rispondere non tanto ad una sensazione fisica quanto ad un’idea, a qualcosa che si forma a livello del simbolo. Quando percorro Venezia – lo faccio ormai da una vita – in lungo e in largo, come all’interno di un labirinto, non la percepisco certo come qualcosa di sferico, assolutamente no. Ricorro alla forma sferica anche se comprendo che puo’ risultare una forzatura come si obbedisce a qualcosa di illogico, di irrazionale. Sto davvero circumnavigando o sono spinto ad andare alla deriva, anch’io, assieme a lei?
Mozart per un giorno
Eleonora Bagarotti
OSSESSIONE CONTEMPORANEA
Il progetto si è sviluppato nellʼambito della tesi di laurea in storia dellʼarte contemporanea di Elisa Molinari, ricerca che analizza il manichino come simulacro umano in un percorso tra arte, moda e cinema. Il termine ossessione è inteso come ciclico ritorno che solleva costanti dubbi sul limite tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Nellʼestetica contemporanea, segnata dal superamento dellʼopposizione oggetto vs soggetto, il manichino diventa protagonista delle arti e delle relazioni sociali come una sorta di transfert del nostro quotidiano.
Lʼinstallazione, realizzata in collaborazione con Vialegnanoquattro Vintage, nel suggestivo spazio del nevaio, ricrea un piccolo angolo irreale dove i video di Roberto Dassoni e Chiara Granata, proiettati in verticale dialogano con il termine ossessione e con la presenza dei dummies. Girati entrambi nellʼazienda La Rosa S.p.a di Palazzolo Milanese, documentano in maniera artisticamente diversa, alcune parti della nascita di quello che a tutti gli effetti si impone come sosia vivente di perfezione.
Dopotutto chi nella vita non ha assunto almeno una volta il ruolo di manichino nel proprio modo di essere e chi dallʼaltro non ha permesso a un manichino di plasmare le proprie scelte e gusti?
Sabato 17 aprile, a partire dalle 17.30, alla Galleria Biffi Arte di via Chiapponi 39 sarà proiettato il doppio video Ossessione Contemporanea di Roberto Dassoni e Chiara Granata.“Ho voluto vedere da vicino queste creature irreali che mi hanno sempre fatto soffrire e sono andato nel cuore della città proibita[…] E’ una strana visone che sa di music-hall e di sala anatomica. Allineate contro un muro sono posate delle gambe da star, a un trave del soffitto sono sospese delle braccia terminnati in mani così perfette da avere sgomento a toccarle.
Più in là una selva di teste bianche e calve: di fronte dei busti di donne ammirabili, offrono visioni di pallide gole protese. In un altro reparto i corpi quasi completi di uomini, donne, fanciulli e bimbe, formano una folla sorridente vestita soltanto di calze e scarpe.”
Lucio Ridenti (fotografo e giornalista) “Donne di cera. Nel cuore della città proibita” in L’illustrazione italiana, n.21, 26 maggio 1935.
Evento in collaborazione con LA ROSA mannequins e Vialegnanoquattro Vintage, Piacenza.
FORTHEBIRDS
Biffi Arte saluta e rende omaggio alla squadra di CopraAtlantide Volley con una festa dedicata alla presentazione di un video dʼarte, appositamente realizzato. Durante la serata sarà anche presentato il progetto Biffi Volley Camp di Bobbio e sarà possibile consultare e acquistare il libro di Matteo Marchetti “Un balzo fra le stelle” con foto Cavalli e Fabrizio Zani.
Sarà presente parte della squadra e della dirigenza.
Il video FORTHEBIRDS di Omar Cristalli e’ prodotto da Biffi Arte. e dedicato ai giocatori della squadra di Volley CoprAtlantide Stagione 2009/10 Dur. 6 minuti Ripreso in HD 1080p
Il video si struttura in due parti. Nella prima lʼatmosfera di concentrazione e preparazione alla gara si dilata in un rituale fatto di gesti ripetuti e sottolineati da una musica ipnotica. Nella seconda parte la partita è sezionata in inquadrature strette al punto da esculdere sia lʼavversario che la palla. Salti, muri, servizi, abbracci… è una danza sospesa tra sport e arte.
DIDOCENTRICO
Dido Fontana
Disegni 1912-1925
Primo Conti
Attraverso un nucleo di opere si ripercorrono gli esordi dell’artista fiorentino, dai primi disegni di stampo espressionista per arrivare fino alla sua celebre fase futurista che egli ha vissuto perseguendo il connubio arte-vita, anche grazie all’influsso di Umberto Boccioni. Questa antologia di fogli costituisce una raccolta privata che Conti dono’ al suo grande amore giovanile, la signora Harriet Quien che incontro’ – come lui stesso narra nelle sue memorie, nel capitolo dal titolo “La donna che venne dal mare”-, sulla spiaggia di Antignano.
Love Foto Automat
Alessandro Nidi – Gianluca Zuin
BOTANIC ART
Cinzia Castagna
LOVE WILL TEAR US APART
Nikka Dimroci
KURSK_Truth in the end
Gianni Mimmo / Angelo Contini
Performance e sonorizzazione live del video Kursk, Truth in the end di Gianni Mimmo, Angelo Contini, Xabier Iriondo, Elda Papa e Agua Mimmo.
Dal varo al punto di non ritorno, la tragica, epica avventura del sottomarino nucleare russo Kursk, realizzata attraverso una intensa relazione tra musica e immagine. Un dramma estetico e contemporaneo il cui story-board e’ la musica.
+ A Number of displacement: indagine multi prospettica di luoghi e non-luoghi attraverso la fotografia di Elda Papa e la musica di Two Days/Tuesdays.
SHEN TI – Corpo in movimento
Paolo Lipari
Shen ti mira a presentare l’attuale volto della Cina attraverso un reportage dove a parlare sono direttamente le immagini e la musica eseguita dal vivo. Il tema centrale, come suggerisce il titolo in cinese, è quello del corpo, declinato su diversi orizzonti. La Cina, di per se’, costituisce un grande corpo in trasformazione, dove i segni del passato si confondono con i presagi di un prossimo futuro. Ma e’ proprio sul corpo dei suoi stessi abitanti che si sta giocando il match, dal ritmo travolgente, tra antico e moderno, autentico e artificiale, scelto e subito, originario e derivato. Scopo del video e della musica e’ quello di intercettare i messaggi trasmessi dai corpi, dagli abitanti di una realta’ che sembra avere il profilo di un altro pianeta. Se centro di interesse e’ il mondo cinese, gli spunti di riflessioni non si fermano ad esso: la dialettica tra una dimensione umana ancora genuina e un sistema di relazioni spesso fittizio e’ tema di stretta attualita’ nel nostro stesso vissuto quotidiano.
Durata: 43min Formato: digitale Genere: reportage Anno di produzione: 2007 Regia, riprese e montaggio: Paolo Lipari Musiche originali: Francesca Badalini Esecuzione dal vivo: ensemble di F. Badalini Location: Pechino, Shanghai, Hanzhou, Qingdao, Hong Kong Produzione: Anni Luce
Tra cielo e terra
Pietro Coletta
Viandante solitario di latitudini artistiche e spirituali, Pietro Coletta da sempre percorre le strade della sperimentazione, incline al raggiungimento della massima espressivita’ mediante un linguaggio essenziale, spoglio ma mai povero. Le sue opere raccontano di alieni angoli di mondo, di approdi insperati e di anelli di liberta’: mentre le Barchette di carta ci invitano sulle piroghe che percorrono lente le rive del Gange, le Meteore narrano di fortunose epifanie e le Soglie divengono icastico simulacro Vernissagedi inediti passaggi onirici dal reale all’irreale, dal terreno al metafisico.
Le sculture di Coletta sono innervate di energia, quasi un’anima le sorreggesse e le attraesse all’empireo, mentre i materiali si piegano docili, sfatti al volere dell’artista. Il rame, il ferro, l’ottone, la rete metallica o i sassi di Tufo della Murgia, dimenticano la zavorra gravitazionale e abbracciano ideali di leggerezza, di una levitas che, gonfia di entusiasmo, si tende al vento.
Forse lo stesso vento ispiratore ha condotto l’artista nel 1967 a Milano, citta’ nella quale ha frequentato l’Accademia di Brera seguendo i corsi di Marino Marini, Alik Cavaliere e Lorenzo Pepe. Sono seguite importanti partecipazioni a molte delle principali rassegne espositive nazionali e internazionali dalla Quadriennale di Roma del 1975 alla Biennale di Venezia del 1982.
La peculiarita’ propria delle sue sculture, cioe’ l’insita capacita di dialogare con lo spazio che le circonda, ha comportato l’invito a prestigiose manifestazioni quali “Pittura ambienta” a Palazzo Reale di Milano nel 1979, e a significative rassegne sull’arte italiana alla Lenbachhaus di Monaco, alla Hayward Gallary di Londra, a Sidney, a Ottawa.
Nel 1987 il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ha ospitato una sua personale a nel 2004 ha partecipato a “Scultura italiana 1960-2004” al Parco Scultura “La Palomba” di Matera a alla Fondazione Mudima di Milano.
Nel 2005 ha esposto alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano nella mostra “La scultura italiana dal XX secolo”.
Si ricordano infine nel 2006 “Mitos — Miti e archetipi nel mare dalla conoscenza” al Museo Bizantino e Cristiano di Atena, e successivamente a Tirana, Montecarlo e Cipro; nel 2007 “Spirit into Shape — Contamporary Italian Scoulpture” presso la sede dell’Ambasciata Italiana a Washington e al Meridian International Centre, sempre di Washington.
catalogo in Galleria con testo di Luigi Sansone
SHANGHAI Cina Coloniale
Marco Introini
Personale fotografica a cura di Massimo Ferrari, con un testo di Federico Bucci.
Esiste un’altra Cina, non quella imperiali del Milone di Marco Polo o de L’Ultimo Imperatore di Bertolucci, non la Cina dei cantieri, della architetture del futuro; esiste una Cina che punteggia la costa del Mar Giallo, la Cina coloniale, di cui Shanghai e’ la migliore espressione. Tre parole, tre luoghi sono importanti per capire questa citta’: Old Town, Concessioni, Bund.
Il lavoro di Marco Introini ruota intorno all’idea di luogo, muove e ritorna sempre a definire l’idea di spazio costruito, la sua identità, le regole della sua costruzione.
La sua formazione di architetto sicuramente facilita questo lavoro che comunque trae ragioni da una sensibilità attenta alla forma, alle relazioni tra le parti di un unico intero, alla geometria, alla misura.
La fotografia è per lui lo strumento per conoscere la realtà, per studiare il rapporto di identità tra l’architettura, la città e la loro traduzione costruita, un lavoro selettivo, capace di attardarsi in più di uno scatto a studiare le qualità proprie di un luogo, più di uno scatto per capirne le ragioni.
Il suo modo di fotografare mette in luce a prima vista le sue intenzioni, un atteggiamento critico e severo nei confronti di una realtà costruita che spesso non vogliamo riconoscere.
Da una realtà in cui i segni sono diversi, contraddittori, accomunati dalla casualità delle intenzioni più che da un’intenzionalità di progetto, questi sono ordinati nella composizione fotografica in una logica razionale, geometrica, in un’astrazione che ci suggerisce scenari.
Nessuna menzogna nelle foto di Introini, nessuna debolezza culturale, nessuna concessione ad immagini prive delle loro ragioni.
Tutto coerente con il bianco e nero, con il taglio deciso delle immagini, con le inquadrature serrate, alle volte senz’aria (le più emozionanti), tutto coerente con la messa in scena di tutti i segni del luogo, tutto coerente con l’assenza dell’uomo.
Partire dalla realtà dei luoghi ed infine ritornare alla realtà.
Il percorso fotografico utilizza l’espediente analogico per proporre una possibile soluzione, confronti e scontri aprono l’immaginario ad un nuovo progetto che ritrova assonanze più che distorsioni, paesi e città, campagne ed edifici. Da viaggiatore gli scatti sono collezionati, strappati al loro contesto, resi generali attraverso il taglio dell’immagine ed incollati come in una sequenza cinematografica, non a descrivere ma a definire una nuova idea di luogo.
Nelle sue sequenze il film propone una nuova realtà, uno scenario possibile costruito dalle ragioni dei tanti scenari visti, l’Europa e l’Italia, le città e i paesi, il percorso è pronto a ripartire perché il viaggio non termina mai
PROMISED LAND
Francesco Paladino
Video inediti ed installazione di Francesco Paolo Paladino
In programma:
MOTH MASQUE
e’ la trasposizione video dell’omonimo cd del gruppo di Timothy Renner, eccentrico e visionario personaggio della scena musicale americana, fondatore del gruppo Stone Breath, Breathe Stone, Crown Crague e predicatore attraverso internet. Il cd e dvd doveva essere pubblicato dalla etichetta americana Dark Holler Records, ma una grave malattia di Timothy ha fermato il progetto. Si tratta di un video di Karini.
IOWA STORIES
documentario girato da Paladino nello stato dello Iowa e che affronta il tema della trasfigurazione. L’autore è teso a cogliere questo particolare tipologia di trasformazione nella fisiologica “sicurezza” americana. E per far ciò affronta un viaggio attraverso l ostato più conservatore degli Stati Uniti, il massimo produttore di pop-corn. Lo Iowa appunto. In compagnia della songwriter Gayla Drake Paul. Un affresco che passa da incredibili sculture in burro, a scienziati che registrano i suono dei pianeti, fino a liutai che –nel tempo libero- costruiscono mitragliatrici.
POST ATOMIC RODEO
“trance-film” che affronta ancora il tema della “trasfigurazione” e della “trascolorazione”; il regista coglie il lento ed inesorabile “sciogliersi” del mito americano del rodeo. In un anonimo stadio di Monticello (Utah), in una notte estiva, si consuma il mito della tradizione, della bandiera e della ormai precaria “sicurezza” americana. Immagini che stentano a muoversi, eredi di Hopper e di Wenders.
NOCTURNAL SESSIONS
Un musicista italiano (Alio Die), una giapponese (Chako) ed uno americano (In Gowan Ring) sono ritratti dal regista alle prese di una session notturna evocativa e creativa. La verità è che mai hanno suonato veramente insieme, ma sia le immagini che i suoni sono stati mixati tanto da celebrare quasi sheakespearamente la magìa della notte estiva. Il caldo, le visioni e la musica sono struggenti elementi di uno dei primi lunghi di Paladino. Distribuito dalla Hinc sunt Leones è stato nominato video dell’anno (2oo6) da Blow Up.
PROMISED LAND
girato nell’estate 2007 a Pasadena ed a Houston (Texas) è diventato in pochi mesi una sorta di “cult” locale, che vede la presenza in qualità di attori dei maggiori artisti della città americana; dalle TWO STAR SYMPHONY, al cantautore Chase Hamblin (il crociato) , dal bluesman Geoffrey Muller all’artista di auto-truccate Kirk Sundreath. Una riflessione sul significato “doppio” delle cose, sulla disillusione di chi ambiva a riconoscere negli U.S.A. una “terra promessa”, il tutto camuffato e shakerato attraverso uno sghembo tentativo di girare un videoservizio su di un gruppo musicale locale. Si parla di Dio e si sente nel sottofondo il bluegrass e la country music. Uno dei film più visionari e sperimentali di Paladino, qui in edizione speciale.
WINTERBIRDS HELPED THE PASSENGERS
è un progetto audio/video di Paladino con Theo Zini (Opium). E’ la leggenda (inventata dal regista) degli uccelli d’inverno che con il loro canto aiutano le anime a volare via dal corpo delle persone, vive e morte. Il volo dello spirito è filmato con emozione con una sfida difficile e visionaria. Paladino recupera vecchie pellicole di Damiano Cucchi, misconosciuto autore piacentino degli anni sessanta a cui dedica il film, e le trasforma attraverso un processo di elaborazione dell’immagine quasi materica, senza concessioni a sistemi e trucchi da computer. Alcune immagini sono state girate in Nepal in compagnia di Marco Sgorbati. S itratta di uno dei film più pittorici del regista.
DUCKS
installazione film che risale al 2000, in epoca insospettabile. Sei ore di avvenure di alcune papere di plastiche affondate insieme a tutto un cargo nel Mar Rosso e riaffiorate nei più disparati luoghi del mondo. Il tema è stato poi trattato da altri artisti in epoca recente in alcune Biennali, ma l’autore piacentino ha proposto Ducks in alcune mostre ad Amsterdam molto prima. Il video, per l’occasione, è stato elaborato in verticale dal videomaker piacentino Roberto Dassoni.
La neve, le luci, l’albero… il silenzio del Natale
Jessica Incerti Telani
Video performance a cura di Jessica Incerti Telani La performance si sviluppa in due luoghi differenti. Seguendo la scia del titolo infatti rappresenta al primo piano nella sala Biffi “il Natale di tutti” quello che in superficie ognuno di noi vede, con i suoi colori e le sue sfumature… Un collage formato da diverse fotografie che hanno come soggetti i luoghi o le icone caratteristiche delle citta’ del mondo. Questa illustrazione scontornata è appoggiata su un fondale grafico. Ogni particolare delle citta’ cade all’interno di uno schermo nel quale avviene un’animazione legata al Natale.
Per la stanza al piano di sotto invece, e’ prevista una scena piu’ intima e meno colorata di quella rappresentata al piano superiore, piu’ astratta. Il Natale vissuto in modo personale, la relazione diretta che puo’ avvenire tra un individuo e un evento cosi’ unico e apparentemente gioioso.
TAM TAM la vita, la morte, l’amore. Poesie inedite ed edite 1966-1993
Nello Vegezzi
NIENT’ALTRO CHE DEL BIANCO CUI BADARE
Alice Acerbi
In una lettera alla sua famiglia datata 1878, Arthur Rimbaud descrive la strada che sta percorrendo lungo il passo del San Gottardo: “…rien que du blanc à songer, à toucher, à voir, ou ne pas voire”. Non c’e’ nient’altro che bianco a cui badare, in questo caso la neve che ricopre ogni cosa. Ed e’ proprio in mezzo alla neve che si chiude il progetto fotografico di Alice Acerbi. Il lavoro di Alice inizia dal buio con una serie di scatti che rivelano la sua necessita’ di fotografare in primo luogo se stessa: “Quello che mi interessa e’ riprodurre attraverso il mio corpo un diario della mia presenza”. Per uscire dall’ombra, per rivedersi immersa in pensieri e paure, sceglie luoghi disabitati: il ciglio della strada di notte, claustrofobici ascensori, boschi dai colori autunnali, le pareti gialle dello studio in cui lavora, quelle azzurre della camera da letto. Alice si mette a nudo attraverso le sue fotografie, a volte nel vero senso della parola, si priva degli indumenti e si ritrae in momenti di necessaria solitudine. Nel tempo il lavoro perde la forma di diario e Alice diventa una sostituibile presenza nelle sue stesse immagini. Usa se stessa come modella diventando un tutt’uno con il contesto nel quale si trova, i colori prendono sempre piu’ spazio: troviamo il verde rilassante degli esterni, la luce accecante e fredda della lampada uva, fino al bianco della neve, dove la fotografa si staglia come unica macchia di colore. La strada che percorre dal buio alla luce non e’ fatta di passi successivi ma di corsi e ricorsi, di stati d’animo che vanno e vengono, di colori che ritornano a caratterizzare le scene.
La mostra
Questo portfolio ha inizio nel 2004 ed e’ a tutt’oggi aperto. Le foto in mostra non sono disposte in ordine cronologico, bensi’ cromatico. Lo spettatore segue un percorso attraverso le immagini che dall’ombra, dal buio passando attraverso i colori, rappresentazione di un preciso stato d’animo dell’autrice, lo conduce verso il bianco, come luogo mentale, di sospensione. Cosi’, anche nel video realizzato dalla fotografa, la si vede sfogliare le pagine del suo “diario di immagini” e titolarne i capitoli con i colori che compongono lo spettro cromatico, fino a giungere a “nient’altro che del bianco cui badare”, quasi inteso come pagina bianca da riempire. Alla fine del video le foto vengono tolte dal diario per poi ricomparire in mostra. Cosi’ in un circolare ritorno alla luce, il video in un’altra sala viene proiettato con il montaggio al contrario, le scritte si scompongono rivelando le pagine bianche, le fotografie rientrano nel diario, e dal bianco si torna al buio come opposto e componente stesso della luce. Le fotografie esposte sono tutte realizzate in pellicola a colori 120 mm, e scattate con un vecchia biottica Yashica. Le stampe presenti in mostra sono di vari formati: 20×20 , 30×30 e 50×50 cm sono C print e sono stampe da negativo. Quelle 100×100 cm sono stampe digitali fine art gic a pigmenti, con scansione da negativo.
FOTOBOOK 2010
Il progetto FOTOBOOK si pone come punto d’incontro tra la vasta offerta di fotografie digitali di autori emergenti e di qualita’ e l’altrettanto ampio mercato di chi cerca suggestioni creative per i propri ambienti ad un costo ragionevole. I 200 mq di esposizione saranno divisi tra la collezione permanente dei 30 fotografi selezionati da Roberto Dassoni ed Elisa Bozzi, curatori dello spazio, e prestigiose mostre temporanee legate alla fotografia e alla video arte. L’idea di fotografia democratica nasce dalla volonta’ di sottrarsi alle logiche di mercato e di dare la possibilita’ a fotografi di talento di poter proporre i loro lavori abbattendo i costi di stampa e di promozione. Il prezzo di vendita delle fotografie e’ unico e indipendente dall’autore, cosi’ come standard sara’ il formato di stampa.
Fotobook prevede cinque attivita’ :
– la vendita delle singole foto attraverso il catalogo permanente in galleria;
– l’uscita di un dvd video che racoglie mini monografie degli autori;
– la pubblicazione di un libro fotografico di circa 140 pagine con testi critici di livello e stampa professionale.
La Rosa e la Viola Puer Natus
Enerbia
Performance musicale per la presentazione dell’edizione natalizia del CD “La Rosa e la Viola”, co-prodotto da Biffi per l’Arte. “La Rosa e la Viola ” e’ un disco che raccoglie i “progetti speciali” che il gruppo ha realizzato negli ultimi due anni, progetti che intersecano mondi artistici non esclusivamente musicale come quello del cinema e dell’arte contemporanea. Contiene infatti oltre che cinque brani musicali anche tre video rispettivamente di Francesco Paladino, Alessandro Fontana e Roberto Dassoni.La copertina del CD e’ un’opera di William Xerra realizzata appositamente per questo progetto.
Alcuni brani musicali hanno una veste contemporanea che prevede l’uso dell’elettronica oltre agli strumenti acustici realizzata con Massimo Braghieri . I video a loro volta sono di tre generi diversisssimi: il corto d’autore per “Il divano” di Alessandro Fontana, il video clip per “La Santa Croce” di Francesco Paladino, il video d’arte per “Ragazzine/Jenifer” di Roberto Dassoni; e sono il frutto di attive collaborazioni con i tre registi amic
Questa EDIZIONE LIMITATA contiene anche due struggenti brani del repertorio tradizionale natalizio. Il primo “Puer natus” si ricollega al celebre brano cinquecentesco di Praetorius in una versione che accoglie anche la presenza delicata dell’arpa di Eleonora Bagarotti. Il secondo “Gesu’ Bambin l’e’ nato” e’ un ninna nanna dolcissima con l’accompagnamento della chitarra di Massimo Visalli.